L’Abisso della Memoria: I Tesori Sommersi del Canopo e del Pantanello a Villa Adriana

Il complesso monumentale di Villa Adriana a Tivoli rappresenta uno dei vertici dell'architettura e della decorazione di epoca imperiale. Tra le scoperte più straordinarie avvenute all'interno della residenza di Adriano, un rilievo particolare spetta ai rinvenimenti effettuati all'interno delle grandi vasche ornamentali, contesti che hanno permesso la conservazione di cicli scultorei di eccezionale valore.





Il Canopo: Un Deposito di Capolavori tra Mito e Repliche Classiche

Durante le campagne di scavo degli anni Cinquanta, le indagini condotte all'interno della vasca del Canopo — definita anche Euripo per la sua forma allungata che richiama un canale — hanno portato alla luce il nucleo di sculture più consistente mai rinvenuto in un unico settore della Villa. Questi reperti, sebbene giacessero sul fondo del bacino, sono il risultato di una precisa stratificazione archeologica all'interno di una struttura architettonica definita.

Il ritrovamento più drammatico è certamente costituito dai frammenti del gruppo marmoreo di Scilla. L'opera raffigura il mostro marino colto nell'atto di ghermire e divorare i marinai compagni di Ulisse, i cui resti marmorei sono stati rinvenuti sparsi accanto alla figura principale. Questa composizione testimonia la predilezione di Adriano per il gusto ellenistico, capace di unire dinamismo narrativo e virtuosismo tecnico.

Oltre alle scene mitologiche, lo scavo del fondo dell'Euripo ha restituito elementi di funzione portante e decorativa di altissima qualità. Tra questi figurano le celebri quattro Cariatidi, repliche fedeli delle korai dell’Eretteo di Atene, e due sileni canefori. La presenza di queste figure, insieme alle personificazioni colossali dei fiumi Nilo e Tevere e alle statue di divinità come Hermes e Ares, delinea un programma iconografico complesso in cui il classicismo di Fidia e Policleto viene riproposto per celebrare l'universalità dell'Impero.



Ritrattistica e Simbolismo: Dall'Effigie Imperiale all'Esotismo

L'area del Canopo non ha restituito solo modelli ideali, ma anche testimonianze dirette della famiglia imperiale e della vita di corte. Il recupero di diversi ritratti, tra cui una testa di Adriano e un raffinato ritratto di Giulia Domna, indica una frequentazione e una cura del sito prolungata nel tempo. A queste si aggiungono pezzi di grande curiosità antiquaria, come una testina di bambino e teste di pantera. Di particolare rilievo per la comprensione dell'arredo funzionale è la statua di un coccodrillo in marmo cipollino: l'opera non era una semplice decorazione, ma fungeva da fontana zampillante, integrando perfettamente l'elemento plastico con quello idraulico.

Il Pantanello: L'Archivio Sommerso del XVIII Secolo

Un capitolo distinto nella storia degli scavi della Villa è rappresentato dal Pantanello, un'area originariamente depressa e paludosa dove confluivano gli scoli del complesso. Le indagini dirette nel XVIII secolo da Gavin Hamilton rivelarono sul fondo di questa vasca naturale un "prodigioso numero" di frammenti. Invece di una disposizione ordinata, il Pantanello si presentava come un immenso deposito di teste, mani, piedi e vasi, accumulatisi probabilmente a causa di abbandoni o crolli.

Tra i reperti più celebri estratti dal fango del Pantanello si annovera il celebre Vaso Warwick, oltre a preziose colonne in giallo antico e alabastro. L'area ha restituito anche numerosi idoli egizi frantumati, la cui presenza conferma quanto il culto e l'estetica dell'Egitto fossero centrali nella visione artistica di Adriano. Questi frammenti, recuperati secoli fa, rappresentano oggi pezzi fondamentali delle principali collezioni del mondo, confermando Villa Adriana come una miniera inesauribile di conoscenza per la storia dell'arte antica.


Fonti

AA.VV., Villa Adriana. Passeggiate Iconografiche, 2018

- AA.VV., Le grandi ville romane del territorio tiburtino, 2021