La storia di Tivoli è intrinsecamente legata ai capricci dell’Aniene, un fiume che nel corso dei secoli ha donato ricchezza industriale ma ha anche preteso tributi altissimi in termini di distruzione. Uno dei capitoli più critici di questa convivenza si consumò tra il 1808 e il 1835, un periodo segnato da crolli infrastrutturali, soluzioni provvisorie e, infine, un’opera ingegneristica monumentale che cambiò il volto della città.
Il ponte "provvisorio" di Paccagnini (1808-1829) Tutto ebbe inizio l’8 novembre 1808, quando l’antico ponte in muratura di San Rocco, che collegava la città alla via Valeria e agli Abruzzi, crollò rovinosamente a causa della corrosione delle basi prodotta dalla cascata. Per non interrompere il commercio vitale con il Regno di Napoli, il governo incaricò l’architetto Francesco Paccagnini di costruire con urgenza una struttura sostitutiva. Fu realizzato un ponte in legno di cipresso, completato in un solo mese. Paccagnini fu onesto: dichiarò che, data la natura dei legnami, l’opera avrebbe potuto durare al massimo cinque anni. Tuttavia, quella che era nata come una soluzione temporanea divenne per i tiburtini una "pericolosa e deforme pedagna", utilizzata per oltre vent’anni nonostante i continui scuotimenti provocati dal passaggio dei carri pesanti.
Il fatidico 28 febbraio 1829 Il fragile equilibrio si spezzò definitivamente il 28 febbraio 1829. Dopo la catastrofica alluvione del 1826, che aveva già abbassato l’alveo del fiume di circa nove metri e reso friabile il terreno circostante, una violenta piena invernale colpì la città. I "tristi pronostici" degli esperti si verificarono: il ponte provvisorio in legno cedette sotto l’impeto delle acque. Questo infortunio, avvenuto in un clima di profondo dolore cittadino per la recente morte di Papa Leone XII, rese evidente che Tivoli non poteva più affidarsi a soluzioni precarie. La sicurezza della città e il transito verso la Valeria erano ormai compromessi.
La visione di Gregorio XVI e Clemente Folchi L’ascesa al soglio pontificio di Gregorio XVI nel 1831 segnò la svolta. Il nuovo Papa, consapevole che le riparazioni alla vecchia chiusa non avrebbero mai garantito una sicurezza definitiva a causa della friabilità del suolo, approvò il progetto "fantastico" di Clemente Folchi. L’idea era rivoluzionaria: deviare il corso dell’Aniene attraverso un duplice traforo nel Monte Catillo, allontanando il pericolo dall’abitato.
Contemporaneamente allo scavo dei cunicoli, i tiburtini supplicarono il pontefice affinché il nuovo ponte non fosse di legno, come inizialmente previsto per ragioni economiche, ma in solida pietra. Gregorio XVI accolse la richiesta, ordinando la costruzione di un ponte in muratura a un solo arco di 20 metri di luce, fondato sui massicci piloni della nuova chiusa.
L’inaugurazione del 1835 I lavori procedettero con velocità straordinaria. Il 24 maggio 1835, il nuovo Ponte Gregoriano fu inaugurato solennemente con il passaggio dell’icona della Madonna di Quintiliolo. L’opera non era solo un capolavoro di ingegneria idraulica, ma un trionfo urbanistico: affiancato da muraglioni in opus reticulatum e piazze monumentali (Piazza Rivarola e Piazza Massimo), il ponte restituì dignità e sicurezza alla comunicazione tra Roma e l’Abruzzo. Con la deviazione finale del fiume nei cunicoli, inaugurata il 7 ottobre 1835, Tivoli cessò per sempre di temere le inondazioni dell’Aniene.
fonti:
- Agostino Cappello, Saggio sulla topografia fisica del suolo di Tivoli, 1824/1848.
- Francesco Bulgarini, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli e suo territorio, 1848.
- Francesco Saverio Massimo, Relazione storica del traforo nel Monte Catillo in Tivoli per l’inalveazione del fiume Aniene, 1838.
- Sante Viola, Cronaca delle diverse vicende del Fiume Aniene in Tivoli sino alla deviazione del medesimo nel traforo del Monte Catillo, 1835.
- Vincenzo Pacifici, Gregorio XVI e la Cascata dell'Aniene, 1935.
- Filippo Alessandro Sebastiani, Viaggio a Tivoli, 1828.
- Clemente Folchi, Memorie e documenti per servire alla storia della chiusa dell’Aniene in Tivoli, 1831.
