Nell’antichissima scansione del tempo romano, il 1 marzo non rappresentava soltanto l'esordio della primavera, ma il vero e proprio giorno iniziale dell'anno. Questa data era segnata da una delle cerimonie più sacre e cariche di valenza politica dello Stato: il solenne rinnovo del fuoco sacro. Il rito, che si svolgeva nel cuore del Foro Romano, vedeva protagoniste le Vestali, sei sacerdotesse caste incaricate di vigilare sulla fiamma affinché non si spegnesse mai, pena punizioni severissime impartite dal Pontefice Massimo. Questo fuoco, inteso come personificazione stessa della dea Vesta, era considerato un pignus imperii, un pegno di sicurezza e prosperità per l'intero popolo.
Il culto di Vesta presentava caratteristiche peculiari, prima fra tutte l'aniconicità: all'interno della cella del tempio non esistevano statue, poiché si credeva che la divinità risiedesse direttamente nella fiamma stessa. La forma circolare dell'edificio era densa di significati cosmologici, simboleggiando per alcuni la Terra sospesa nell'aria e per altri l'Universo intero con il fuoco posto al centro come "Monade". Oltre alla custodia della fiamma, le Vestali avevano il compito fondamentale di preparare la mola salsa, una focaccia sacra di farro e sale utilizzata in ogni importante sacrificio pubblico.
L'antica Tibur (Tivoli), che vantava legami profondissimi con Roma sin dall'epoca arcaica, rifletteva specularmente queste tradizioni religiose. Sebbene oggi si dibatta sull'attribuzione del celebre tempio rotondo situato sull'acropoli tiburtina — oscillando tra il culto di Vesta, di Ercole Sassano o della Sibilla Albunea — è archeologicamente accertato che a Tivoli esistesse un florido collegio di sacerdotesse Vestali. La presenza di queste figure è confermata da iscrizioni onorarie come quella dedicata a Saufeia Alexandra, eretta dai caplatores (gli operai dell'olio) per la sua straordinaria innocenza.
La testimonianza più emozionante giunge però dal ritrovamento, avvenuto nel 1929 lungo le sponde dell'Aniene, della tomba di Cossinia. Cossinia fu una sacerdotessa di nobile lignaggio che servì la dea Vesta per ben sessantasei anni, rimanendo fedele al culto ben oltre il periodo obbligatorio di trent'anni. La sua sepoltura in suolo pubblico, decretata dal senato locale, dimostra l'immenso prestigio di cui godeva questa "madre del popolo tiburtino". Si ipotizza inoltre che Tibur avesse un proprio sacrario di Vesta situato originariamente sull'arce e poi trasferito in una zona che ancora nel Medioevo conservava il nome corrotto di Mmesti (da in Vestae aede).
Celebrare il Capodanno il 1 marzo significava dunque rinnovare un patto di protezione tra gli uomini e le divinità attraverso il calore del focolare pubblico. A Tivoli, questo legame tra il sacro e la comunità ardeva con la stessa intensità dell'Urbe, sorvegliato da donne che, come Cossinia, dedicavano l'intera esistenza alla custodia di quella luce che assicurava la vita stessa della città.
Fonti:
- Adembri Benedetti, L’ara della vestale Cossinia, 2018.
- Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
- Angrisani Maria Luisa e Sanfilippo Giovanni, La dea Vesta, 2018.
- Boldrighini Francesca, Cossinia, il mistero di una vestale, 2018.
- Bulgarini Francesco, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli e suo territorio, 1848.
- Cascioli Giuseppe, Gli uomini illustri di Tivoli dalla sua origine ai nostri giorni, 1927.
- Coccanari Tiburzio, Nozioni di storia di Tivoli, 1957.
- Del Re Antonio, Dell’Antichità Tiburtine, 1611/2012.
- Mari Zaccaria, Tivoli. Tremila anni di storia, 2020.
- Nibby Antonio, Viaggio antiquario ne’ contorni di Roma, 1819.
- Nibby Antonio, Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de’ dintorni di Roma, 1849.
- Salone Claudio, Vesta e le Vestali nelle fonti antiche, 2018.
- Sebastiani Filippo Alessandro, Viaggio a Tivoli, 1828.
- Tomei Maria Antonietta, Le Vestali, il tempio di Vesta e la Domus Vestae nel Foro Romano, 2018.
