La storia monumentale di Tivoli non sarebbe la stessa senza la figura di Gustavo Adolfo di Hohenlohe-Schillingsfürst, un principe della Chiesa che, nella seconda metà del XIX secolo, legò indissolubilmente il suo nome al recupero di uno dei siti più celebri al mondo: Villa d'Este. Nato il 26 febbraio 1823 a Rotenburg an der Fulda, in Germania, Hohenlohe apparteneva a una delle famiglie più illustri dell'aristocrazia tedesca, ma scelse di dedicare la sua vita alla carriera ecclesiastica, diventando Cardinale e Arciprete della Basilica Liberiana.
Quando Hohenlohe giunse a Tivoli, la splendida residenza voluta dal Cardinale Ippolito II d'Este versava in uno stato di grave abbandono e degrado. Nel 1850, il principe ottenne la villa in affitto enfiteutico dalla Casa d'Austria, che ne era allora proprietaria. Da quel momento, Hohenlohe divenne il vero "benefico restauratore" della dimora estense. Nonostante le croniche difficoltà finanziarie e la necessità di richiedere frequenti aiuti economici alla propria famiglia in Germania, il Cardinale investì ingenti risorse per riparare i tetti, restaurare le preziose pitture di Taddeo Zuccari e Girolamo Muziano, e riattivare i complessi giochi d’acqua delle fontane che avevano reso la villa famosa nel Rinascimento.
Sotto la sua ala protettrice, Villa d'Este tornò a essere un centro d'attrazione per l'élite intellettuale europea. La sua ospitalità verso gli artisti era leggendaria: il celebre compositore e pianista Franz Liszt fu suo ospite per diversi anni, trovando tra i viali di cipressi l'ispirazione per alcune delle sue opere più famose. Il Cardinale accolse inoltre figure di altissimo rilievo, come l'Imperatore di Germania Guglielmo II nel 1895, e mantenne rapporti di stima con importanti uomini politici dell'epoca, tra cui Francesco Crispi e Augusto Baccelli.
Hohenlohe era noto per la sua personalità forte e talvolta anticonformista, che lo portò occasionalmente in urto con le gerarchie vaticane per via del suo spirito indipendente e delle sue opinioni non sempre allineate alla linea ufficiale della Chiesa. Nonostante ciò, fu profondamente amato dalla popolazione tiburtina di ogni colore politico per il lustro e l'economia che seppe ridare alla città.
Il Cardinale si spense il 30 ottobre 1896 a Roma, a causa di un male incurabile allo stomaco. Secondo il suo espresso desiderio, le sue spoglie furono sepolte nel Cimitero Teutonico in Vaticano, lasciando a Tivoli il ricordo di un uomo che seppe trasformare la propria passione per l'arte in un atto di salvaguardia per l'umanità intera.
fonti
- Gianni Andrei, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
- Francesco Seni, La Villa d'Este in Tivoli, 1902.
- Vincenzo Pacifici, Ippolito II Cardinale di Ferrara, 1920.
- Giuseppe Cascioli, Gli uomini illustri di Tivoli dalla sua origine ai nostri giorni, 1927.
- Gaetano Galassi, Lettera a Monsignor d'Hohenlohe, 1859.
- Autori Vari, Tivoli, fonte di luce (in Catalogo Luce et Vestale Tivoli), 2018.
