Gli storici tiburtini, basandosi su Dionigi di Alicarnasso, sottolineano con orgoglio l'antichità di Tivoli, che sarebbe stata fondata circa 462 o 700 anni prima di Roma. Questo rende la città uno dei centri più vetusti del Lazio, nato in un'epoca eroica e favolosa ben prima dell'arrivo di Enea.
La fondazione mitica di Tivoli (l'antica Tibur) è legata a una complessa genealogia greca che vede come protagonisti Catillo (senior), i suoi tre figli — Tiburto, Corace e Catillo (junior) — e la cacciata delle popolazioni autoctone.
Secondo la tradizione più diffusa, raccolta da autori come Solino e Catone, la stirpe dei fondatori trae origine dalla Grecia, in particolare da Argo o dall'Arcadia. Catillo senior, figlio dell'indovino Anfiarao (uno dei "Sette contro Tebe"), fuggì dalla patria in seguito alla morte prodigiosa del padre e, per comando oracolare o dell'avo Oecleo, guidò una spedizione chiamata ver sacrum (primavera sacra) verso l'Italia. Egli giunse nel Lazio come generale dell'armata di Evandro, trovando accoglienza presso il re Fauno.
Catillo senior generò in Italia tre figli che divennero gli effettivi artefici della potenza tiburtina: Tiburto, Corace e Catillo.
- Tiburto (o Tiburno): È considerato il fratello maggiore e il vero eponimo della città. Egli discacciò gli antichi abitanti della zona — i Siculi (o Sicani) — che risiedevano nel sito allora chiamato Sicelion o Siculeto. In onore del suo primogenito, la città fu rinominata Tibur. Tiburto è descritto come un fondatore "giudizioso" che scelse strategicamente di edificare tra il Monte Calvo e il Monte Catillo, presso la cascata dell'Aniene.
- Corace (o Cora): Fratello di Tiburto, la leggenda gli attribuisce la fondazione della città di Cora (l'odierna Cori), con le sue mura ciclopiche. Insieme a Catillo, è citato da Virgilio nell'Eneide come un valoroso guerriero della "gioventù argiva" che guidò schiere armate in favore di Turno contro Enea.
- Catillo (junior): Anch'egli compagno d'armi del fratello Corace, legò indissolubilmente il suo nome al Monte Catillo, che sovrasta Tivoli e che ne conserva tuttora la denominazione. Alcune fonti ipotizzano che avesse fondato una città separata sulle pendici del monte prima che questa si fondesse con il nucleo principale di Tibur.
La fondazione non fu solo un atto militare, ma religioso. Tiburto e i fratelli presero gli auspici sotto tre antichi lecci (o querce), che Plinio descriveva come ancora esistenti ai suoi tempi e persino più antichi della fondazione di Roma. Al momento della fondazione, Tiburto consacrò la città a Ercole (nella variante Vincitore o Sassano), dio protettore della forza e dei commerci, legame che divenne identitario per i tiburtini, chiamati spesso "erculei". Dopo la morte, lo stesso Tiburto fu divinizzato e gli fu dedicato un bosco sacro (lucus Tiburni), celebrato da Orazio e Stazio per la sua bellezza presso le sponde dell'Aniene.
fonti |
- Antonio Del Re, Dell’Antichità Tiburtine (Capitolo I), 1611 (edizione a cura di P. Candido, 2012).
- Marco Antonio Nicodemi, Storia di Tivoli (Tiburis Urbis Historia), 1589 (edizione a cura di R. Del Re, 1907).
- Giuseppe Cascioli, Gli uomini illustri o degni di memoria della città di Tivoli dalla sua origine ai nostri giorni, 1927.
- Francesco Bulgarini, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli e suo territorio, 1848.
- Sante Viola, Tivoli nel decennio dalla deviazione del fiume Aniene, 1848.
- Antonio Nibby, Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de’ dintorni di Roma (Tomo III), 1849.
- Zaccaria Mari, Tivoli. Tremila anni di storia, 2020.
- Lolli, Compendio Istorico della Città di Tivoli, 1818.
- Coccanari, Nozioni di storia di Tivoli, 1957.
- Giovanni Maria Zappi, Annali e memorie di Tivoli (sec. XVI), a cura di V. Pacifici, 1920.
