Quando il cardinale Ippolito II d’Este fu nominato governatore di Tivoli nel 1549, trovò la residenza ufficiale situata nell'antico convento di San Francesco inadeguata al suo rango principesco e alle sue ambizioni di mecenate. Per realizzare quella che oggi conosciamo come Villa d’Este, egli intraprese una trasformazione radicale del tessuto urbano medievale che richiese il sacrificio di un intero rione cittadino. La zona prescelta, nota come Valle Gaudente per la sua bellezza paesaggistica, era densamente popolata; tra le quaranta e le sessanta abitazioni private, oltre a vigne e piccoli edifici sacri come la chiesa di Santa Margherita, furono acquistate e sistematicamente demolite per far posto ai giardini pensili. Questa massiccia operazione di esproprio, iniziata intorno al 1560, non fu priva di tensioni sociali, poiché sottrasse ai cittadini il godimento di un’area storicamente aperta alla comunità. La tradizione locale narra che gli sfollati della Valle Gaudente vennero trasferiti nel rione Inversata, così chiamato proprio perché le nuove case sarebbero state edificate nell'ordine inverso rispetto a quelle abbattute.
L’anima vitale del progetto di Ippolito era l'acqua, ma alimentare l’incredibile numero di fontane ideate dall'architetto Pirro Ligorio richiese un’opera di ingegneria idraulica che sfida ancora oggi la nostra ammirazione. Il cardinale ordinò la costruzione di un imponente acquedotto sotterraneo, noto come Canale Estense, scavato interamente nel masso vivo sotto il centro abitato di Tivoli. Questo condotto, alto otto palmi e largo cinque, traforava il colle per circa ottocento passi fino a congiungersi con l'Aniene presso la cascata superiore del Pelago. Parallelamente, per garantire acqua purissima al palazzo e alle fontane potabili, fu ripristinato l’acquedotto Rivellese, che traeva le sue onde dalle sorgenti dei monti Affliani attraverso una condotta di oltre due miglia. Tale integrazione idrica non solo permetteva la sopravvivenza di un rigoglioso giardino in un sito originariamente alpestre e montuoso, ma costituiva un'ostentazione del controllo tecnologico della famiglia d'Este sulla natura.
L’apice di questo dominio idraulico è rappresentato dalla Fontana dell’Organo, una meraviglia tecnologica portata a compimento dal cardinale Luigi d’Este e inaugurata nel 1573 alla presenza di papa Gregorio XIII. Frutto dell’ingegno del fontaniere francese Claudio Venardo, fu il primo organo idraulico mai introdotto in Italia, capace di produrre musica automaticamente senza intervento umano. Il meccanismo era basato su un principio geniale: l'acqua cadeva con violenza in una cavità sotterranea comprimendo l'aria che veniva poi convogliata nelle canne dell'organo, mentre un secondo flusso metteva in moto un cilindro dentato di rame che batteva ordinatamente sui tasti, permettendo alla struttura di suonare madrigali e mottetti. Al culmine dell'esibizione, l'attivazione di quindici potenti getti d’acqua creava il suggestivo effetto del "Diluvio", lasciando gli ospiti della corte estense nel dubbio che all'interno della fontana fosse nascosto un musico in carne ed ossa. Questo connubio tra arte e scienza trasformò Villa d’Este in uno dei miracoli del mondo moderno, unendo la magnificenza dell'antica Roma alla raffinatezza tecnologica del Rinascimento.
Fonti
- Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
- Autori Vari, Annali e memorie di Tivoli (SFST 01), 1920.
- Autori Vari, Tivoli. Tremila anni di storia (Sintesi), 2020.
- Borgia Roberto, Iconografia della Rocca Pia, 2019.
- Bulgarini Francesco, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli, 1848.
- Del Re Antonio, Dell’Antichità Tiburtine, 1611 (ed. 2012).
- Gori Fabio, Viaggio pittorico-antiquario a Tivoli, 1855.
- Pacifici Vincenzo, Ippolito II d’Este, 1920 (rist. 1984).
- Seni Francesco Saverio, La Villa d’Este in Tivoli, 1902.
- Tanca A., Storia di un vitigno - il Pizzutello di Tivoli, 2007.


