Il palazzo nobiliare di Villa d’Este a Tivoli, concepito dal cardinale Ippolito II d’Este come una dimora degna di un principe, trova nella Sala della Fontana il suo snodo monumentale e simbolico più significativo. Situata nel cuore dell’appartamento nobile, questa stanza funge da sontuoso vestibolo d’onore, collegando l’interno del palazzo direttamente ai giardini attraverso una scenografica doppia scala esterna sorretta da logge sovrapposte. Entrando in questo ambiente, il visitatore viene immediatamente catturato da una pavimentazione raffinata in pietre mischie di varie sorti e colori, tagliate a quadretti e forme geometriche, che riflettono la luce proveniente dalle ampie finestre affacciate sulla Valle Gaudente. La sala non è solo un luogo di transito, ma un manifesto del potere estense, dove l'ingegneria idraulica e la pittura manierista collaborano per creare un’illusione di perfetta armonia tra architettura e natura.
L’elemento che conferisce il nome alla sala è la monumentale fontana rustica incassata in una delle pareti corte, un’opera di grande artificio realizzata con l’uso di "tartari" tiburtini, ovvero concrezioni calcaree che simulano la volta di una grotta naturale. Al centro della nicchia si erge una statua femminile in piedi, spesso identificata nelle fonti storiche come Senta Fauna o Bona Dea, una divinità legata alla fertilità locale, scolpita in modo che le vesti appaiano in marmo nero in contrasto con le carni candide. La statua regge una cornucopia, simbolo di abbondanza, ed è circondata in nicchie minori da quattro teste marmoree. L’apparato decorativo della fontana è arricchito da riferimenti araldici come genietti che stringono i pomi cotogni, insegna personale di Ippolito, e le immancabili aquile bianche della casata d'Este inserite tra mosaici di smalti e conchiglie marine.
Un aspetto tecnico di estremo interesse riguarda l’alimentazione idrica di questo complesso monumentale. Mentre le fontane del giardino sottostante utilizzano principalmente le acque derivate dal fiume Aniene, la fontana della sala e quelle dei giardini segreti erano originariamente alimentate dall’Acquedotto Rivellese. Quest'acqua, definita purissima e proveniente dalle sorgenti dei monti Affliani, veniva convogliata attraverso il "Barchetto" fino al palazzo per servire non solo agli scopi decorativi ma anche all'uso potabile della corte. La portata modesta della Rivellese richiedeva un sistema di serbatoi e cisterne nascosti sotto il cortile, permettendo così alla fontana della sala di produrre quel mormorio costante tanto apprezzato dagli ospiti del cardinale.
L’apparato pittorico, opera di maestri come Federico Zuccari e Girolamo Muziano, completa la magnificenza dell'ambiente con un ciclo di affreschi che celebra le origini leggendarie di Tivoli. Al centro della volta spicca il celebre "Convito degli Dei", un banchetto divino disposto attorno a una tavola rotonda che evoca i modelli di Raffaello alla Farnesina. I fregi e le pareti narrano la fondazione della città da parte di Tiburto e le fatiche di Ercole, figura scelta per onorare il padre del cardinale, Ercole II d’Este. Particolarmente suggestive sono le vedute paesaggistiche che decorano le porzioni inferiori delle pareti, tra cui una rappresentazione della villa stessa "come doveva essere", che fungeva da guida visiva per i visitatori dell’epoca, invitandoli a scoprire il labirinto di meraviglie che si estendeva oltre le soglie del palazzo.
Fonti
- Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
- Autori Vari, Annali e memorie di Tivoli (SFST 01), 1920.
- Autori Vari, Lapis Tiburtinus, 2020.
- Borgia Roberto, Iconografia della Rocca Pia, 2019.
- Bulgarini Francesco, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli, 1848.
- Del Re Antonio, Dell’Antichità Tiburtine, 1611.
- Pacifici Vincenzo, Ippolito II d’Este, 1920 (rist. 1984).
- Seni Francesco Saverio, La Villa d’Este in Tivoli, 1902.
- Sebastiani Filippo Alessandro, Viaggio a Tivoli, 1828.
