L’Arteria del Lazio: un profilo della Via Tiburtina-Valeria

La Via Tiburtina rappresenta uno dei più significativi palinsesti infrastrutturali del mondo antico, configurandosi non solo come un asse di collegamento tra Roma e l’Appennino, ma come il vero motore dell’evoluzione urbana, economica e sociale della città di Tivoli. Le sue origini affondano nella protostoria, ricalcando le tracce di un ancestrale tratturo destinato alla transumanza tra l'Agro Romano e l’Abruzzo. La stessa genesi di Tibur è indissolubilmente legata a questa direttrice, sorgendo strategicamente in prossimità del guado naturale del fiume Aniene, punto nodale per il controllo dei flussi migratori e commerciali.



L'istituzionalizzazione del percorso in via consolare avvenne progressivamente. Partendo originariamente dalla Porta Viminale delle Mura Serviane, la strada fu estesa tra il IV e il III secolo a.C. dal censore Marco Valerio Massimo Potito fino a Corfinio, assumendo la denominazione di Tiburtina-Valeria. Il definitivo completamento verso l'Adriatico, con il raggiungimento di Pescara, si deve all'opera dell'imperatore Claudio. Particolarmente rilevante sotto il profilo ingegneristico fu la trasformazione del tratto pianeggiante in una imponente "Via del Travertino". Per agevolare il transito dei pesanti plaustri carichi di lapis tiburtinus provenienti dalle cave del Barco, la sede stradale fu sollevata su muraglioni e allargata fino a 6,70 metri, una misura eccezionale che superava nettamente gli standard della Via Appia.



L'integrazione tra l'infrastruttura e il tessuto urbano di Tivoli raggiunse l'apice con la realizzazione di opere architettoniche complesse. L'accesso alla città era garantito dal monumentale Ponte Lucano e dal Ponte dell’Acquoria, dai quali partiva il clivus Tiburtinus, la ripida ascesa verso il centro abitato. Un esempio straordinario di ingegneria integrata è rappresentato dalla Via Tecta: nel I secolo a.C., durante la monumentalizzazione del Santuario di Ercole Vincitore, la strada venne inglobata nelle sostruzioni del tempio, trasformandosi in una galleria voltata a botte che permetteva il transito commerciale sotto l'area sacra.

Oltre alla valenza logistica, la Tiburtina fungeva da corridoio tecnologico e culturale. Lungo il suo tracciato correvano le condotte dei quattro grandi acquedotti aniensi — Anio Vetus, Marcia, Claudia e Anio Novus — che alimentavano sia il fabbisogno della Capitale sia le prestigiose residenze locali. Questa facilità di collegamento trasformò Tivoli nel centro d'elezione per l'aristocrazia romana; figure del calibro di Augusto, Mecenate e Orazio scelsero di edificare le proprie ville lungo questa direttrice, rendendo l'area un simbolo della cultura dell'otium.

La sacralità del percorso era sancita dalla protezione di Ercole Saxanus, custode dei cavatori, a testimonianza di quanto l'economia della pietra fosse centrale per l'identità locale. Nonostante le trasformazioni di epoca moderna, come l'apertura della Via Braschia per volontà di Papa Pio VI e l'avvento della tranvia a vapore a fine Ottocento, la Tiburtina ha mantenuto la sua funzione di "arteria aortica". Essa rimane ancora oggi la testimonianza tangibile di un flusso millenario che ha trasportato materiali, risorse idriche e idee, definendo in modo indelebile la grandezza monumentale e lo spirito di Tivoli.

Fonti |

  • Andrei, Personaggi e Vie di Tivoli, 2020: utilizzata per le note sulla funzione strategica della via per il controllo dei territori verso l'Abruzzo.
  • Giovan Maria Zappi, Annali e memorie di Tivoli (sec. XVI), a cura di Vincenzo Pacifici, 1920: riporta le descrizioni di Strabone relative al viaggio lungo la via Valeria e alla misurazione delle sedici miglia da Roma.
  • Autori vari, Le grandi ville romane del territorio tiburtino, 2021: fornisce i dettagli tecnici sul rinforzo della sede stradale con muraglioni in travertino, sulla larghezza eccezionale di 6,70 metri raggiunta per favorire il traffico dei carri e sul passaggio della via all'interno del Santuario di Ercole Vincitore tramite la Via Tecta.
  • Autori vari, Lapis Tiburtinus. La lunga storia del Travertino, 2020: documenta l'importanza economica della via per l'esportazione del lapis tiburtinus e la specializzazione delle maestranze locali nella lavorazione dei blocchi trasportati lungo questa arteria.
  • Autori vari, La via di Pomata, 2023: riporta le vicende relative all'apertura della Via Braschia nel 1789 per agevolare il transito delle carrozze e l'attivazione della tranvia a vapore Roma-Tivoli nel 1879.
  • Autori vari, Tivoli, un Laboratorio urbano. Ieri, oggi, domani, 2019: analizza la via come asse primario di crescita sociale ed economica della città e il suo legame con le antiche rotte della transumanza.
  • Autori vari, Tivoli. Tremila anni di storia, 2020: descrive il percorso urbano della via Valeria attraverso le porte cittadine e la sua trasformazione in baluardo difensivo durante la guerra greco-gotica.
  • Giuseppe Cascioli, Gli uomini illustri o degni di memoria della città di Tivoli, 1927: cita i documenti epigrafici relativi ai magistrati (quattuorviri) che curarono la pavimentazione della via nel tratto di Porta Oscura.
  • Sante Viola, Storia di Tivoli dalla sua origine fino al secolo XVII, 1819: fornisce il contesto storico sulle origini latine della città e sulle prime infrastrutture stradali e idrauliche.
  • Antonio Nibby, Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de’ Dintorni di Roma, 1849: definisce la cronologia della costruzione della via Valeria da parte del censore Marco Valerio Massimo e la sua evoluzione come via consolare.
  • Immagine del post da https://www.antiquarius.it/