Il Fiume della Discordia: Roma, Tivoli e la Battaglia per l’Energia dell’Aniene

La storia dell’Italia post-unitaria è costellata di conflitti silenziosi tra le ambizioni della nuova Capitale e le radici profonde delle comunità locali. Uno degli scontri più accesi e significativi ebbe come protagonista l’Aniene, trasformando il corso del fiume in un terreno di scontro legale, politico e identitario che raggiunse il suo apice sul finire del XIX secolo.


 

Il Crollo dell'Equilibrio Pontificio e la Nuova Sovranità

Per secoli, il Comune di Tivoli aveva esercitato un dominio quasi esclusivo sulle acque dell’Aniene. Sotto la tutela dello Stato Pontificio, la gestione del flusso idrico era una prerogativa locale consolidata, essenziale per alimentare i mulini, le storiche cartiere e le celebri fontane monumentali di Villa d’Este. Con l’annessione al Regno d’Italia nel 1870, questo delicato equilibrio secolare venne scosso dalle fondamenta. Il nuovo Stato unitario introdusse con vigore il principio della demanialità delle acque pubbliche, una visione centralista che metteva direttamente in discussione i titoli di possesso vantati dai tiburtini. In questo scenario di incertezza legislativa, le autorità romane iniziarono a operare una vera e propria invasione di campo burocratica, concedendo licenze di sfruttamento a grandi società industriali straniere senza passare per il consenso del Comune di Tivoli.

1890: La Rivoluzione Elettrica e l’Ambizione di Armellini

Il 9 febbraio 1890 rappresenta una data spartiacque in questa vicenda. Il sindaco di Roma, Augusto Armellini, avanzò una richiesta di concessione perpetua delle acque che non era dettata da un semplice capriccio burocratico, ma dalla necessità impellente della rivoluzione elettrica. Il salto idraulico di circa centosessantacinque metri dell'Aniene presso Tivoli costituiva un potenziale energetico immenso, capace di trasformare la città laziale in una vera "centrale di luce" per la Capitale. Roma, in piena espansione e mossa da un appetito tecnologico inconciliabile con le vecchie logiche di borgo, vedeva nell'Aniene il capitale energetico indispensabile per rottamare l’illuminazione pubblica a gas e alimentare le nascenti industrie pesanti.

La Resistenza Tiburtina contro la Roma Matrigna

La reazione di Tivoli non si fece attendere e assunse i toni di una vera resistenza culturale. Dalle cronache dell'epoca emerge l’immagine di una Roma percepita come una matrigna vorace, intenzionata ad arricchirsi spogliando i territori limitrofi delle loro risorse naturali. Il timore non riguardava solo l'economia, ma colpiva il cuore dell'identità cittadina: si temeva che il prosciugamento dei canali storici per favorire i bisogni romani avrebbe decretato la morte degli opifici locali e, soprattutto, la scomparsa delle Cascatelle. Quest'ultime non erano solo una risorsa idrica, ma un simbolo estetico e turistico che rendeva Tivoli celebre in tutta Europa. Cedere sull'acqua significava, per i tiburtini, accettare un destino di immobilismo e declino.

Dalla Transazione del 1909 alla Modernità

L’aggressività istituzionale di Roma innescò una lunga sequela di battaglie legali. La tensione culminò in una storica causa intentata da Tivoli nel 1899 contro i Ministeri e la Prefettura. Fu un decennio di duri scontri nelle aule di tribunale, che trovò una parziale e sofferta risoluzione solo il 17 luglio 1909. Attraverso il celebre Atto di Transazione, lo Stato riaffermò ufficialmente il principio della demanialità delle acque, ma fu costretto a riconoscere a Tivoli e ai suoi abitanti il diritto al pieno godimento delle derivazioni dei cinque canali storici. La mossa di Armellini del 1890 rimane dunque il simbolo del momento in cui il progresso industriale si scontrò frontalmente con il diritto storico, ridefinendo per sempre il rapporto tra la gestione delle risorse naturali e l'autonomia dei territori.

Fonti 


  • Olindo Galli, La città tradita – L’Aniene fiume amaro, 1971
  • Gino Mezzetti, L’Aniene: un fiume di luce, 1993.
  • Sante Viola, Cronaca delle diverse vicende del Fiume Aniene in Tivoli, 1835
  • Francesco Mora, Acque di Tivoli, 1902.
  • Giacomo Salvati, Memoria relativa ai diritti che ha la Città di Tivoli sulle acque dell’Aniene, 1892
  • Vincenzo Pacelli, Le acque pubbliche. .
  • Francesco Saverio Massimo, Relazione storica del traforo del Monte Catillo in Tivoli per l’inalveazione del fiume Aniene, 1838
  • Consiglio Comunale di Tivoli, Memoria sulla derivazione di acqua dall’Aniene, 1888/1892