T ra il XVII e il XIX secolo, la città di Tivoli divenne una tappa ineludibile del Grand Tour, il viaggio di formazione intrapreso dall'élite intellettuale e aristocratica europea. Se Roma rappresentava il cuore della classicità, Tivoli ne era l'appendice selvaggia e poetica, dove la maestosità delle rovine romane si fondeva con la forza indomita della natura. Al centro di questa attrazione vi era l'Aniene, un fiume "vorticoso" e "precipite" che, prima delle grandi opere idrauliche dell'Ottocento, offriva uno degli spettacoli più grandiosi e terrificanti del continente: la Grande Cascata. Per un viaggiatore del Settecento, l'arrivo a Tivoli non era una semplice escursione, ma un vero e proprio "viaggio ideale dell'anima" alla ricerca di rigenerazione interiore. La vista dell'Aniene che si inabissava nei burroni dell'Acropoli suscitava quello che i teorici dell'epoca definivano il Sublime: un misto di piacere e terrore. ...
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