Il IV secolo a.C. rappresentò un periodo di trasformazioni radicali per gli equilibri geopolitici del Lazio antico, segnato dall'inarrestabile ascesa di Roma e dalla fiera resistenza delle comunità latine locali. In questo contesto, l'anno 353 a.C. (corrispondente all'anno 401 della fondazione di Roma) si distinse come un momento di snodo cruciale per la storia di Tibur, l'odierna Tivoli. La città, descritta dalle fonti come una repubblica aristocratica orgogliosa e militarmente temibile, si era trovata in aperto conflitto con l'Urbe fin dal 360 a.C., quando i tiburtini avevano sbarrato il passo ai consoli romani reduci da una spedizione contro gli Ernici. Questa ostilità fu aggravata da una mossa diplomatica che i romani considerarono un tradimento imperdonabile: l'alleanza di Tivoli con i Galli, i barbari che avevano saccheggiato Roma pochi decenni prima.
La campagna militare del 353 a.C. fu guidata dal console romano Marco Fabio Ambusto, un generale esperto incaricato di colpire i centri nevralgici del territorio tiburtino per aprirsi definitivamente il passaggio verso la valle degli Ernici. Dopo la caduta della roccaforte di Empulum avvenuta l'anno precedente, l'obiettivo primario dei romani divenne la città di Sassula (o Saxula). La storiografia e l'archeologia moderna, citando studiosi come il Nibby e il Kircher, identificano concordemente l'antica Sassula con il sito dell'odierna San Gregorio da Sassola, un punto strategico situato su una pendice che domina la valle. L'assalto romano fu rapido e risolutivo: Sassula fu espugnata con la forza, privando Tivoli di uno dei suoi avamposti più significativi.
La perdita di Sassula ebbe un effetto psicologico devastante sulla dirigenza tiburtina. Vedendo le proprie città cadere in successione e temendo l'annientamento totale della nazione, i tiburtini decisero di interrompere le ostilità prima che l'esercito romano potesse stringere d'assedio il centro urbano principale. La resa, formalizzata attraverso il rito della deditio, vide la città consegnarsi nelle mani del console Fabio Ambusto. Questo atto di sottomissione permise a Tivoli di evitare il destino di altre città latine rase al suolo, poiché i romani, pur multando la città con la perdita di parte del suo territorio come punizione per l'alleanza gallica, concessero inizialmente termini di pace definiti "miti" (mitis victoria), permettendo al municipio di conservare le proprie leggi e il proprio Senato.
Il ritorno di Marco Fabio Ambusto a Roma nel maggio del 353 a.C. fu celebrato con la massima onorificenza dello Stato: il Trionfo. I Fasti Capitolini registrano ufficialmente questo evento come una vittoria definitiva "de Tiburtibus", segnando la fine di una lunga stagione di indipendenza assoluta per la città dell'Aniene. Sebbene Tivoli avrebbe tentato ancora una volta di ribellarsi negli anni successivi unendosi alla Lega Latina, lo scontro del 353 a.C. e la caduta di Sassula rimasero nella memoria storica come il momento in cui la "Superba Tibur" comprese che il destino del Lazio era ormai indissolubilmente legato all'aquila romana.
Fonti
- Coccanari Giovanni, Nozioni di storia di Tivoli, 1957.
- Nibby Antonio, Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de' dintorni di Roma, 1849.
- Bulgarini Francesco, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all’antichissima città di Tivoli, 1848.
- Pacifici Vincenzo, Gregorio XVI e la cascata dell’Aniene (AMST 1935), rist. 1991.
- Lolli Micheletti, Compendio Istorico della Città di Tivoli, 1818.
- Zappi Giovanni Maria, Annali e memorie di Tivoli (SFST 01), ed. 1920.
