La storia della medicina in Italia non passa solo per i grandi atenei delle metropoli, ma si snoda spesso attraverso le vicende di istituzioni secolari radicate nel territorio. L'Ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli rappresenta un caso esemplare di questa evoluzione, configurandosi come un’istituzione che, da piccola opera di carità medievale, si è trasformata nel fulcro della sanità tiburtina.
Le radici del nosocomio affondano nel cuore del Trecento, un'epoca in cui l'assistenza ai malati era inscindibile dall'esercizio della carità cristiana. Le prime testimonianze documentali risalgono al 1332 e riferiscono di un ospizio gestito dalla Confraternita dello Spirito Santo in via Maggiore. Tuttavia, l'esiguità degli spazi e l'insufficienza della struttura spinsero la comunità a intraprendere, nel 1337, la costruzione di una sede più capiente grazie alle donazioni di privati lungimiranti, tra cui spicca la figura di Giovanni di Nicola di Giacomo, passato alla storia con il soprannome di "il Rosso".
La vera svolta logistica e istituzionale avvenne nel 1345, quando la confraternita acquistò dai monaci di San Clemente la chiesa di San Cristoforo e i terreni adiacenti situati presso la strategica "porta dei prati". Su quest'area si cristallizzò il nucleo del moderno complesso ospedaliero, che assunse ufficialmente la denominazione di San Giovanni Evangelista nella seconda metà del secolo.
Tra il Quattrocento e il Seicento, il tessuto sanitario di Tivoli era caratterizzato da una forte frammentazione, con circa dieci piccoli ospedali rionali sparsi nelle diverse contrade cittadine. Il San Giovanni Evangelista agì come un vero e proprio catalizzatore istituzionale, inglobando progressivamente le realtà minori per ottimizzare risorse e competenze. Questo processo di accentramento ebbe un momento fondamentale nel 1353 con l'incorporazione dell'ospedale di Santa Maria Nuova e raggiunse il suo culmine nel 1698. In quell'anno, per ferma volontà del vescovo Antonio Fonseca, vennero riuniti sotto un'unica amministrazione anche gli ospedali di Santa Maria del Ponte e dell'Annunziata, rendendo il San Giovanni l'unico e definitivo polo sanitario cittadino.
Un nuovo capitolo si aprì nel 1729, quando il vescovo Placido Pezzangheri affidò la direzione della struttura ai religiosi di San Giovanni di Dio, universalmente noti come Fatebenefratelli. Sotto la loro gestione, l'ospedale visse una profonda trasformazione non solo clinica ma anche architettonica. Tra il 1733 e il 1740 fu eretto l'attuale edificio monumentale su progetto dell'architetto Tommaso De Marchis. La nuova concezione strutturale rifletteva un welfare sociale integrato, poiché il complesso ospitava non solo il nosocomio e il convento, ma anche il Monte di Pietà per il microcredito e un Monte Frumentario a sostegno dell'agricoltura locale.
La secolare esistenza del San Giovanni è stata attraversata da eventi drammatici e passaggi illustri che ne hanno forgiato l'identità. Nel 1553, durante le aspre dispute tra Tivoli e Castel Madama, le corsie dell'ospedale furono teatro di un sanguinoso eccidio quando un individuo noto come "scaccia diavoli" uccise a tradimento numerosi feriti castellani ricoverati. Di segno opposto fu l'evento del 1804, quando la struttura offrì rifugio e ospitalità al re Carlo Emanuele IV di Savoia, costretto all'esilio dall'avanzata francese.
Il sostentamento e l'espansione della struttura sono stati garantiti nel tempo da una fitta rete di filantropia. Nel XIX secolo si distinsero la contessa prussiana Federica de Solms, che finanziò un moderno convalescenziario, e Antonio Taddei, che lasciò un ingente patrimonio purtroppo in gran parte disperso per negligenze legali. All'alba del XX secolo, la generosità di Maria Arnaldi permise la realizzazione dell'omonimo padiglione, che ancora oggi sorge di fronte al corpo centrale come simbolo di continuità assistenziale.
Fonti
- Vincenzo Pacifici, L'Archivio Tiburtino di S. Giovanni Evangelista, 1922.
- Andrei, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
- Zaccaria Mari, Francesco Ferruti, Vincenzo G. Pacifici, Tivoli. Tremila anni di storia, 2020.
- Francesco Bulgarini, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli e suo territorio, 1848.
- Giovan Maria Zappi, Annali e memorie di Tivoli (sec. XVI), a cura di Vincenzo Pacifici, 1920.
- Francesco Saverio Massimo, Relazione storica del traforo del Monte Catillo in Tivoli per l’inalveazione del fiume Aniene, 1838.
- Giuseppe Cascioli, Bibliografia di Tivoli, 1923.
