L’Eredità Iconografica di Piranesi e dei Vedutisti Tiburtini

L'arte dell'incisione ha giocato un ruolo fondamentale nella cristallizzazione del mito di Tivoli, trasformando la città in un'icona del paesaggio europeo attraverso una varietà di linguaggi tecnici. Il vero «sculptor linearis» è l'incisore, un artefice capace di superare il colore per restituire la realtà in cento tonalità di grigio e di bruno, suscitando un'impressione coloristica che affida al pensiero dello spettatore la realizzazione dell'immagine ideale. Le tecniche principali che hanno permesso questa diffusione capillare includono la xilografia, la più antica forma di stampa a rilievo su legno, e le tecniche calcografiche su rame come il bulino e l'acquaforte. Mentre il bulino richiede una mano ferma per solcare direttamente il metallo, l'acquaforte permette una vibrazione più libera e pittorica grazie all'uso dell'acido, una tecnica in cui maestri come Piranesi eccelsero, arrivando a tirare fino a 3000 esemplari da una singola lastra. Nel XIX secolo si aggiunsero la punta secca, per effetti di estrema delicatezza, e la litografia, basata sull'uso della pietra, sperimentata anche con materiali calcarei locali.

Luigi Rossini | Veduta del Tempio della Sibilla in Tivoli (1824)

Tivoli ha rappresentato per secoli uno dei soggetti prediletti dell'iconografia europea, attirando una moltitudine di artisti affascinati dalle sue rovine e dalle spettacolari cadute d'acqua. Tra le figure più emblematiche spicca Giovanni Battista Piranesi, che a partire dal 1741 dedicò a Tivoli e alla Villa Adriana una vasta produzione di acqueforti, documentando con precisione scenografica monumenti come il Tempio della Sibilla, il Santuario di Ercole Vincitore e le Grandi Terme. Suo figlio, Francesco Piranesi, proseguì l'attività realizzando incisioni di soffitti e pavimenti di Villa Adriana, oltre a celebri vedute del peristilio del Tempio di Vesta. Un contributo monumentale fu offerto da Luigi Rossini, architetto ravennate che nel 1826 pubblicò "Le antichità dei contorni di Roma", includendo dettagliate ricostruzioni delle grandi ville tiburtine e dei condotti degli acquedotti.

La città fu immortalata anche da insigni incisori stranieri, tra cui il fiammingo Georg Hoefnagel, autore nel 1572 della veduta panoramica "Tiburtum vulgo Tivoli". Hendrick van Cleef, intorno al 1580, incise suggestivi scorci delle rovine di Villa Adriana, mentre all'inizio del XVII secolo Egidio e Marco Sadeler pubblicarono incisioni che includevano la grande cascata e i templi dell'acropoli. Il francese Israël Silvestre, verso il 1650, produsse rami raffiguranti le porte e le mura difensive, mentre Stefano Duperac creò nel 1573 le prime vedute prospettiche di Villa d'Este, fungendo da modello per molte rappresentazioni successive.

L'iconografia ottocentesca vide protagonisti Filippo Maria Giuntotardi ed Antonio Testa, autori di una raccolta di vedute dal Ponte Lucano a Villa d'Este. Giovan Francesco Venturini si distinse per le incisioni dedicate alle fontane del giardino estense. Bartolomeo Pinelli, noto per i suoi costumi popolari, incise anche vedute tiburtine. Altri artisti rilevanti furono W.F. Gmelin, autore di incisioni sulle piccole cascatelle, e Gaetano Cottafavi, che pubblicò acqueforti dei principali monumenti nel 1834. In ambito tecnico, si segnalano Giovanni Petroski e Diego de Revillas, mentre Lodovico Prosseda documentò siti come la Rocca Pia nel 1828. Infine, contributi giunsero da Joan Blaeu, Tommaso di Lorenzo e I.L. Deroy.


Fonti 

  • Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
  • Autori Vari, Annali e memorie di Tivoli (SFST 01), 1920.
  • Autori Vari, Catalogo della Mostra "Le grandi ville romane del territorio tiburtino", 2021.
  • Autori Vari, Tivoli, un Laboratorio urbano, 2019.
  • Autori Vari, Villa Adriana. Passeggiate iconografiche, 2018.
  • Borgia Roberto, Iconografia della Rocca Pia, 2019.
  • Mons. Giuseppe Cascioli, Bibliografia di Tivoli, 1923.
  • Pacifici Vincenzo, Ippolito II d'Este, 1920 (rist. 1984).
  • Rossini Luigi, Le città del Lazio, 1826 (ed. 1943).