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Tra tenebre e sacralità: la scoperta di "FVLGVR SVBMANIVM" a Villa Adriana e il culto di Summano

N ell'antica Roma la caduta di una folgore non veniva mai considerata un evento atmosferico casuale, ma un prodigio divino che richiedeva un'immediata risposta rituale. La teologia romana operava una fondamentale distinzione tra i fulmini diurni, attribuiti al re degli dèi Giove, e i fulmini notturni, considerati manifestazione diretta del dio Summano. Quando la luce di un lampo squarciava l'oscurità della notte colpendo un edificio o un terreno, i Romani riconoscevano l'intervento di Summano, la divinità preposta ai fenomeni atmosferici notturni, il cui culto richiamava l'attenzione immediata dei sacerdoti per la delimitazione dello spazio toccato dal fuoco celeste.  Le prescrizioni religiose imponevano che il punto esatto in cui un fulmine era caduto venisse sottratto all'uso profano e dichiarato sacro. Attraverso una cerimonia officiata dai sacerdoti, le tracce della folgore venivano simbolicamente sepolte sul posto ed eretto un recinto sacro in muratura chia...

La meraviglia del Latium Vetus: l'arredo scultoreo delle ville romane e il mito di Villa Adriana

Le norme del commercio a Tivoli nel Rinascimento.

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