L’Universo di Adriano: Architettura e Astronomia a Villa Adriana

L’antica Roma non era solo una civiltà di conquistatori e legislatori, ma anche un mondo profondamente legato ai cicli del cielo. Per i Romani, lo studio degli astri non era una disciplina puramente teorica: l'astronomia veniva applicata con pragmatismo alla navigazione, all’agricoltura e, soprattutto, alla legittimazione del potere imperiale. Tra tutti gli imperatori, Adriano fu colui che più di ogni altro cercò di tradurre l’armonia del cosmo in architettura, trasformando la sua residenza a Tivoli in una vera e propria "mappa celeste".





A differenza dei Greci, che si perdevano in speculazioni filosofiche sul sistema del mondo, i Romani eccellevano nella scienza applicata. L’osservazione delle stelle era indispensabile per orientare le rotte marittime nel Mare Nostrum e per la gestione del tempo,. Ricordiamo la fondamentale riforma del calendario di Giulio Cesare nel 45 a.C., realizzata con l'aiuto dell'astronomo alessandrino Sosigene, che introdusse l’anno bisestile per riallineare il tempo civile a quello solare.

In questo contesto, la religione e la politica erano intrinsecamente legate agli astri: l'imperatore, come Pontifex Maximus, sovrintendeva ai cicli del Tempo, e le cosiddette "macchine solari" — come il Pantheon o l'Horologium Augusti — servivano a celebrare il legame tra il sovrano e l'ordine universale.

Alcune recenti ricerche di archeoastronomia hanno rivelato che la Spianata dell’Accademia, l'area più elevata e riservata della Villa, fungeva da "Acropoli sacra" ed era progettata come una replica del cielo.

L'intero complesso è orientato lungo l'asse solstiziale, una linea ideale che collega il punto in cui sorge il sole al solstizio invernale con quello in cui tramonta al solstizio estivo,. In questi giorni specifici, l'architettura prende vita attraverso spettacolari fenomeni luminosi:

  • Il Tempio di Apollo (AC78): Al solstizio d’inverno, i raggi solari all'alba attraversano una "fuga di sale" assiale, illuminando in sequenza porte e pareti fino al cuore della sala circolare.
  • Roccabruna: Al solstizio d’estate, la luce penetra in un condotto specifico e proietta una lama luminosa rettangolare all'interno della cupola, muovendosi come un orologio solare.

Roccabruna: Un Osservatorio Romano?

L’edificio di Roccabruna è da secoli al centro di ipotesi affascinanti. Già nel XIX secolo, l'architetto Luigi Canina la definì una "specola" (osservatorio). Diversi indizi architettonici supportano questa tesi:

  1. I Cinque Condotti: Nella cupola sono presenti cinque condotti strombati che attraversano la muratura,. Sebbene alcuni abbiano ipotizzato servissero per il condizionamento dell'aria, molti studiosi ritengono fossero supporti per strumenti scientifici o fori per l'osservazione.
  2. La Sfera Armillare: L'analisi delle impronte sul tondo centrale della cupola suggerisce che vi fosse sospesa una sfera armillare, uno strumento utilizzato per misurare la posizione degli astri e rappresentare l'universo.
  3. La "Finestra-Cannocchiale" e Antinoo: Una feritoia situata nel corridoio sud-ovest punta esclusivamente verso una specifica porzione di cielo,. Secondo l'astrofisico Vittorio Castellani, questa apertura inquadrava perfettamente la regione dove nel 130 d.C. apparve la "stella di Antinoo" (probabilmente una Nova), il giovane favorito dell'imperatore divinizzato dopo la morte.

Il Giallo del "Dies Imperii"

Una delle teorie più dibattute riguardava l'orientamento di Roccabruna verso il tramonto dell'11 agosto, giorno dell'ascesa al potere di Adriano (Dies Imperii),. Tuttavia, calcoli astronomici rigorosi condotti da Castellani hanno confutato questa ipotesi: in quella data, il Sole tramonta a circa 8 gradi di distanza dall'asse dell'edificio,. Il legame solstiziale rimane, dunque, l'unica certezza scientifica per questo straordinario monumento.

Fonti |

1. Marina De Franceschini e Giuseppe Veneziano, Villa Adriana. Architettura celeste – I segreti dei solstizi, 2011 (L’Erma di Bretschneider)

2. Giuseppe Veneziano, Astrologia e astronomia nell’antica Roma, (documento che costituisce un approfondimento del volume del 2011)

3. Alessandro Camiz, La cosiddetta "Roccabruna" ed il dies imperii, in Villa Adriana. Environments (a cura di L. Basso Peressut e P. F. Caliari), 2004

4. Benedetta Adembri e Giuseppina Enrica Cinque, Nuove indicazioni per lo studio e l’interpretazione dell’edificio di Roccabruna a Villa Adriana, in Lazio e Sabina 8 (Atti del Convegno), 2012