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Prigionieri o ospiti d'onore? Il segreto dei re stranieri esiliati a Tivoli

Scopri come l'antica Tivoli divenne il rifugio dorato dei sovrani sconfitti da Roma: dalla tragica prigionia di Siface all'esilio imperiale di Zenobia. Prima di diventare la meta prediletta da poeti, imperatori e mecenati del Rinascimento, l'antica Tibur custodiva una prerogativa politica quasi unica nel panorama del Lazio antico. Grazie al suo solido status di città libera e confederata con Roma, la comunità tiburtina godette a lungo di un'autonomia tale da poter offrire garanzie giuridiche e protezione agli esuli. Questa particolare condizione, unita alla dolcezza del clima, alla ricchezza delle acque e a un paesaggio naturalmente protetto, trasformò la città in un luogo d'elezione per una forma di prigionia del tutto speciale: il confino dorato per i grandi sovrani sconfitto dalla potenza bellica romana. Il primo tragico protagonista di questa diplomazia dell'accoglienza fu Siface, orgoglioso re della Numidia. Catturato in Africa nel corso della seconda gue...

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