Il traforo del Monte Catillo: Storia e segreti di un capolavoro idraulico ottocentesco

 

La storia millenaria di Tivoli è segnata da un rapporto ambivalente con il fiume Aniene, risorsa vitale per l'industria ma minaccia costante per l'incolumità dei cittadini. Il momento di massima crisi si consumò il 16 novembre 1826, quando una piena di inaudita violenza devastò gran parte dell'abitato, lasciando la città in uno stato di desolazione tale da apparire come una piazzaforte presa d'assalto. Di fronte all'insufficienza dei rimedi parziali tentati sotto il pontificato di Leone XII, la necessità di una "terapia radicale" divenne l'imperativo categorico per il governo pontificio. Fu Papa Gregorio XVI a sancire la svolta definitiva, approvando il 9 giugno 1832 un progetto che per l'epoca appariva quasi fantastico: deviare il corso del fiume attraverso le viscere calcaree del Monte Catillo.



Il genio dietro questa titanica operazione fu l'architetto ed ingegnere romano Clemente Folchi, il cui piano fu selezionato tra circa ventiquattro proposte concorrenti per l'eccezionale stabilità e sicurezza che prometteva di garantire. Il progetto prevedeva l'inalveazione delle acque in un doppio traforo parallelo, scavato interamente nella roccia. I lavori, iniziati ufficialmente nell'agosto del 1832 sotto la supervisione del Cardinale Agostino Rivarola e del segretario Francesco Saverio Massimo, rappresentarono un cantiere d'avanguardia internazionale. Più di duecento operai provenienti da Liguria, Lombardia, Veneto e Abruzzo lavorarono giorno e notte, sfidando la durezza del masso calcareo inizialmente con soli picconi e zeppe di ferro, per poi ricorrere all'uso controllato di oltre cinquantottomila mine di piccolo calibro.

Dal punto di vista tecnico, i Cunicoli Gregoriani si distinguono per una progettazione accuratissima che fonde estetica neo-gotica e pragmatismo ingegneristico. Folchi scelse una forma ogivale a sesto acuto per le volte, una decisione dettata dalla necessità di evitare il distacco degli strati rocciosi che una curva a tutto sesto avrebbe reso instabili in quel tipo di geologia. I tunnel hanno una lunghezza variabile tra i 280 e i 294 metri, con una sezione che si restringe progressivamente dall'imbocco allo sbocco per mantenere costante la velocità del flusso. Per non compromettere l'economia locale, la soglia d'ingresso fu livellata esattamente al ciglio della vecchia cascata, assicurando così che i canali industriali continuassero a ricevere la portata d'acqua necessaria al funzionamento degli opifici.

Oltre al valore idraulico, lo scavo del Catillo si trasformò in una straordinaria opportunità archeologica. Durante la rimozione di circa trentacinquemila metri cubi di pietra e terra, emersero vestigia romane di inestimabile pregio, tra cui un antico sepolcreto, tronconi di ponti e tratti dell'acquedotto di Vopisco. Queste scoperte, lungi dal rallentare l'opera, confermarono la grandezza della sfida, ponendo il lavoro del Folchi in ideale continuità con le imprese dei Cesari. La solenne inaugurazione del 7 ottobre 1835 segnò la nascita della Grande Cascata attuale, con un salto di oltre cento metri che restituì a Tivoli la sua celebrità turistica e, soprattutto, una sicurezza duratura contro le piene secolari. Contemporaneamente, la sistemazione dei piazzali e la costruzione del solido Ponte Gregoriano completarono una trasformazione urbanistica che rese Tivoli, per secoli offesa dall'acqua, per i secoli sicura.


Fonti:

  • Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
  • Bulgarini Francesco, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli e suo territorio, 1848.
  • Folchi Clemente, Ragionamento artistico sulle scoperte fatte recentemente in Tivoli, 1833.
  • Giuliani Fulvio Cairoli, Tivoli. Tremila anni di storia (Sintesi), 2020.
  • Massimo Francesco Saverio, Relazione storica del traforo nel Monte Catillo in Tivoli per l’inalveazione del fiume Aniene, 1838.
  • Pacifici Vincenzo (a cura di), Gregorio XVI e la cascata dell'Aniene, 1935 (ristampa 1991).
  • Viola Sante, Cronaca delle diverse vicende del Fiume Aniene in Tivoli sino alla deviazione del medesimo nel traforo del Monte Catillo, 1835.
  • Autori Vari, La Villa Gregoriana (Memorie dell'acqua), s.d.
  • Autori Vari, Tivoli, fonte di luce (Catalogo Luce et Vestale), 2018.
  • Immagine da Società Geografica Italiana