Il 1849 rappresenta per Tivoli un anno di rottura totale con il passato. Mentre l’Europa era scossa dai moti rivoluzionari, nella città tiburtina si consumava un esperimento politico senza precedenti: il passaggio da un’amministrazione basata sul lignaggio aristocratico a un sistema democratico puro, indotto dalla nascita della Repubblica Romana.
La svolta storica: il Suffragio Universale Maschile
L’evento cardine di questo periodo furono le elezioni per l’Assemblea Costituente Romana, le cui operazioni di voto iniziarono il 21 gennaio 1849 e si conclusero definitivamente, per i seggi suppletivi, il 19 febbraio. La vera novità fu l’introduzione del suffragio universale maschile, un concetto dirompente che scardinò il vecchio sistema dei ceti separati.
Per la prima volta, il diritto di voto venne esteso anche agli uomini analfabeti (“senza lettere”), permettendo alla “plebe la più minuta ed abietta” di partecipare alla vita pubblica. Tuttavia, la legge prevedeva ancora limitazioni: erano esclusi dal voto i mendicanti, i domestici (condizione servile) e i condannati per reati morali. Nonostante queste restrizioni, l’affluenza fu significativa: nelle elezioni di gennaio si registrarono 914 voti su una lista di quasi 6.000 iscritti, mentre in quelle di febbraio i votanti furono 607.
Le ripercussioni sul governo locale
L’avvento della Repubblica non cambiò solo il modo di votare, ma trasformò radicalmente la struttura del Comune di Tivoli. Il vecchio Consiglio Municipale, storicamente riservato a una ristretta oligarchia di 36 o 40 membri cooptati (divisi tra patrizi, cittadini e industrianti), venne sciolto.
Al suo posto, nacque una rappresentanza municipale democratica composta da 24 membri eletti direttamente. Tra le novità più rilevanti vi fu la pubblicità delle sedute: le adunanze del Consiglio divennero aperte al pubblico, imitando il modello delle grandi assemblee nazionali. Inoltre, il fulcro del dibattito politico si spostò nelle "Congreghe Popolari" (o Circoli), centri di aggregazione dove i cittadini discutevano le sorti della patria e della città.
I protagonisti tiburtini
Dalle urne uscirono nomi che avrebbero segnato la storia del patriottismo locale. I tiburtini Luigi Coccanari e Giuseppe Lolli di Lusignano furono eletti deputati all'Assemblea Costituente. Coccanari, in particolare, assunse il prestigioso incarico di Segretario dell'Assemblea. A livello locale, la guida del municipio fu affidata a figure come Antonio Taddei, eletto Gonfaloniere.
L'eredità della Repubblica
Sebbene l'esperienza repubblicana terminò nel luglio 1849 con l'occupazione francese e il ripristino del governo pontificio, Tivoli non tornò più ad essere la stessa. Il "modello patriziale" fondato sul sangue era ormai superato dai fatti.
Fonti bibliografiche:
- Gianni Andrei, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
- Francesco Bulgarini, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli e suo territorio, 1848.
- Giuseppe Cascioli, Gli uomini illustri o degni di memoria della città di Tivoli, 1928.
- Carlo De Luca, Il tramonto delle aristocrazie cittadine nello Stato Pontificio. Il caso di Tivoli (1815-1848), 2010.
- Francesco Palmieri, Cronaca della città di Tivoli dal Giugno 1846 al Giugno 1850, 1851.
- Antonio di Simone Petrarca, Codice Diplomatico di Tivoli (a cura di V. Pacifici), 1929.
