Marco Valerio Massimo non fu solo un magistrato, ma il visionario che comprese il potenziale di Tivoli come nodo strategico fondamentale.
Aprendo la via verso l'Adriatico e nobilitando il paesaggio urbano con infrastrutture e residenze, ha lasciato un'impronta indelebile nell'urbanistica e nella topografia della regione, rendendo Tivoli una spina dorsale dell'economia e della difesa romana.L'evoluzione urbanistica e strategica del Lazio antico deve molto alla figura di Marco Valerio Massimo , un eminente esponente della gens Valeria che ha segnato la storia repubblicana tra il IV e il III secolo a.C.. Celebre magistrato e costruttore, la sua opera ha trasformato l'antico abitato di Tibur (Tivoli) in uno snodo logistico di primaria importanza per l'espansione di Roma verso l'Adriatico.
Una Prestigiosa Carriera Politica e Militare
La parabola politica di Valerio Massimo si inserisce nel cuore dell'età repubblicana, un periodo di intensa espansione territoriale. Intorno al 307-306 a.C. (corrispondente all'anno 447 ab Urbe condita), ricoprì la prestigiosa carica di Censore insieme a Cajo Giunio Bubulco. Il culmine della sua carriera politica giunse nel 286 a.C. con l'elezione a Console.
Le sue doti di costruttore non furono slegate dalle sue capacità belliche: l'attività di riorganizzazione infrastrutturale seguì infatti le vittorie militari riportate contro i Marsi, popolo che egli riuscì a soggiogare, garantendo a Roma il controllo delle aree interne.
La Via Valeria: Il Ponte tra Roma e l'Abruzzo
Il contributo più duraturo di Marco Valerio Massimo è senza dubbio la realizzazione della Via Valeria, arteria che ancora oggi porta il suo nome. Concepita come naturale prolungamento della Via Tiburtina, questa infrastruttura rappresentò un salto di qualità logistico per l'epoca.
Sviluppo Stradale: La via aveva origine a Tivoli e si snodava attraverso il territorio dei Marsi fino a raggiungere Corfinio, capitale dei Peligni.
Connessione Strategica: Grazie a quest'opera, Tivoli divenne il punto di partenza della principale arteria di collegamento tra l'Urbe e l'attuale regione Abruzzo.
Ingegneria e Territorio: Valerio Massimo non si limitò a tracciare una nuova rotta, ma regolarizzò a spese pubbliche percorsi e tratturi preesistenti, utilizzati sin dall'antichità per la transumanza, trasformandoli in una strada consolare efficiente.
Il Dibattito Archeologico: La Villa di Valerio Massimo a Tivoli
Oltre alle opere pubbliche, la figura del censore è legata a una delle grandi dimore storiche del territorio tiburtino. La tradizione erudita colloca la villa di Marco Valerio Massimo in una posizione scenografica presso l'odierna stazione ferroviaria di Tivoli, poco distante dalla necropoli che ospita la tomba della vestale Cossinia.
La residenza, che si estendeva nell'area un tempo nota come Vigna Landi o Vigna Boschi (già orto del monastero delle Mantellate), era caratterizzata da terrazze digradanti verso il fiume Aniene e godeva di un accesso diretto proprio dalla Via Valeria.
Tuttavia, il dibattito scientifico rimane aperto. Sebbene il prestigio del personaggio giustifichi il possesso di una tale proprietà, studi moderni sottolineano come l'attribuzione manchi di un fondamento archeologico certo. L'identificazione della villa potrebbe essere frutto di congetture storiche basate esclusivamente sulla vicinanza alla strada da lui edificata.
Fonti |
- Autori vari, Le grandi ville romane del territorio tiburtino, 2021.
- Autori vari, Tivoli. Tremila anni di storia, 2020.
- Fabio Gori, Viaggio pittorico antiquario da Roma a Tivoli e Subiaco..., 1855.
- Giuseppe Marocco, Monumenti dello Stato Pontificio e relazione topografica di ogni paese, 1835.
- Antonio Nibby, Viaggio antiquario ne’ contorni di Roma, 1819.
- Immagine generata con AI Gemini
