Il Santuario della Mentorella, arroccato su una scogliera vertiginosa a oltre mille metri di altitudine sul monte Guadagnolo, rappresenta uno dei luoghi di culto più suggestivi e carichi di storia del Lazio medievale. Noto nelle pergamene antiche con i nomi di Santa Maria in Vulturella o Vultuilla, il sito fonde una tradizione leggendaria millenaria con una complessa realtà storica fatta di passaggi di proprietà tra potenti abbazie e famiglie feudali. Sebbene la pietà popolare faccia risalire la fondazione della chiesa all'imperatore Costantino il Grande e la sua consacrazione a Papa Silvestro I, la critica storica moderna individua nel periodo compreso tra il X e il XIII secolo il cuore dello sviluppo architettonico e istituzionale del complesso.
Le prime testimonianze documentali certe risalgono al 958, in un diploma di Papa Giovanni XII, ma è l'anno 984 a segnare un punto di svolta fondamentale: la nobile romana Rosa donò infatti il monte Vulturella e la chiesa di Santa Maria all'abbazia dei Santi Andrea e Gregorio sul Clivo Scauro di Roma. In questo periodo, il santuario divenne un polo d'attrazione per comunità monastiche benedettine, legato idealmente alla figura di San Benedetto che, secondo una sentita tradizione, si sarebbe ritirato in preghiera in una grotta adiacente prima di stabilirsi a Subiaco. Il nome arcaico del sito, Vultuilla, potrebbe essere collegato alla figura storica del Conte Vult, un nobile goto convertitosi al cattolicesimo che avrebbe scelto queste vette come eremo solitario.
Durante il XII secolo, il controllo del santuario passò dai monaci romani alla giurisdizione dei potenti signori di Poli, come Oddone di Poli, per poi essere concesso in investitura nel 1208 a Riccardo Conti, fratello di Papa Innocenzo III. Fu proprio nel XIII secolo, sotto il vescovo tiburtino Claro, che il santuario visse una stagione di rinascita artistica e architettonica. Per riparare i danni causati dalle guerre locali, il vescovo Claro promosse un radicale restauro, esortando i fedeli a sostenere l'opera con elemosine, intervento che conferì alla chiesa l'aspetto ogivale che ancora oggi ammiriamo. A questa fase appartengono capolavori di inestimabile valore come la statua lignea della Vergine seduta in cattedra e la celebre Tabula lignea di Magister Guilelmus, che raffigura graficamente la consacrazione del tempio e la leggenda della conversione di Sant'Eustachio.
Una curiosità storica di particolare rilievo per la documentazione del sito riguarda l'attività dell'illustre storico tiburtino Antonio del Re. Egli, nel corso delle sue ricerche antiquarie, realizzò un disegno autografo della pianta della chiesa della Mentorella, datandolo precisamente al 14 aprile 1626. Questo documento non solo fornisce una preziosa testimonianza dello stato della struttura prima dei successivi rimaneggiamenti, ma costituisce anche l'ultimo dato cronologico certo dell'attività del del Re, permettendo di ipotizzare che la sua scomparsa sia avvenuta poco dopo, all'età di circa 76 anni. Verso la fine del Medioevo, il santuario iniziò tuttavia una lenta parabola discendente, passando nelle mani di priori secolari e subendo un progressivo abbandono che sarebbe stato interrotto solo nel XVII secolo dal risveglio scientifico e devozionale operato dal gesuita Athanasius Kircher.
Fonti
- Antonio Del Re, Dell’Antichità Tiburtine (ed. 2012 e ms. 1607).
- Autori Vari, Lapis Tiburtinus (Seconda edizione), 2020.
- Autori Vari, Tivoli tremila anni (Sintesi), 2020.
- Bulgarini Francesco, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all'antichissima città di Tivoli, 1848.
- Cascioli Giuseppe, Memorie storico-critiche del Santuario della Mentorella, 1901.
- Colasanti Arduino, L'Aniene (Italia Artistica), 1906.
- Gori Fabio, Viaggio pittorico-antiquario a Tivoli, 1855.
- Kircher Athanasius, Historia Eustachio-Mariana, 1665.
- Rossi Attilio, Santa Maria in Vulturella, 1905.
- Severino Roberto, Itinerari cosmateschi, 2012.
