All'Ombra dei Cento Zampilli: Storia e Misteri dei Custodi Estensi


La magnificenza di Villa d'Este a Tivoli non è fatta solo di marmi antichi, architetture manieriste e giochi d'acqua spettacolari, ma è intessuta dalle vite di coloro che, per secoli, ne hanno garantito la conservazione e il decoro. Tra queste figure, spicca la straordinaria storia della famiglia Martini, una vera e propria dinastia di custodi che si è tramandata l'incarico per ben sei generazioni, di padre in figlio o di zio in nipote, costituendo un legame indissolubile con la dimora estense. Le origini di questa stirpe risalgono a un cittadino modenese, uno dei più vecchi e fidati famigliari della casa d'Este, che fu nominato custode direttamente dal cardinale Ippolito II intorno al 1560, mentre il fondatore si trovava in Francia per delicati affari politici.



Il rappresentante più iconico e amato di questa tradizione fu certamente Ettore Martini, l'ultimo grande custode della villa, scomparso a Tivoli il 21 aprile 1897 all'età di 72 anni. Ettore era un uomo dall'imponente statura e dal volto bonario, caratterizzato da uno sguardo intelligente che tradiva un affetto viscerale per quel luogo che considerava non solo un posto di lavoro, ma il suo proprio luogo natio. Egli fu un testimone fedele degli ultimi anni di splendore della villa sotto la gestione del cardinale Gustavo d'Hohenlohe, morendo appena sei mesi dopo il suo signore. Prima dell'era Hohenlohe, i Martini non si limitavano alla sorveglianza, ma ricoprivano anche il ruolo di giardinieri, curando gelosamente le piante e i fiori che Ettore vedeva con dolore decadere nonostante gli sforzi di restauro dell'epoca.

Tuttavia, la storia dei custodi di Villa d'Este è segnata anche da episodi oscuri e tragici che riflettono la durezza dei tempi passati. Uno dei racconti più drammatici riguarda la rivolta avvenuta nel 1584 (periodo spesso associato ai tumulti del tardo XVI secolo) durante il cardinalato di Luigi d'Este. Le fonti riportano che circa cinquanta schiavi turchi, impiegati con collari di ferro e balze ai piedi per i lavori di scavo e manutenzione del parco, si ribellarono con violenza. In un impeto di ferocia, i rivoltosi uccisero il loro custode e ne gettarono il cadavere in un pozzo del palazzo, prima di darsi alla fuga verso le marine e i valichi montani per sfuggire alla cattura. Sebbene alcune tradizioni locali possano talvolta sovrapporre le date, questo evento del 1584 resta il monito più cruento della storia della sorveglianza estense.

Oltre alla dinastia Martini, la villa fu amministrata da diverse figure di rilievo che, con titoli di guardaroba o soprintendenti, ne gestirono la complessità. Si ricordano personaggi come Eustachio Lamberti, che nel 1616 inviava dettagliati rapporti sulle visite dei nobili, o Luigi Fiorelli, amministratore ottocentesco che accolse papa Gregorio XVI durante la sua storica visita del 1846. Queste figure, spesso provenienti dalle primarie famiglie gentilizie tiburtine come i Bulgarini o i De Angelis, servirono come "sopraintendenti onorari", godendo di privilegi simili ai ministri dei sovrani esteri. L'eredità di Ettore Martini e dei suoi predecessori vive ancora oggi nello spirito di Villa d'Este, testimoniando come la bellezza di un sito patrimonio dell'umanità sia inscindibile dalla dedizione di chi, per secoli, ne è stato il custode silenzioso.


Fonti 

  • Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
  • Autori Vari, Lapis Tiburtinus (Seconda edizione), 2020.
  • Pacifici Vincenzo, Ippolito II d'Este Cardinale di Ferrara, 1920 (rist. 1984).
  • Pacifici Vincenzo, Luigi d'Este, 1954.
  • Seni Francesco Saverio, La Villa d'Este in Tivoli, 1902.
  • Viola Sante, Storia di Tivoli dalla sua origine fino al secolo XVII, 1819.
  • Viola Stanislao, Feste celebrate in Tivoli per la venuta di Pio IX, 1846.
  • Zappi Giovanni Maria, Annali e memorie di Tivoli (SFST 01), ed. 1920.