Tivoli e la sua Protettrice: il Viaggio Secolare dell’Immagine di Quintiliolo

 


La Madonna di Quintiliolo rappresenta uno dei pilastri dell’identità spirituale e culturale di Tivoli. Il nome stesso dell’icona deriva dalla località in cui sorge il suo santuario, un’area che poggia sulle imponenti rovine della villa romana attribuita a Quintilio Varo. Questo legame tra la classicità archeologica e la fede cristiana è il cuore pulsante di una devozione che affonda le radici in un passato remoto, dove la storia si fonde indissolubilmente con la leggenda.



Il racconto popolare sul ritrovamento dell’immagine è intriso di suggestione. Si narra che alcuni agricoltori, mentre aravano la terra tra le rovine della villa antica, videro i propri buoi inginocchiarsi improvvisamente davanti a un punto preciso del terreno. Scavando in quel luogo, i contadini rinvennero la sacra effigie, interpretando l’evento come un segno divino della volontà della Vergine di restare in quel lembo di terra tiburtina. Questa narrazione, riportata con varianti da storici locali come Giovanni Maria Zappi e Sante Viola, sottolinea il carattere rurale e popolare della divinità, da sempre invocata per la protezione dei raccolti e dei campi.

Sotto il profilo storico e artistico, l'opera è una pittura su tavola di notevole antichità. Alcuni studiosi e la tradizione locale hanno ipotizzato in passato che potesse essere opera di San Luca, ma le analisi critiche più recenti suggeriscono una datazione medievale, probabilmente legata alla scuola dei monaci di Farfa nel secolo XI. La tavola è stata nel tempo protetta da uno sbalzo d’argento e da un’incorniciatura barocca, arricchita da doni votivi che testimoniano il ringraziamento della città per le grazie ricevute, specialmente durante pestilenze o calamità naturali.

La conservazione della reliquia è scandita da un rituale che si ripete da secoli e che coinvolge l'intera comunità. Ogni prima domenica di maggio, l'immagine viene trasportata solennemente dal suo santuario rurale alla Cattedrale di San Lorenzo a Tivoli. Questo tragitto, storicamente curato dalla classe degli agricoltori, segna l'inizio di un periodo di tre mesi durante i quali la Madonna rimane esposta alla venerazione cittadina. Un momento di particolare rilevanza storica fu l'anno 1835, quando, sotto il pontificato di Gregorio XVI, l'icona fece il suo ingresso in città attraversando il traforo del Monte Catillo, appena completato per deviare le acque dell'Aniene, unendo così un traguardo dell'ingegneria moderna alla benedizione della protettrice.

Al termine dei tre mesi, solitamente l'ultima domenica di agosto o in occasione della festività della Natività di Maria, la Madonna di Quintiliolo ritorna nella sua "cella rurale" con una processione altrettanto sentita. Questo ciclo annuale di spostamento tra la campagna e il centro urbano simboleggia il legame costante tra la protezione divina e la vita quotidiana dei cittadini, rendendo la Madonna di Quintiliolo non solo una reliquia artistica, ma un elemento vivo e pulsante della storia tiburtina.

Fonti 

  • G. Coccanari, Nozioni di storia di Tivoli, 1957.

  • S. Viola, Cronaca delle diverse vicende del fiume Aniene, 1835.

  • F. Massimo, Relazione Storica del Traforo del Monte Catillo, 1838.

  • G. Cascioli, Gli Uomini Illustri di Tivoli, 1927.

  • G. M. Zappi, Annali e memorie di Tivoli (ed. 1920).

  • A. Rinaldi, Guida a Tivoli, 1855.

  • F. Bulgarini, Notizie storiche intorno all'antichissima città di Tivoli, 1848.

  • Immagine dal sito della Diocesi di Tivoli e Palestrina