Il 26 marzo riveste un significato profondo per la storia dell’arte italiana, segnando l’anniversario della scomparsa di Ettore Roesler Franz, avvenuta a Roma nel 1907. Definito come uno dei più insigni acquarellisti di ogni tempo, Roesler Franz non fu soltanto un pittore di straordinario talento tecnico, ma un vero e proprio "archeologo della visione", capace di documentare con occhio lucido e sentimentale le trasformazioni urbanistiche e paesaggistiche dell’Italia di fine Ottocento. La sua figura è indissolubilmente legata alla città di Roma, dove nacque l’11 maggio 1845 da Luigi e Teresa Biondi, ma trovò in Tivoli una patria d’elezione che ne influenzò profondamente la maturità artistica e umana.
La fama internazionale di Roesler Franz è legata principalmente alla monumentale collezione denominata "Roma Sparita", composta da centoventi acquerelli che ritraggono angoli della capitale destinati a scomparire sotto i picconi delle ristrutturazioni post-unitarie. In queste opere, l’artista riuscì a superare il mero dato illustrativo per abbracciare un realismo vibrante, dove la luce e le trasparenze dell’acqua diventano protagoniste assolute. La sua attività non si limitò alla pittura, poiché nel 1875 fu tra i fondatori della Società degli Acquarellisti a Roma, un’istituzione che raccolse i migliori talenti dell’epoca e che gli permise di esporre con grande successo in tutta Europa, specialmente in Inghilterra e in Belgio.
Il legame con Tivoli fu costante sin dalla gioventù, culminando nel 1900 con l’acquisto della villa del collega e amico Onorato Carlandi, situata sulla via dei Cappuccini, l’odierno viale Mannelli. Questa dimora, che Roesler Franz amava profondamente e che è stata demolita solo nel 1963, divenne la base per le sue instancabili escursioni pittoriche nel territorio tiburtino. Tra i suoi soggetti prediletti figuravano i resti degli acquedotti romani, gli uliveti secolari della strada di Pomata e le imponenti vestigia di Villa Adriana. È proprio a Tivoli che il maestro decise di dedicarsi all’insegnamento, accogliendo come suo unico allievo il giovane e talentuoso Adolfo Scalpelli, al quale lo legò un affetto paterno e al quale lasciò in eredità i suoi attrezzi di lavoro e numerosi bozzetti.
L'amore ricambiato per la città "superba" portò il Comune di Tivoli a conferirgli la Cittadinanza Onoraria nel 1903, un onore che l'artista celebrò donando alla municipalità il celebre dipinto "Ponte Lupo", ancora oggi conservato nel gabinetto del Sindaco. Un aneddoto riportato dai contemporanei descrive bene la sua dedizione: durante un'escursione autunnale tra i monti tiburtini, accortosi di aver dimenticato i pennelli, Roesler Franz non esitò a fabbricarne uno di fortuna utilizzando i peli della coda dell'asino che lo accompagnava pur di non perdere la luce dorata di quel momento.
Gli ultimi mesi della sua vita furono segnati da una salute declinante. Una febbre persistente, inizialmente scambiata per una semplice nevralgia intercostale ma rivelatasi poi una pleurite, lo portò alla morte la mattina del 26 marzo 1907. Il cordoglio fu immenso sia a Roma che a Tivoli, dove la sua memoria è oggi onorata dalla scalinata che conduce a piazza Campitelli e dalla stele commemorativa eretta da Scalpelli lungo la strada di Pomata. Ettore Roesler Franz resta una figura centrale per comprendere il paesaggio laziale del XIX secolo: attraverso i suoi acquerelli, egli non ha solo dipinto la realtà, ma ha salvato dall’oblio l’anima stessa di un mondo che andava scomparendo.
Fonti
- Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
- Autori Vari, Lapis Tiburtinus, seconda edizione 2020.
- Autori Vari, Pomata, 2023.
- Bernoni Carlo, Casa in Tivoli del pittore acquarellista Ettore Roesler Franz, 2024.
- Borgia Roberto, Iconografia della Rocca Pia, 2019.
- Cascioli Giuseppe, Gli uomini illustri o degni di memoria della città di Tivoli, 1927-1928.