Dalla Lupa a San Valentino: il segreto dei Lupercalia sul Palatino

Le origini dell’identità romana non affondano le proprie radici soltanto nelle grandi riforme legislative o nelle gloriose conquiste militari, ma risiedono in riti ancestrali che evocano un passato selvaggio e pastorale. Tra questi, i Lupercalia rappresentano senza dubbio la festività più emblematica e carica di significati simbolici della Roma arcaica. Celebrata ogni anno il 15 febbraio, questa ricorrenza si collocava in un momento liminale del calendario, agendo come rito di purificazione e fecondazione in vista della rinascita primaverile. Il centro topografico dell'intera celebrazione era l'antro del Lupercale, situato alle pendici del Palatino, luogo che la tradizione consacrava come il sito dove la lupa avrebbe allattato Romolo e Remo.



La storiografia antica ha cercato a lungo di nobilitare queste origini selvagge collegando i Lupercalia alla figura mitica di Evandro. Secondo questa ricostruzione, il re arcade avrebbe importato in Italia il culto di Pan Liceo, una divinità greca che i Romani avrebbero poi identificato con Fauno o Inuo. Al di là delle tarde sovrapposizioni greche, gli studiosi moderni riconoscono nei Lupercalia un livello di culto estremamente antico, definito di "margine" sia sul piano spaziale che temporale, che riflette strutture socio-economiche preurbane basate sulla pastorizia transumante. In questa fase protostorica, la protezione delle greggi dall'attacco dei lupi e la garanzia della fecondità erano necessità vitali che il rito mirava a soddisfare attraverso una complessa simbologia apotropaica.

Il momento culminante della festa era la corsa rituale compiuta dai Luperci, un sodalizio sacerdotale che eseguiva un percorso lungo il pomerio primordiale del Palatino. Durante questa corsa, i giovani correvano nudi o con vesti succinte, colpendo con strisce di pelle animale le donne disposte lungo il tracciato. Questo gesto non era inteso come una violenza, ma come un atto sacro volto a favorire la fecondità e a purificare l'intera comunità. Persino le figure leggendarie dei fondatori, Romolo e Remo, venivano descritte come partecipanti attivi a questi giochi rituali, a testimonianza del legame indissolubile tra il rito e la nascita stessa dell'Urbe.

Nonostante l'ascesa del cristianesimo, i Lupercalia dimostrarono una vitalità straordinaria che sfidò i secoli. Ancora nel V secolo d.C., la festa era regolarmente registrata nei calendari ufficiali, come quello di Polemio Silvio, segno di una persistenza culturale che faticava a estinguersi. Fu solo alla fine del V secolo che papa Gelasio I intervenne drasticamente con una lettera aperta per proibire ai cristiani di partecipare a una festa considerata ormai impudica e incompatibile con la nuova fede. In quel periodo di transizione, era frequente che i senatori cristiani, per evitare compromissioni ma temendo di abbandonare del tutto l'antica protezione, facessero partecipare i propri schiavi al rito al posto loro.

La soppressione definitiva dei Lupercalia da parte della Chiesa non lasciò però un vuoto celebrativo. È opinione diffusa e suggestiva che la festa di San Valentino, istituita proprio a metà febbraio, sia nata come tentativo di sostituire il rito pagano della fertilità con una celebrazione cristiana dedicata all'amore spirituale e al martirio. Sebbene i Lupercalia fossero focalizzati su una fecondità naturale e collettiva legata ai greggi e alla discendenza, la transizione verso il santo degli innamorati potrebbe aver incanalato quella stessa esigenza di protezione dei legami e della vita in una cornice liturgica accettabile per la nuova società imperiale. In questo senso, il passaggio dal sangue dei sacrifici pastorali del Palatino ai fiori della festa moderna rappresenta una delle più affascinanti metamorfosi della memoria storica occidentale.


Fonti 

  • AA.VV., Storia di Roma 1. Roma in Italia, Einaudi, 1988.
  • AA.VV., Storia di Roma 4. Caratteri e morfologie, Einaudi, 1989.
  • Tito Livio, Ab Urbe Condita, Libro I.
  • Immagine di fantasia generata con Google Gemini