giovedì 16 giugno 2022

Tivoli vista da scrittori e pittori russi

È certo che quasi tutti gli scrittori e i poeti russi che vennero in Italia, e in particolare a Roma, visitarono anche Tivoli, anche se non tutti hanno lasciato una testimonianza scritta o pittorica di tale visita. 

Le visite a Tivoli furono solo di rado compiute da singoli. I russi a Roma, a quanto si può dedurre da memorie e corrispondenze private, amavano visitare non soltanto la città, ma anche i dintorni in compagnia; spesso erano i residenti che accompagnavano i nuovi venuti, talvolta con funzione di guida, una funzione che talvolta era esercitata da altri stranieri, già familiarizzatisi con Roma e i suoi dintorni.


"Tempio di Vesta a Tivoli" 
Silvester Scedrin 
(San Pietroburgo, 13 febbraio 1791-Sorrento 8 novembre 1830)


In “Immagini d’Italia” il letterato e storico d’arte russo Pavel Muratov così scrive di Tivoli :
« Il frastuono delle cascate si solleva fino al Tempio della Sibilla, e il pulviscolo acqueo vola in alto come una colonna bianca. Il dovere chiama il viaggiatore a scendere fino al fondo della forra, dove cade l'Anio con le famose cascate di Tivoli.
E' quasi una discesa agli inferi. Gradini sdrucciolevoli portano ad una enorme fossa, nella quale un notevole gomito del fiume precipita quasi a piombo.
L'eco delle rocce ripete il mugghio della cascata, l'aria è bianca di pulviscolo acqueo; nella grotta sotterranea, attraverso la quale le acque hanno trovato una via d'uscita, si è involontariamente presi da un senso di raccapriccio.
Qui sembra confermato che l'antica Tibur dovette avere qualche rapporto con la magia e non per niente è detta la città della Sibilla.

Nikolaj Andreev, 
Ritratto di Pavel Muratov. 
Disegno a matita, Mosca, 1921


Queste stesse acque dell'Aniene suscitano un sentimento del tutto diverso nella villa d'Este.

Il modello eterno di una villa romana, che incatena la nostra immaginazione e rappresenta una nostra eterna fantasia.

Là scorrono acque abbondanti, formando tranquilli bacini cristallini e spruzzando getti di fontane che brillano al sole. Le larghe terrazze sono ornate da file di statue scurite dal tempo. Scalinate rotonde portano ad esse; un grosso strato di muschio verde ricopre le balaustre. I viali passano sotto volte di querce sempre verdi. I raggi del sole screziano i sottili fusti delle macchie di mirti e di lauri. Boscaglie di felci occupano le umide grotte abbandonate, tenere erbe di antri pendono dai loro soffitti. Panchine di marmo stanno sotto i vecchi ali cipressi le cui dure pigne resinose risuonano sordamente cadendo sul marmo. Tutto ciò si trova nella villa d’Este e nessuna immaginazione è capace di raffigurarsi la grandiosità delle scalinate che scendono senza fine e Ia ricchezza delle sue acque, lo sperperio delle fontane, l'ampiezza della Campagna, che si apre allo sguardo dalle sue alte terrazze. Da queste terrazze il viaggiatore vede non lontano gli annosi uliveti di Tivoli e le rovine della villa Adriana nascoste in cumuli di verde.

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Tratto da :
Società Tiburtina di Storia e d’Arte, Atti e memorie, vol. XLV, Tivoli 1972

venerdì 27 maggio 2022

Dintorni di Tivoli | Il Museo Archeologico Rodolfo Lanciani di Guidonia-Montecelio

A circa 15 km da Tivoli, il Museo Archeologico Rodolfo Lanciani di Montecelio conserva tra i suoi reperti più importanti la "Triade Capitolina" e il busto-ritratto di Settimio Severo.

Triade Capitolina

Il museo è attualmente ubicato nella nuova sede al pianterreno dell'ex Complesso Conventuale di S. Michele Arcangelo, sul Monte Albano. E' stato intitolato alla figura di Rodolfo Lanciani, definito il "principe della topografia romana", autore dell'opera fondamentale per la conoscenza di Roma, la "Forma Urbis Romae", la cui famiglia era originaria di Montecelio, identificata con l'antica Corniculum.


Museo Archeologico Rodolfo Lanciani. Esterno

Il Museo dispone di un consistente patrimonio archeologico stabilmente esposto intorno al suggestivo chiostro dell'ex complesso conventuale (con una serie di pregevoli sculture, d'età imperiale, provenienti dalle ville che costellavano il territorio lungo la via Tiburtina e Tiburtino-Cornicolana) e nelle sale adiacenti.


Mosaico con la raffigurazione del ratto di Europa

Dallo scorso mese di aprile, la Sezione Cornicolana del Gruppo Archeologico Latino “Latium Vetus” APS in seguito a una convenzione con il Comune di Guidonia Montecelio cura, a titolo di volontariato, l’apertura del Museo con accesso libero e visite guidate ogni sabato e domenica, dalle ore 10.00 alle ore 18.00.
Museo Archeologico Rodolfo Lanciani. Interno


Per le visite guidate è obbligatoria la prenotazione e le richieste dovranno pervenire all’indirizzo: prenotazionemuseolanciani@gmail.com

Busto-ritratto di Settimio Severo

L'ingresso al Museo è gratuito. Il costo della visita è di 5 euro, 3 per i minori dai 12 ai 17 anni.
I gruppi saranno composti al massimo da 15 persone, per rispettare le norme sul distanziamento ora vigenti.


 Come arrivare


Fonte :
- Provincia di Roma;
- Pagina Facebook "Museo Archeologico Rodolfo Lanciani"

Foto : Saluti da Tivoli

sabato 21 maggio 2022

Curiosità | Sciopero d'altri tempi

Tito Livio nel suo nono libro racconta che ai suoi tempi, cioè 311 anni avanti Cristo, i censori decisero di proibire un certo  banchetto, che la corporazione dei Tibicines (suonatori di Flauto) soleva tenere nel tempio Giove, e che aveva dato luogo a scandali. 

Feste Romane

I Tibicines, irritati, scioperarono, ma, invece di organizzare dimostrazioni, come fanno oggidì i nostri operai, ed invece di percorrere le vie di Roma, si radunarono tutti e Tibur. 

La città restò cosi tutt'a un tratto priva di suonatori di flauto. 

Come fare? I Tibicines, non eran soltanto necessari alle feste, ma erano indispensabili pei riti.

Tito Livio

Il Senato romano preoccupato del fatto nuovissimo, mandò subito messi a Tivoli e i capi di Tivoli promisero di interessarsi per una pronta soluzione dello sciopero. 

Convocarono infatti i Tibicines  e li esortarono a tornare a  Roma e a riprendere il lavoro.  Ma essi non vollero saperne affatto. Ed allora si ricorse ad uno stratagemma. 

Gli scioperanti furono invitati ad un sontuoso banchetto ed ubriacati di un ottimo Falerno. Indi furon caricati come bestie su dei carri e trasportati da Tivoli a Roma


Rivista "Musica d'Oggi"

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Fonte : Musica d'oggi : rassegna internazionale bibliografica e di critica, 1920, fascicolo 2