Il Settecento italiano fu caratterizzato da profondi mutamenti geopolitici che videro la penisola trasformarsi nel principale teatro di scontro tra le grandi potenze europee, in particolare per il possesso del ricco e strategico Regno di Napoli. La guerra per il dominio del Mezzogiorno contrappose le ambizioni della Spagna borbonica alla consolidata egemonia austriaca, culminando in una campagna militare che avrebbe segnato la nascita di una nuova dinastia indipendente. In questo scenario di alta diplomazia e movimenti di truppe, la città di Tivoli assunse una rilevanza fondamentale come snodo logistico e simbolico lungo la via per la capitale. Protagonista assoluto di questa stagione fu Carlo di Borbone, figlio di Filippo V di Spagna e dell'ultima erede dei Farnese, Elisabetta, una figura destinata a regnare prima su Napoli come Carlo VII e successivamente sulla Spagna come Carlo III. Egli incarnava le speranze di riscossa spagnola in Italia, unendo nel suo sangue le pretese dinastiche di due casate storicamente legate al territorio laziale e campano.
L’ingresso solenne di Carlo di Borbone a Tivoli avvenne il 18 marzo 1734, rappresentando uno dei momenti più fastosi della storia cittadina del XVIII secolo. L’Infante giunse alla testa di un esercito imponente, composto da diciannovemila fanti e seimila cavalli, che già dai primi giorni di marzo aveva iniziato a transitare nel territorio tiburtino in diverse colonne. Il giovane principe, smontato da un superbissimo cavallo in un luogo appositamente addobbato con ricche tappezzerie, fu accolto con deferenza dal Magistrato cittadino e dalla nobiltà locale. La sua scorta d'onore era composta da oltre trenta lacchè in gala, una guardia del corpo di duecento cavalieri risplendenti d’oro e cinquecento carabinieri in ricche uniformi, offrendo un'immagine di potenza e magnificenza che attirò folle di curiosi dai paesi vicini. Durante il suo breve soggiorno, Carlo alloggiò presso il Palazzo Rignano, situato vicino alla porta S. Croce, dove il Vescovo ebbe l’onore di benedire la sua tavola. In linea con il cerimoniale dell'epoca, il principe pranzò e cenò alla pubblica vista, permettendo a una ristretta cerchia di persone scelte di assistere al pasto reale. Nonostante la brevità della sosta, egli non rinunciò a visitare a piedi le antichità e le bellezze più rare di Tivoli, scortato dai suoi ufficiali, prima di ripartire la mattina del 19 marzo alla volta di Zagarolo.
Se la visita del 1734 fu segnata dal fasto, il decennio successivo portò per Tivoli le dure prove della guerra aperta. Nel 1744, il territorio fu nuovamente travolto dagli scontri tra Spagnoli e Tedeschi (Austriaci), con la città che divenne teatro di continue marce, contromarce e scaramucce tra i due schieramenti. Gli Austriaci occuparono la città e il territorio, costringendo la popolazione a subire "vistosissimi dispendii" e gravi danni economici dovuti al mantenimento delle truppe. Durante queste operazioni militari, persino la Rocca Pia fu parzialmente riutilizzata dai militari, che provvidero a ripulirla e restaurarla a spese del Comune per scopi logistici. Nonostante le sofferenze arrecate dal conflitto, la vittoria definitiva dei Borboni assicurò al Regno di Napoli una nuova stagione di indipendenza, legando per sempre il nome di Carlo alla transizione di Tivoli verso l'epoca moderna.
Fonti
- Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
- Borgia Roberto, Rocca Pia 2019.
- Bulgarini Francesco, Compendio della storia di Tivoli, 1880.
- Bulgarini Francesco, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli e suo territorio, 1848.
- Pacifici Vincenzo, Gregorio XVI e la cascata dell'Aniene, 1935.
- Sebastiani Filippo Alessandro, Viaggio a Tivoli antichissima città latino-sabina, 1828.
