Nel panorama scientifico della Tivoli ottocentesca, l’anno 1845 segnò un momento di fondamentale transizione per la tutela e la riscoperta del patrimonio antico. In quell'anno, per iniziativa dello storico Stanislao Viola e di Pietro Petrucci, nacque la Società di escavazione tiburtina, un’associazione privata mossa dalla volontà di non abbandonare i monumenti della "Superba Tibur" alla fortuna dei ritrovamenti casuali o all’incuria degli ignoranti. L'associazione, nota popolarmente come la "Società dei quaranta" dal numero dei suoi componenti, si prefissò lo scopo di perquisire ed espurgare sistematicamente il suolo cittadino, garantendo che ogni reliquia recuperata fosse gelosamente custodita e sottratta al mercato clandestino o alla distruzione. L’organizzazione interna rifletteva un rigore quasi accademico, prevedendo un organigramma composto dal Gonfaloniere pro-tempore come Presidente, un ingegnere per la perizia tecnica, quattro deputati per le trattative con i proprietari dei terreni, due relatori per l'illustrazione delle scoperte e persino un patrocinatore legale.
La prima grande operazione archeologica ebbe inizio nell'agosto del 1845 nelle campagne degli Arci, dopo aver ottenuto i permessi formali dal Cardinale Camerlengo. In questa località, la Società riportò alla luce i resti di una sontuosa villa antica, recuperando circa ottanta frammenti di statue di pregevole fattura, tra cui spiccavano teste colossali degli imperatori Traiano e Adriano e dell'imperatrice Sabina. Oltre al valore artistico, lo scavo permise di documentare aspetti tecnici della vita romana attraverso il ritrovamento di condotti idraulici in piombo legati alla gente Sabidia, una famiglia tiburtina fino ad allora quasi ignota alla storiografia ufficiale. Questi reperti furono immediatamente trasferiti presso il Palazzo Comunale per essere messi a disposizione degli studiosi, inaugurando un primo nucleo di collezione civica.
Il successo più eclatante per la storia municipale giunse nella primavera del 1846, quando le indagini si spostarono nella piazzetta antistante la chiesa di Sant'Andrea, area identificata come sede delle antiche Terme Tiburtine. Il 1° aprile 1846, gli scavi rivelarono non solo planciti termali e una splendida testa marmorea di Diana, ma soprattutto un imponente cippo onorario dedicato a Tito Clodio Pupieno Pulcro, figlio dell’imperatore Pupieno e patrono del municipio. Pochi giorni dopo fu rinvenuta la base dedicata a un altro illustre patrono, Lucio Minicio Natale, fornendo dati epigrafici di inestimabile valore per ricostruire le gerarchie sociali di Tibur in età imperiale. L’attività della Società proseguì nel maggio del medesimo anno presso i ruderi della Villa di Cassio, dove furono recuperati frammenti architettonici e scultorei che arricchirono ulteriormente il patrimonio cittadino. L'opera dei "quaranta" resta oggi una testimonianza esemplare di come la passione civica possa trasformarsi in disciplina scientifica per la salvaguardia della memoria storica.
Fonti
- Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
- Autori Vari, Catalogo della Mostra "Le grandi ville romane del territorio tiburtino", 2021.
- Bulgarini Francesco, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli, 1848.
- Pacifici Vincenzo (a cura di), Gregorio XVI e la cascata dell’Aniene (AMST 1935), rist. 1991.
- Viola Stanislao, Tivoli nel decennio dalla deviazione del fiume Aniene, 1848.
