Il mito della Sibilla Tiburtina, il cui nome proprio era Albunea, rappresenta una delle eredità culturali più stratificate e suggestive dell’antica città di Tivoli, capace di legare indissolubilmente la classicità pagana alla tradizione cristiana. Descritta da Varrone e Lattanzio come la decima delle Sibille, Albunea era venerata come una divinità presso le rive dell'Aniene, dove il rimbombo delle cascate e la profondità dei gorghi creavano un’atmosfera carica di sacralità. Secondo una celebre leggenda riportata dalle fonti, il simulacro marmoreo della profetessa fu rinvenuto proprio nelle acque del fiume, nell'abisso sottostante l'acropoli, ritratta come una figura non molto vecchia, vestita con una tunica rossa e una pelle di capra sulle spalle, mentre stringeva tra le mani un libro contenente i suoi vaticini. L'episodio che ha garantito ad Albunea una fama millenaria è l’incontro leggendario con l’imperatore Augusto, un racconto che fonde storia imperiale e presag...
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