domenica 19 settembre 2021

Saluti da Tivoli I TuristInCittà

Quest'estate grazie al Notiziario Tiburtino una serie di miei semplici video sono stati ospitati sulla pagina Facebook... è stata una bella avventura, un piacevole passatempo, che ogni domenica mi ha condotto in una piazza cittadina lungo un percorso ricco di storia e piccole curiosità... dall'idea di realizzare brevi e semplici clip video, accompagnati da una descrizione dei luoghi, è nato il progetto "TuristInCittà"...

Tutte le descrizioni dei luoghi sono tratte dalla pagina Facebook del Notiziario Tiburtino.




Piazza Garibaldi

E' la piazza d'ingresso di Tivoli arrivando da Roma percorrendo la Tiburtina. E' La prima tappa del nostro percorso

   

 Piazza S.Croce

La denominazione proviene dalla chiesa omonima, sita sul lato sinistro dell'attuale via 2 giugno, documentata nel XIV secolo.
Dal 1922 al 1944, in era fascista, fu introdotta la denominazione "p.zza Gugliemo Veroli", vittima politica uccisa in questo spazio.
Persa è la fontana del XVI secolo che doveva trovarsi al centro della piazza.
Supetstite è la bifora nel palazzo Serra-Nobili (XV secolo) - a destra per chi si dirige verso via del Trevio - probabile opera dello scultore Angelo da Tivoli, cui è attribuito anche il portale della chiesa di Santa Maria Maggiore.
La posizione centrale della piazza rende obbligato il passaggio per quanti si spostano a piedi in città; i numerosi locali offrono ospitalità e ristoro ai Tiburtini e ai turisti. 
Il palazzo sul fondo, in fase avanzata di ricostruzione, completerà presto lo scenario di questo spazio
cittadino. 

  
 
Piazza del Plebiscito

Ai Tiburtini autentici lo spazio è noto anche come “piazza ‘ella Reggina” perché dal Medioevo esiste tale denominazione locale, rilevata successivamente dall’Albergo Regina una struttura documentata già dal 1825, sopra la farmacia, sul lato destro della piazza, tenendo le spalle alla Chiesa di San Biagio.
Non convince dal punto di vista storico-archeologico la provenienza dell'epiteto “regina” collegato a Giunone, come pure la provenienza del toponimo come corruzione di "rovine" ("piazza delle ruine"), a seguito dei danni di un evento disastroso della metà del XV secolo.
La denominazione “del Plebiscito” è invece da ricondurre al plebiscito del 2 ottobre 1870 che si espresse con larga maggioranza a favore dell’annessione al Regno d’Italia. Anche tale denominazione fu assorbita da un albergo/ristorante Plebiscito presente sul fondo della piazza (dirimpetto alla medesima chiesa) dal primo quarto del 1900.
La piazza, terribilmente ferita dai bombardamenti del 1944, in passato, non era rialzata dal gradino odierno e presentava al centro una fontana: il 17 maggio 1875 il consiglio comunale deliberò di farla costruire su progetto dell'ing. Ignazio Bellini. Il 22 novembre 1877 l'impresa di Antonio Petrucci ne portò a termine la realizzazione, ma nel 1903 fu rimossa perché venduta al Comune di Licenza, dove è rimasta nella piazza principale.

 

 Piazza Palatina e dell'Erbe

Oggi siamo nel cuore della città, in un ritrovato e vissuto spazio occupato dal Palazzo dell'Arengario, dalla chiesa di San Michele Arcangelo (oggi sconsacrata e adibita a location della Cultura) e da una casa-torre (c.d. torre comunale): ecco perché resta nella nomenclatura locale l'espressione "Le Palazza", usata per indicare i palazzi per eccellenza.
Piazza Palatina sconfina in Piazza dell'Erbe, spesso maldestramente ribattezzata "delle erbe" in uno slancio di
iperurbanismo, così nominata per l'antico uso come mercato dei prodotti della terra.
Qui, il settecentesco Palazzo Del Re, poi Boschi, poi Bonfiglietti, la cui splendida facciata, impreziosita da reperti antichi e da trompe l'oeil, fu restaurata nel 2009. All'interno, l'edificio conservò a lungo reperti antichi.

