La nomina del cardinale Ippolito II d’Este a governatore di Tivoli nel 1550 segnò l'inizio di una trasformazione urbanistica senza precedenti, che avrebbe alterato per sempre il volto della città medievale per dare vita al capolavoro del Manierismo noto come Villa d’Este. Al suo arrivo, Ippolito si innamorò della Valle Gaudente, una vasta area di orti rigogliosi e vigne situata in una posizione panoramica tra il palazzo del governatore e le mura urbane. Tuttavia, per realizzare il suo ambizioso progetto di una "villa d’incanti" e di un giardino monumentale, fu necessario intraprendere una radicale operazione di esproprio e demolizione che colpì duramente la cittadinanza tiburtina. Le fonti riportano che tra le venti e le sessanta abitazioni private, situate in una zona comoda e densamente popolata, furono acquistate forzatamente e rase al suolo, sottraendo la Valle Gaudente al godimento pubblico dei cittadini, dimostrando come il cardinale non tollerasse ostacoli materiali o spirituali alla sua visione di grandezza.
Questa massiccia distruzione di un intero rione cittadino ha alimentato per secoli una suggestiva leggenda popolare legata alla nascita del rione dell'Inversata. Secondo la tradizione locale, ancora oggi ampiamente diffusa, gli abitanti sfollati della Valle Gaudente sarebbero stati trasferiti in una nuova area suburbana dove le case furono ricostruite seguendo un ordine "inverso" rispetto a quello della demolizione: la prima casa abbattuta nella valle sarebbe stata cioè riedificata per ultima nella nuova via, da cui deriverebbe il toponimo "Inversata". Questa ricostruzione mitica, pur essendo di grande fascino e riflettendo lo scontento della popolazione per i soprusi subiti dagli agenti estensi, non trova riscontro nella realtà dei documenti storici. Le inchieste e le querele presentate dai cittadini contro il cardinale menzionano promesse di ricostruzione non sempre mantenute, ma non confermano lo schema simmetrico suggerito dalla leggenda.
La ricerca toponomastica moderna ha infatti smentito l'origine cinquecentesca del nome, rintracciandone le radici in un'epoca molto più remota. Il termine "Inversata" è la corruzione letteraria dei precedenti nomi medievali "Amprecçati", "Ambersato" o "Ampersato", già ampiamente documentati in atti notarili e statuti cittadini della fine del XIV secolo e dell'inizio del XV, ovvero oltre cento anni prima che Ippolito d’Este mettesse piede a Tivoli. Tale area, situata nei pressi dell'antica Rocca Pia e dell'anfiteatro romano detto "Circinus", era anticamente una piazza o una contrada dove si svolgevano mercati e attività sociali. L'evoluzione del nome da "Ambersato" a "Inversata" è da considerarsi un processo di adattamento linguistico "a tavolino", avvenuto probabilmente nel XVII secolo, volto a rendere comprensibile un termine dialettale percepito come arcaico o corrotto.
L'origine etimologica più probabile del termine originario "Ambersato" o "Imbersato" risale al latino medievale bersae, bersare o bersarii, vocaboli che indicavano boschi o parchi recintati destinati alla conservazione delle fiere e alla caccia. Questa spiegazione trova un riscontro perfetto nella topografia della zona, poiché proprio nei pressi dell'Inversata sorgeva il cosiddetto "Barchetto", una piccola riserva di animali recintata da mura che il cardinale Ippolito creò intorno alla Rocca Pia come dipendenza della villa. Inoltre, lo stesso toponimo compare in contesti simili a Bevagna, in Umbria, dove il sito di un anfiteatro romano porta ancora oggi il nome di "Inversato", confermando che il termine è legato alla memoria delle strutture classiche o a riserve boschive chiuse, e non a un capriccioso ordine di ricostruzione architettonica. In conclusione, sebbene Villa d'Este rimanga un trionfo di ingegno, il rione dell'Inversata porta nel nome un'eredità medievale che precede di gran lunga l'ambizione estense.
Fonti
- Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
- Autori Vari, Annali e memorie di Tivoli (SFST 01), 1920.
- Autori Vari, Tivoli. Tremila anni di storia (Sintesi), 2020.
- Autori Vari, Tivoli, un Laboratorio urbano, 2019.
- Borgia Roberto, Il complesso della Rocca Pia - Percorso museale, 2019 (con contributi di Francesco Ferruti).
- Bulgarini Francesco, Compendio della storia di Tivoli, 1880.
- Coccanari Tiburzio, Nozioni di storia di Tivoli, 1957.
- Pacifici Vincenzo, Ippolito II d’Este, cardinale di Ferrara, 1920 (rist. 1984).
- Seni Francesco Saverio, La Villa d’Este in Tivoli, 1902.
- Viola Sante, Storia di Tivoli dalla sua origine fino al secolo XVII, 1819.
