Le Cariatidi di Villa Adriana non sono semplici elementi decorativi, ma costituiscono un ponte tangibile tra la Roma imperiale e il classicismo greco. Esse incarnano l'ambizione di Adriano di racchiudere il mondo intero — e la sua storia dell'arte — entro i confini della sua residenza, lasciandoci in eredità il mistero di un progetto forse mai pienamente compiuto.
L'architettura adrianea rappresenta uno dei vertici della sintesi tra innovazione romana e citazione colta del mondo greco. Tra le testimonianze più emblematiche di questo dialogo formale spiccano le Cariatidi del Canopo, elementi scultorei che non solo decorano, ma strutturano lo spazio scenografico di Villa Adriana a Tivoli.
Il complesso del Canopo, concepito dall'imperatore Adriano come un lungo bacino d'acqua (Euripo) circondato da un porticato, trova nelle Cariatidi il suo fulcro ideologico. Queste figure femminili sono repliche puntuali delle celebri korai dell’Eretteo, il tempio situato sull’Acropoli di Atene e risalente al V secolo a.C.
L'operazione condotta da Adriano non è una semplice copia, ma un'opera di trasmissione culturale. Le statue, realizzate in prezioso marmo bianco e alte circa 206 cm, fungono da "pilastri antropomorfi". Sormontate da capitelli di ordine dorico arcaizzante, esse sostengono idealmente la trabeazione, trasponendo la solennità attica nel contesto bucolico e monumentale della dimora imperiale.
Uno degli aspetti più affascinanti per l'archeologia moderna riguarda la tecnica esecutiva di queste sculture. Mentre gran parte delle Cariatidi è rifinita a tutto tondo, due esemplari presentano il dorso appena sbozzato.
Questa asimmetria nella finitura suggerisce un'ipotesi costruttiva intrigante:
Collocazione originaria: Le statue potrebbero essere state progettate per essere inserite in una loggia aggettante o addossate a una parete di fondo.
Variazione in corso d'opera: La loro attuale disposizione libera lungo la sponda occidentale dell'Euripo potrebbe derivare da un cambio di programma architettonico durante il lungo cantiere della Villa, lasciando il retro incompiuto poiché non destinato alla vista.
Il recupero di queste opere è legato alla "fortunatissima" stagione di scavi del 3 e 4 aprile 1952. Le statue furono rinvenute sul fondo della vasca del Canopo, protette per secoli dai sedimenti.
Tra il 1953 e il 1956, l'allora direttore della Villa, Roberto Vighi, curò l'anastilosi del complesso. Sebbene l'intervento abbia restituito al pubblico la suggestione visiva del portico, non mancarono le polemiche. Studiosi del calibro di Antonio Cederna criticarono l'arbitrarietà della ricostruzione, mettendo in dubbio l'esatta corrispondenza tra la posizione attuale delle statue e il progetto antico.
Oggi, per preservare l'integrità del marmo dagli agenti atmosferici e dall'inquinamento, gli originali rinvenuti nel 1952 sono custoditi presso l'Antiquarium di Villa Adriana (Invv. 2236 e 2239).
L'immagine iconica che i visitatori ammirano lungo il bacino è invece costituita da calchi in cemento, che permettono di mantenere inalterato l'impatto scenografico voluto dall'imperatore. È interessante notare come la storia di queste statue sia costellata di episodi di reimpiego: in epoca moderna, frammenti di cariatidi antiche furono utilizzati persino per decorare camini monumentali, a testimonianza di una fortuna critica mai interrotta.
Fonti |
- Giuliani Cairoli, Fulvio, Un intervento post adrianeo al Canopo di Villa Adriana, in Le grandi ville romane del territorio tiburtino, 2021. Questo saggio analizza i dettagli architettonici, i restauri degli anni '50 e la particolarità tecnica del retro non rifinito di alcune statue.
- Boldrighini, Francesca, La diaspora della bellezza. Sculture di Villa Adriana in Italia e nel mondo, in Le grandi ville romane del territorio tiburtino, 2021. La fonte fornisce i dati tecnici (altezza, materiale, numeri di inventario) e le date esatte del ritrovamento (3-4 aprile 1952).
- Caponera, Barbara, Il restauro a Villa Adriana. L’evoluzione degli interventi conservativi e le tecniche utilizzate, in Le grandi ville romane del territorio tiburtino, 2021. Documenta gli interventi di anastilosi condotti nel Canopo sotto la direzione di Roberto Vighi.
- Cinque, Giuseppina Enrica e Marconi, Nicoletta (a cura di), Villa Adriana. Passeggiate iconografiche, 2018. Il volume illustra l'apparato decorativo della villa e riporta estratti di inventari storici relativi al reimpiego di frammenti di cariatidi in arredi moderni (come il camino dello scultore Cardelli).
- Vighi, Roberto, Villa Hadriana, 1958. Citato all'interno delle bibliografie delle fonti come testo di riferimento per gli scavi e le sistemazioni dell'area del Canopo nel dopoguerra.
- Aurigemma, Salvatore, Villa Adriana, 1961. Menzionato nelle fonti per i resoconti fondamentali sui rinvenimenti e sulle prime anastilosi effettuate nel complesso imperiale.
- Immagine generata con AI Google Gemini
