Sotto il Suolo di Sant'Andrea: Il Risveglio della Tivoli Imperiale nel 1846

Il 1846 rappresentò per Tivoli un anno di eccezionale fermento scientifico, segnato dall'attività della neonata Società di escavazione che mirava a riportare alla luce le vestigia dell'antica Tibur. Il fulcro di queste indagini fu la piazzetta antistante la chiesa di Sant'Andrea, un'area storicamente identificata con le antiche Terme Tiburtine e situata nei pressi della zona del Trevio. Proprio il 1° aprile 1846, durante una serie di sterramenti condotti a breve distanza dai ruderi attribuiti al tempio di Diana, emerse una scoperta che avrebbe arricchito profondamente la conoscenza del passato municipale.



Tra i primi reperti portati alla luce figuravano numerosi condotti di piombo (fistulae), testimonianza diretta del complesso sistema idraulico che un tempo alimentava l'apparato termale della città. Di straordinario valore artistico fu il ritrovamento, avvenuto dietro un'essedra in opera reticolata, di una testa femminile in marmo greco, subito identificata dagli studiosi dell'epoca come una rappresentazione della dea Diana. Tale rinvenimento apparve come una conferma archeologica delle fonti letterarie, in particolare di un epigramma di Marziale, che collocavano in questo settore urbano un tempio dedicato alla divinità cacciatrice.

Tuttavia, l'elemento di maggiore rilevanza storica di quella giornata fu il recupero di un imponente cippo onorario in marmo di Carrara, dedicato a Tito Clodio Pupieno Pulcro. L'iscrizione, sebbene rinvenuta mutila nella parte superiore, rivelò un cursus honorum di altissimo livello: Tito Clodio era infatti il figlio dell'imperatore Pupieno e aveva ricoperto cariche prestigiose come Console, Curatore delle opere pubbliche e Patrono del Municipio tiburtino. Questo monumento non era isolato, poiché pochi giorni dopo, il 3 aprile, nello stesso cantiere fu scoperto un secondo piedistallo dedicato a un altro illustre patrono, Lucio Minicio Natale, a dimostrazione della ricchezza statuaria che un tempo decorava i luoghi pubblici della città.

Le scoperte del 1846 non solo confermarono l'estensione e la magnificenza delle terme pubbliche tiburtine, ma fornirono anche prove tangibili del legame tra Tivoli e le grandi famiglie dell'aristocrazia imperiale romana. Molti di questi reperti furono successivamente trasferiti per garantirne la conservazione, e oggi il piedestallo di Minicio Natale e la lapide di Tito Clodio sono visibili presso il cortile del Palazzo Municipale, mentre la testa di Diana e gli altri frammenti scultorei trovarono inizialmente collocazione nelle aule del governo locale.


Fonti 

  • Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
  • Bulgarini Francesco, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli, 1848.
  • Bulgarini Francesco, Appendice alle notizie intorno all’antichissima città di Tivoli, post 1848.
  • Gori Fabio, Viaggio pittorico-antiquario a Tivoli, 1855.
  • Viola Stanislao, Tivoli nel decennio dalla deviazione del fiume Aniene, 1848.
  • Viola Stanislao, Cronaca delle diverse vicende del fiume Aniene in Tivoli (Appendice), 1835-1845.