N el cuore del XVI secolo, la Valle dell’Aniene non rappresentava soltanto il suggestivo scenario di ville cardinalizie e vestigia classiche, ma costituiva una delle frontiere più calde e pericolose dello Stato Pontificio. In questo lembo di terra, dove le gole calcaree e i fitti boschi separano Tivoli dalle asprezze dell'Appennino abruzzese, il fenomeno del banditismo assunse connotati che superarono la semplice criminalità comune, trasformandosi in un complesso strumento di guerriglia politica e resistenza sociale. La conformazione geomorfologica dell'area offriva infatti il rifugio perfetto per chiunque intendesse sottrarsi alla giustizia romana: la vicinanza con il confine del Regno di Napoli permetteva ai banditi di compiere rapide scorribande nel territorio papale per poi rifugiarsi oltre frontiera in poche ore, sfruttando l'atavica rivalità tra le diverse giurisdizioni. Tra le figure che terrorizzarono i viandanti lungo la Via Tiburtina emerge con particolare forza d...
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