Cornelia e Sergia: il lato oscuro delle matrone nell'Antica Roma e la congiura dei veleni

Nella narrazione tradizionale della storia romana, la figura della matrona è spesso associata a ideali di virtù, pudicizia e dedizione domestica. Tuttavia, gli annali della Repubblica conservano il ricordo di un episodio inquietante che ne ribalta completamente l'immagine: la congiura del 331 a.C., che ebbe come protagoniste le nobili Cornelia e Sergia. In quell'anno, Roma fu colpita da quella che inizialmente apparve come una misteriosa epidemia che portava alla morte i cittadini più illustri dell'Urbe. Quella che sembrava una calamità naturale si rivelò invece il primo grande caso documentato di veneficium (avvelenamento di massa) della storia romana



La scoperta del complotto avvenne grazie alla testimonianza di una schiava, la quale rivelò agli edili curuli che la mortalità non era dovuta a un morbo, ma a decotti letali preparati da un gruppo di donne appartenenti all'aristocrazia. Seguendo le indicazioni della delatrice, le autorità sorpresero diverse matrone, tra cui appunto Cornelia e Sergia, intente a manipolare sostanze sospette su fornelli accesi. Condotte nel Foro, le due donne cercarono di difendersi sostenendo che le loro preparazioni fossero rimedi medicamentosi (remedia) e non veleni. Per dimostrare la propria innocenza, furono sfidate a bere i propri preparati: accettata la sfida per un ultimo atto di sfida o disperazione, Cornelia e Sergia morirono quasi istantaneamente davanti al popolo romano 

Le indagini successive portarono alla condanna di circa 170 matrone, un numero che suggerisce l'esistenza di una rete di complicità trasversale tra le grandi famiglie patrizie. Per la società romana dell'epoca, l'atto di Cornelia e Sergia non era solo un crimine comune, ma una vera e propria coniuratio contro la sicurezza dello Stato. Il trauma collettivo fu talmente profondo da essere interpretato come un segno di follia divina, spingendo le autorità a nominare un dittatore per celebrare il rito arcaico del clavus figendus (l'infissione del chiodo sacro) nel Tempio di Giove Ottimo Massimo, con lo scopo di purificare la città e ristabilire l'ordine sociale 


Fonti 

  • AA.VV., Storia di Roma 1. Roma in Italia, Einaudi, 1988.
  • AA.VV., Storia di Roma 4. Caratteri e morfologie, Einaudi, 1989.
  • Tito Livio, Ab Urbe Condita, Libro VIII.
  • Immagine di fantasia generata con Google Gemini