L'Eclissi di un Tesoro: La Drammatica Dispersione delle Sculture di Villa d'Este e l'Incredibile Naufragio di Ischia


La Villa d’Este di Tivoli, oggi celebrata universalmente per lo straordinario gioco delle sue fontane, nacque nel XVI secolo come un immenso palcoscenico per l'antichità classica. Il cardinale Ippolito II d’Este, animato da una vera e propria ossessione collezionistica, trasformò la sua dimora tiburtina in uno dei più importanti musei all’aperto del Rinascimento, attingendo a piene mani dai resti della vicina Villa Adriana e dai mercati antiquari romani. Tuttavia, quello che oggi ammiriamo è solo un’ombra della magnificenza scultorea originale. Nel corso dei secoli, una combinazione di necessità finanziarie, disinteresse degli eredi e spregiudicate trattative commerciali ha portato alla dispersione di questo patrimonio in tutto il mondo, segnando una delle pagine più dolorose e, al contempo, affascinanti della storia dell'arte.



La diaspora delle opere iniziò già pochi anni dopo la morte del cardinale Ippolito nel 1572, ma fu il XVIII secolo a decretare il colpo di grazia alla collezione. I duchi di Modena, divenuti proprietari della villa, iniziarono a considerare le statue come una risorsa economica da alienare per risanare le finanze familiari. Fu così che nel maggio del 1753 Papa Benedetto XIV, esercitando una sorta di diritto di prelazione per impedire che i pezzi migliori finissero alla corte di Napoli, acquistò tredici sculture capitali per il Museo Capitolino. Tra queste figuravano capolavori come l'Iside in basalto nero e la celebre Pandora. Da quel momento, mercanti e collezionisti internazionali iniziarono a svuotare progressivamente i viali e le grotte del giardino estense.

In questo contesto di smantellamento si inserisce uno degli episodi più singolari e meno noti della storia della villa: il naufragio di Ischia. Nel 1774, il Duca Francesco III d'Este decise di prelevare sette sculture dalla villa tiburtina per arredare il Palazzo Ducale di Modena. Le opere, dopo essere state restaurate a Roma, vennero imbarcate a Civitavecchia su un bastimento che trasportava anche un ingente carico di puzzolana. Il 24 gennaio 1775, la nave fece naufragio nei pressi dell'isola di Ischia. Le operazioni di recupero furono frenetiche: cinque casse vennero tratte in salvo quasi subito, nonostante tre di esse fossero finite sotto la massa di puzzolana riversatasi sul fondo. Tuttavia, una sesta cassa, contenente una statua di Togato di notevoli dimensioni, rimase prigioniera delle acque per oltre quattro anni.

Il destino della statua "naufraga" è emblematico della sfortunata gestione della collezione. Quando finalmente venne ripescata nel marzo del 1779, il marmo appariva gravemente corroso e danneggiato dall'azione del mare e del tartaro. La corte di Modena, spaventata dai costi di restauro e dai pericoli di un nuovo trasporto marittimo, decise di non portarla più a destinazione. La scultura rimase così nello studio dello scultore Granjaquet fino al 1781, quando fu venduta per una cifra modesta ai Musei Vaticani, entrando a far parte del nucleo del Museo Chiaramonti. Questo episodio non fu che il preludio alla vendita definitiva del 1788, quando lo scultore e restauratore Vincenzo Pacetti acquistò le ultime venticinque sculture rimaste, tra cui l'Ercole colossale e la Leda con il cigno, rivendendole successivamente a grandi collezionisti come Marcantonio IV Borghese o facendole confluire nelle raccolte pontificie.

Oggi, per ricostruire idealmente la collezione estense, bisogna intraprendere un viaggio che attraversa i Musei Vaticani, il Louvre di Parigi, la Galleria Borghese di Roma e persino il World Museum di Liverpool. Le antiche fonti scritte, come le descrizioni dell'anonimo fontaniere del 1725 o le incisioni del Venturini, restano gli unici testimoni silenziosi di un’armonia tra scultura e natura che rendeva Villa d'Este un luogo unico al mondo. La dispersione delle sue opere non è stata solo una perdita per Tivoli, ma la genesi di una nuova forma di valorizzazione museale che ha permesso a questi capolavori di sopravvivere, seppur lontano dalle acque del fiume Aniene che per secoli li avevano bagnati.

Fonti |

Serafina Giannetti, La collezione delle statue antiche della Villa d'Este a Tivoli. Storia d'una dispersione, Tesi di Dottorato, 2018.