Il 21 aprile rappresenta per la coscienza storica occidentale una data carica di simbolismo e fascino primordiale, poiché segna l'anniversario della fondazione di Roma, avvenuta secondo la cronologia fissata da Marco Terenzio Varrone nel 753 a.C.. Celebrare il Natale di Roma significa immergersi in un racconto dove il mito si intreccia indissolubilmente con la realtà archeologica, conferendo all'Urbe quell'aura di eternità che la letteratura e la storiografia hanno alimentato per secoli. La scelta di questa data non fu affatto casuale, poiché il natalis urbis coincideva deliberatamente con la festività dei Palilia, un'antichissima ricorrenza di origine pastorale dedicata alla purificazione delle greggi e dei pastori . Questa sovrapposizione intendeva sottolineare il legame profondo tra la futura metropoli e le sue radici rurali, ricordando come i primi abitanti del Lazio fossero comunità di pastori e agricoltori.
Il racconto tradizionale di Tito Livio ci riporta alla contesa tra i due gemelli, Romolo e Remo, che scelsero rispettivamente il Palatino e l'Aventino per interrogare gli dèi attraverso il rito del vaticinio. Mentre Remo osservò per primo sei avvoltoi, Romolo ne scorse dodici, ottenendo così la sanzione divina per tracciare il pomerium, il confine sacro della città, secondo il solenne rito etrusco. Le moderne indagini archeologiche hanno confermato il nucleo storico di queste leggende, rinvenendo sul Palatino tracce di capanne risalenti proprio all'VIII secolo a.C., a testimonianza di un insediamento che proprio in quegli anni cominciava a trasformarsi da semplice aggregato di villaggi in una struttura urbana consapevole di sé.
Con il passare dei secoli, il Natale di Roma si trasformò da festa locale a celebrazione universale della potenza romana. Già in età imperiale, sotto il regno di Filippo l'Arabo, il 21 aprile del 248 d.C. fu celebrato con giochi grandiosi per commemorare il millenario della fondazione, l'anno mille Ab Urbe Condita [398, Conversazione]. Anche in epoca tetrarchica, il prestigio della data rimase intatto, come dimostra il celebre panegirico pronunciato a Treviri nel 289 d.C., che esaltava la continuità della stirpe di Romolo sotto la protezione di Ercole e della dinastia imperiale. Roma veniva percepita non più solo come una città, ma come un'entità provvidenziale destinata a governare il mondo, un concetto riassunto nella celebre profezia di Romolo secondo cui nessuna potenza umana avrebbe mai potuto resistere alle armi romane.
In questo clima di perenne rinnovamento, il 21 aprile rimane ancora oggi il simbolo di una identità culturale che ha saputo fondere le diverse genti sotto un unico diritto e un'unica patria. La celebrazione del Natale di Roma non è dunque soltanto un omaggio al passato, ma la riconferma di un'identità storica che vede nell'Urbe il punto di intersezione tra il tempo degli uomini e il destino degli dèi. Roma, definita come città "fondata per l'eternità", continua a esercitare il suo primato morale attraverso il ricordo di quel solco primigenio che, quasi tremila anni fa, diede inizio alla storia del mondo occidentale.
Fonti
- AA.VV., Storia di Roma 1. Roma in Italia, Einaudi, 1988.
- AA.VV., Storia di Roma 2. L'impero mediterraneo I. La repubblica imperiale, Einaudi, 1990.
- AA.VV., Storia di Roma 2. L’impero mediterraneo II. I principi e il mondo, Einaudi, 1991.
- AA.VV., Storia di Roma 3. L’età tardoantica I. Crisi e trasformazioni, Einaudi, 1993.
- AA.VV., Storia di Roma 4. Caratteri e morfologie, Einaudi, 1989.
- Tito Livio, Ab Urbe Condita, Libro I e Libro V.
- Dati emersi dalla conversazione storiografica.
