S. Maria del Ponte a Tivoli: Memorie di una Chiesa sull’Abisso dell’Aniene

 

L'antica chiesa di S. Maria del Ponte, conosciuta storicamente anche come S. Rocco o S. Maria in Cornuta, rappresentava uno degli edifici religiosi più suggestivi e scenografici della Tivoli antica. Situata nel cuore del Borgo Cornuta, la struttura sorgeva precisamente nel luogo dove oggi si trova l’Hotel Sirene, arroccata scenograficamente sopra la Grotta di Nettuno e le vecchie cascate dell’Aniene. Questo sito era di vitale importanza logistica, costituendo il passaggio obbligato per chiunque entrasse a Tivoli provenendo dall'Abruzzo attraverso l'antico ponte di S. Rocco.



La vicenda della chiesa è indissolubilmente legata alla Confraternita di S. Rocco, introdotta nel complesso nel 1388. L'edificio era articolato su più livelli: una chiesa superiore e un ambiente inferiore, o cripta, che fungeva da sala congregazionale per i confratelli. Annesso al luogo di culto vi era un importante ospedale (l’Hospitale de Domina de Ponte), di cui resta memoria in un’iscrizione del 1573 che ne celebrava la funzione assistenziale. Tracce architettoniche della sua antichità erano visibili nei sotterranei, caratterizzati da arcate sostenute da colonne marmoree, di cui una mozza è tuttora conservata in situ sotto l'attuale albergo.

Nel corso dei secoli, la chiesa visse una lotta costante contro l'erosione e le piene del fiume Aniene. Un primo evento traumatico avvenne nel dicembre del 1589, quando una piena rovinosa fece crollare quasi interamente la vecchia chiesa di Cornuta. In seguito a tale disastro, Giulio Teobaldi fece erigere un sacello per ospitare un’immagine della Vergine rinvenuta tra le "radici" del ponte vicino; tale sacello fu poi ampliato nel 1597 da Ottavio Croce. Questo nuovo edificio divenne il centro di tradizioni popolari sentitissime, come la benedizione solenne della cateratta nella notte di S. Giacinto, invocato dai cittadini come protettore contro l'impeto delle acque.

L'ultimo atto della storia di S. Maria del Ponte fu segnato dalla catastrofica piena del 16 novembre 1826, che devastò la parte bassa della città. Sebbene la chiesa non fosse crollata immediatamente, le sue fondamenta e la roccia sottostante furono gravemente indebolite. Il 6 febbraio 1836, una nuova piena sovrabbondante causò il distacco della scogliera esterna della Grotta di Nettuno. Temendo che la mole dell'edificio potesse causare ulteriori smottamenti o vittime, la chiesa fu demolita fino a un'altezza di 15 palmi dal suolo per ordine delle autorità. La Confraternita fu trasferita definitivamente nella chiesa di S. Andrea, portando con sé il patrimonio devozionale di un santuario che per secoli aveva sfidato l'abisso.


Fonti 

  • Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
  • Autori Vari, Lapis Tiburtinus (Seconda edizione), 2020.
  • Bulgarini Francesco, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all'antichissima città di Tivoli, 1848.
  • Del Re Antonio, Dell'antichità tiburtine (Cap. I-II), ed. 2012.
  • Pacifici Vincenzo, Gregorio XVI e la cascata dell’Aniene, 1935.
  • Pierattini Camillo, La Chiesa di S. Michele Arcangelo a Piazza Palatina, 1987.
  • Viola Stanislao, Tivoli nel decennio (1835-1845), 1848.