L a storia di Tivoli è intrinsecamente legata ai capricci dell’Aniene, un fiume che nel corso dei secoli ha donato ricchezza industriale ma ha anche preteso tributi altissimi in termini di distruzione. Uno dei capitoli più critici di questa convivenza si consumò tra il 1808 e il 1835, un periodo segnato da crolli infrastrutturali, soluzioni provvisorie e, infine, un’opera ingegneristica monumentale che cambiò il volto della città. Il ponte "provvisorio" di Paccagnini (1808-1829) Tutto ebbe inizio l’8 novembre 1808, quando l’antico ponte in muratura di San Rocco, che collegava la città alla via Valeria e agli Abruzzi, crollò rovinosamente a causa della corrosione delle basi prodotta dalla cascata. Per non interrompere il commercio vitale con il Regno di Napoli, il governo incaricò l’architetto Francesco Paccagnini di costruire con urgenza una struttura sostitutiva. Fu realizzato un ponte in legno di cipresso, completato in un solo mese. Paccagnini fu onesto: dichiarò che, da...
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