 

 Piazza del Seminario

La passeggiata domenicale ci conduce a Piazza del Seminario, nel cuore del Rione San Paolo.
La poderosa struttura da cui viene il toponimo - edificata modificando il precedente assetto e le preesistenti condizioni di vita nel quartiere -, fatta costruire nella prima metà del '600 dal Cardinale Giulio Roma, fu "casa di vocazioni" e, in virtù dell'accoglienza di seminaristi, subì due importanti ampliamenti nel 1866 e nel 1931.
Persa la sua funzione, ospitò nel periodo bellico i rifugiati e, dopo i bombardamenti del 1944, fino al 1951 accolse l'asilo Taddei, devastato dalla guerra e, nelle officine del piano terra, l'oratorio di Don Nello Del Raso, fondamentale risorsa educativa e di avviamento al lavoro per tanti giovani della Città.
Alcuni piani del palazzo ebbero poi, dal 1955 al 1977, destinazione scolastica attraverso la scuola media statale "Albio Tibullo".
Attualmente l'edificio ospita la Biblioteca diocesana (che ha anche una sede distaccata a Subiaco) e la Libera Università "Igino Giordani".
Degna di nota è la presenza sul palazzo Vergelli di due meridiane la cui iscrizione invoca la felice presenza della luce solare: "Sine sole silemus".

 

 Piazza Rivarola

La piazza, in precedenza detta di S.Valerio, è intitolata al Cardinale Agostino Rivarola (Genova, 14 marzo 1758 – Roma, 7 novembre 1842) di cui si legge che "col suo ardente impegno, e col mezzo del nostro Protettore, procurò a Tivoli, altre nuove beneficenze, il solido elegantissimo Ponte Gregoriano, la Piazza Rivarola, li ameni giardini, li verdeggianti boschetti, le ampie strade, li monumenti antichi e moderni, la Torre e l'Orologio ed altre magnificenze"

   

 La Cittadella 

Per accedere all'arce antica, un tempo separata dalla Città, si procede attraversando attualmente il ponte San Martino. I templi dell'acropoli romana, divenuti emblema della città e icona anche della nostra testata, monopolizzano l'interesse dei visitatori insieme alle vedute mozzafiato a 360 gradi.
S'incastonano in questo spazio straordinario, la chiesa di San Giorgio e Martino, il Convento delle suore - storica e amorosa sede di formazione culturale per tanti bambini -, una casa-torre e antiche dimore
nobiliari.

 

 Piazza del Riserraglio

È un piccolo gioiello, poco noto ai più, la piazza ripresa oggi: caratterizzata da testimonianze architettoniche antiche degne di nota, trae il nome dal serraglio di animali, utlizzati come modelli per le pitture, allevati e trattenuti presso la sua abitazione dall'artista Philipp Peter Roos, detto Rosa da Tivoli, durante la sua permanenza in città.
Apparteva a una famiglia di pittori e di incisori tedeschi (suo padre era Johann Heinrich Roos, anche lui famoso per il suo interesse a raffigurare animali) Philipp, nato a Sankt Goar, nel 1657: giunse in Italia nel 1677, sostenuto da una borsa di studio, e vi rimase per tutta la sua esistenza.
È documentata la sua presenza a Roma, nella bottega di Giacinto Brandi, di cui sposò la figlia Maria Isabella nel 1681, matrimonio che lo portò alla conversione al cattolicesimo.
Dal 1683 fu membro della Congregazione dei Virtuosi al Pantheon o Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Letteratura dei Virtuosi al Pantheon.
Negli anni 1684/5 acquistò una casa a Tivoli in cui raccose numerose specie di animali e che, per questo oltre che per le condizioni di vita semplici e un po' precarie, pare fosse indicata come "L' Arca di Noè".
Dal 1691 Rosa si trasferi a Roma, membro della Schildersbent con il soprannome di Mercurius, per la rapidità con cui eseguiva i dipinti, costretto dalla sua dissolutezza, per mancanza di danaro, a dipingere più quadri insieme al fine di raggranellare denaro per vivere. Morì nel 1706.

 

 Piazza Tani e del Duomo

Questa domenica, la clip conduce in piazza Domenico Tani e piazza Duomo; ecco le immagini accompagnate, come è diventata lieta consuetudine, da sintetiche note storiche.
In piazza Duomo, svetta la facciata della Cattedrale di San Lorenzo, sorta sulle preesistenze romane del Foro.
Il primo luogo di culto cristiano è leggendariamente attribuito all'imperatore Costantino - IV sec. d. C. - o al papa tiburtino Simplicio - V sec. d. C.). La chiesa fu ricostruita tra l'XI e il XII secolo e poi subì un radicale rifacimento nel 1635, per volontà del Card. Giulio Roma, divenuto Vescovo di Tivoli l'anno precedente.
Si apprezzano la facciata e il campanile.
Accanto al luogo di culto, il Lavatoio pubblico, spazio di lavoro muliebre privo oggi della funzione antica, ma testimonianza preziosa del passato.
La piazza Domerico Tani, intotolata da ultimo al patriota tiburtino difensore della Repubblica Romana e nota per la presenza di criptoportici - imponente sostruzione antica -, si trova l'entrata laterale del Duomo con accanto l'Episcopio. Fuori dalla cancellata, un sarcofago medievale in peperino riutilizzato come fontana.


