La Lunga Odissea dell'Ercole di Villa d'Este.


Il patrimonio scultoreo della Villa d’Este di Tivoli rappresenta uno dei capitoli più complessi della storia del collezionismo rinascimentale e barocco. Al centro di questa fitta rete di spostamenti, restauri e trattative commerciali si staglia la figura imponente dell'Ercole giacente, un’opera colossale in marmo pentelico che incarna il mito del progenitore della casata estense. Inserita originariamente nel grandioso progetto di Pirro Ligorio, la statua non era una semplice decorazione, ma il perno di un programma iconografico che trasformava il giardino tiburtino in un moderno Giardino delle Esperidi. Collocata in una nicchia sopra la Fontana dei Draghi, la scultura presentava l'eroe in un momento di riposo simposiaco, stanco delle fatiche, adagiato sulla pelle del leone nemeo.



La genesi storica della statua affonda le radici nell'archeologia del I secolo d.C., periodo a cui risale il torso antico, mentre il completamento della figura è il risultato di un eccellente restauro cinquecentesco. Nel 1568, il Maestro Niccolò Longhi da Viggiù fu incaricato dal cardinale Ippolito II d’Este di integrare le parti mancanti — testa, braccia e gambe — traendo ispirazione dal celebre Ercole Farnese, all'epoca oggetto di restauro da parte di Guglielmo Della Porta, cognato dello stesso Longhi. Questo assemblaggio tra antico e moderno conferì all'opera una maestosità che non passò inosservata ai viaggiatori del Grand Tour, i quali descrissero con ammirazione la "piegatura del corpo tutto ignudo alla Greca".

Il XVIII secolo segnò tuttavia l'inizio della diaspora per i tesori estensi. Il 28 gennaio 1788, l'Ercole giacente fece il suo ingresso nello studio romano di Vincenzo Pacetti, scultore e abile mercante d'arte, che lo aveva acquistato dalla corte di Modena insieme a un vasto lotto di antichità tiburtine. Pacetti, comprendendo il potenziale commerciale dell'opera, avviò una sofisticata campagna di promozione, avvalendosi dell'autorevole giudizio di Ennio Quirino Visconti, il quale stimò la scultura come "cosa molto rara" e dal valore di ben 1500 scudi. Durante questo periodo, Pacetti intervenne nuovamente sulla statua, sostituendo i perni cinquecenteschi con staffe di ferro più invasive e realizzando un nuovo basamento per renderla pronta alla vendita.

In questa fase si inserisce un momento documentario fondamentale: la nota del 9 aprile 1794. Questo atto, conservato tra i diari di Pacetti e i documenti d'archivio, sancì la cessione definitiva della statua dell'Ercole giacente e di un Atleta dallo scultore al principe Marcantonio IV Borghese, ma con una modalità singolare. Sebbene le opere fossero state originariamente incluse in un contratto d'acquisto del 1788 per decorare la Villa Pinciana, esse non lasciarono mai lo studio dell'artista. Con la nota del 1794, Pacetti presentò una richiesta ufficiale affinché il principe gli cedesse formalmente i diritti sulle sculture per saldare ogni pendenza economica relativa ai lavori di restauro eseguiti presso la Villa Borghese. Il principe accettò la rinuncia, detraendo 900 scudi dai conti delle spese correnti, lasciando così l'eroe in marmo nelle mani dello scultore.

Il destino finale dell'Ercole giacente fu suggellato nel 1804, quando la Santa Sede acquistò l'intera collezione Pacetti per il nascente Museo Chiaramonti. Una curiosità archeologica lega ancora oggi quest'opera al genio di Piranesi: per fornire un piedistallo alla statua in vista della mancata vendita ai Borghese, Pacetti aveva riutilizzato una lastra antica in marmo  che raffigurava una mappa per corse circensi, un pezzo talmente raro da essere stato inciso e studiato proprio da Giovanni Battista Piranesi. Oggi, dopo un recente restauro che ha risanato le ossidazioni delle staffe settecentesche, l'Ercole giacente riposa nel Cortile della Pigna dei Musei Vaticani, testimone silenzioso di un viaggio secolare tra le più illustri famiglie e collezioni dell'aristocrazia romana.

Fonti 

Claudia Valeri, L’Ercole giacente “cosa molto rara”. Da Villa d’Este ai Musei Vaticani, passando per lo studio di Vincenzo Pacetti, estratto dal Bollettino d’Arte, Volume Speciale 2017. 

Serafina Giannetti, La collezione delle statue antiche della Villa d’Este a Tivoli. Storia d’una dispersione, Tesi di Dottorato, 2018.