 

 Piazza S.Silvestro e del Colonnato

Giunti alla decima passeggiata domenicale, siamo oggi a piazza del Colonnato e a piazza San Silvestro.
Anche se alcuni storici locali tendono a sovrapporre le due denominazioni, la toponomastica, confermata dalle targhe in situ, documentano due spazi vicinissimi, ma distinti.
Piazza San Silvestro prende il nome dalla Chiesa omonima, oggi Rettoria autonoma. L’edificio antico (XI-XII secolo), sorto forse su preesistenze paleocristiane, era in origine a tre navate, con due file di dodici colonne di marmo cipollino; nel XVII secolo fu ridotto a una sola navata per motivi urbanistici con la sostituzione delle colonne con un muro e con l’abbattimento della navata di sinistra e del campanile ridotto a vela per allargare la Via del Colle e della navata di destra per ampliare la casa parrocchiale.
La chiesa attuale consta dunque dell’antica navata centrale con relativa abside. Murate risultano le arcate, che un tempo dividevano la navata centrale dalle quelle laterali. Rimangono due pilastri nella zona centrale della navata su entrambi i lati.
Le antiche colonne di marmo, murate e non esposte a vista, furono vendute nel 1767 per sanare le difficoltà parrocchiali. A quest’epoca risale anche l’innalzamento del pavimento della navata centrale.
Nel 1911 sono stati riportati alla luce gli affreschi dell’abside e dell’arco trionfale (XII – inizi XIII sec.), che rimandano alle leggende dell’imperatore Costantino e di san Silvestro. Degni di nota, i cicli della decorazione absidale e i mosaici cosmateschi a decorazione pavimentale.
Sulla facciata, tre finestre, un frontone sostenuto da piccole mensole di marmo, una decorazione a mattoni dentati e il portale con architrave.
Non è certo da escludere che la denominazione “del Colonnato” sia da collegare al riuso delle colonne antiche, alcune delle quali oggi murate nelle strutture edilizie di fronte alla chiesa.
Altro gioiello di questo contesto è la fontana monumentale a cinque archi attribuita ad artisti vicini a Pirro Ligorio, il cui restauro – curato dal Lions Club “Tivoli Host” – fu inaugurato il 5 aprile 2008.

 
 

Piazza Campitelli

ll toponimo è collegato dalla tradizione a due etimologie: a "campus Metelli" per la preesistenza di una residenza di età romana attribuita a Quinto Cecilio Metello Pio Scipione o al cognome di Paolo Campitelli, il capitano che guidò la guerra di Tivoli contro Palestrina nel 1353.
La bella scalinata, intitolata al pittore Ettore Roesler Franz, scendendo sulla sinistra, prima della chiesa di S. Pietro detta alla Carità, mostra un'uscita secondaria di Villa estense. Sulla destra, invece, sono la sconsacrata chiesa dell'Annunziata e il palazzo della Missione - Complesso Mauro Macera, già riformatorio minorile, poi ricovero degli sfollati dopo il secondo conflitto mondiale e, dal dicembre 2015, sede del Museo della Città di Tivoli.
Al centro della piazza, una meridiana moderna. 
La scalinata, con i suoi ampi spazi aperti, suggestivi e particolari, è stata ed è location di manifestazioni culturali di pregio e, talora, di mercatini

   

 Piazza Trento 

Dal 2001, ossia da quando Villa d’Este è entrata nella famiglia dei Beni mondiali patrimonio dell’umanità tutelati dall’Unesco, lo spazio è definitivamente sgombro delle bancarelle di souvenir disposte lungo il muro di cinta della dimora estense e sugli altri lati della piazza.
A fianco dell’entrata nella villa del Cardinale, la Chiesa di Santa Maria Maggiore, tradizionalmente detta di San Francesco per la storica presenza dei frati. Di fronte, l’istituto San Getulio, storica scuola affidata, nel tempo, alle suore della Carità di Santa Giovanna Antida Thouret, poi affiancate da un’associazione formativo-educativa laica.
Sul fondo, la statua/fontana (A broken kiss) opera dello scultore polacco Igor Mitoraj, (Oederan, 26 marzo 1944 – Parigi, 6 ottobre 2014), collocata nella posizione attuale dall'11 agosto 2010: la sistemazione del manufatto molto fece discutere Tivoli alle fine del primo decennio di questo secolo visto che la piazza è scenario storico della cerimonia dell'Inchinata, rito collegato alla Festa dell'Assunta.

lunedì 16 agosto 2021

Saluti da Tivoli | Il monumentale Santuario dedicato ad Ercole Vincitore

L’Ercole di Tivoli appartiene alla versione “italica” del dio, quella più antica, che in seguito a Roma venne sostituita o affiancata dalla versione greca del dio-eroe.




Il culto romano di Ercole si localizza principalmente nell’area del Foro Boario, ovvero mercato dei buoi, e tale collegamento è ribadito nel II secolo a.C. dalla presenza di Marco Ottavio Herennio, ricco mercante tiburtino, il quale offrì ad Ercole la decima parte dei suoi guadagni e, salvato da un assalto di pirati per intercessione del dio, eresse a sue spese a Roma il tempio rotondo al Foro Boario, con una statua di culto di Ercole “Olivario”, tempio che erroneamente viene chiamato di Vesta e che è collocato proprio di fronte alla Chiesa di S.Maria in Cosmedin famosa per la cosiddetta Bocca della Verità.
Il culto di Ercole a Tivoli è senz’altro più antico della fase riferibile al santuario tardoellenistico: la presenza di un santuario extraurbano dedicato ad Ercole non è casuale in questo punto strategico collocato sulla Via Tiburtina, visto il ruolo anche economico delle strutture santuariali antiche.
La particolare divinità, protettrice delle vie di transumanza e dei pastori, era pertinente ovviamente alla tipologia degli scambi commerciali che si dovevano svolgere lungo la direttrice viaria, in uno dei suoi punti meglio controllabili.
Per le sue imponenti dimensioni (141 x 188 m) i lavori di costruzione si protrassero per un periodo di tempo che va dalla fine del II sec. a.C. all’età augustea.
La costruzione è un capolavoro dell’ingegneria romana perché utilizza, dal punto di vista costruttivo e ingegneristico, una serie di aspetti molto innovativi. L’area sacra, sostenuta verso il fiume Aniene da potenti sostruzioni realizzate per colmare il dislivello orografico, era conchiusa su tre lati da portici a due piani ed ospitava al centro il tempio e il teatro che poteva contenere 3.600 spettatori e che si imposta lungo l’asse longitudinale del tempio.
Il Santuario era dotato anche di una eccezionale biblioteca e ospitava un collegio di musici, tra i più importanti d’Italia.
La vita del santuario fu lunga e florida e continuò fino al IV sec. d.C., sebbene le strutture testimonino segni di decadenza anche anteriori, ma l’abbandono definitivo può essere collocato nella prima metà del VI secolo quando, durante le guerre greco gotiche, Tivoli venne conquistata da Totila, re degli Ostrogoti.
Il santuario, in stato di abbandono, divenne gradualmente una “cava di materiali” e si trasformò in “paesaggio agricolo”.
Nel XVII secolo cominciò la cosiddetta fase di industrializzazione del complesso quando, nel 1614, vi fu installata la fabbrica di armi di proprietà della Camera Apostolica. A questa seguirono un impianto di manifattura della lana e, soprattutto, la fonderia per i cannoni voluta nel 1802 da Luciano Bonaparte. Tra il 1815 e il 1884 si avvicendarono diversi proprietari, ultimo dei quali fu la Società delle Forze Idrauliche. Questa realizzò un grande progetto, affidato all’ingegner Raffaele Canevari, che prevedeva la realizzazione di un canale di raccolta delle acque degli antichi acquedotti e quelle di scarico della vicina Villa d’Este, al fine di alimentare la centrale elettrica dell’Acquoria. Il 16 agosto 1886, grazie alla innovativa tecnologia impiegata nell’impianto, Tivoli fu la prima città italiana ad essere illuminata con l’energia elettrica di cui beneficiò subito anche Roma. La costruzione del canale Canevari causò la rottura di quell’unità spaziale di base fino ad allora mantenuta, nonostante le numerose intromissioni e i passaggi di proprietà; la metà meridionale del complesso, infatti, fu interessata da poderosi interri e venne adibita ad uso agricolo mentre nella parte settentrionale le fabbriche industriali proseguirono con la “Cartiera Mecenate” di Giuseppe Segré di cui ancora restano i padiglioni in cemento e le tettoie che coprono i portici dell’area sacra; la produzione è cessata solo negli anni ’50 con l’acquisizione dei resti del santuario da parte del demanio.

giovedì 15 luglio 2021

Personaggi della Storia di Tivoli : Guglielmo Mengarini

Nel numero di Agosto-Settembre del Notiziario Tiburtino un articolo dedicato ad uno dei personaggi della storia di Tivoli, forse poco noto : Guglielmo Mengarini fu uno dei principali protagonisti dello storico lancio a distanza di energia elettrica alternata che nel 1892 illuminò Roma... fu la prima volta al mondo che energia elettrica alternata veniva lanciata, con successo, ad una così importante distanza.


 

Al seguente link il numero completo del Notiziario Tiburtino