Magister Gregorius rappresenta una figura significativa per comprendere il modo in cui gli intellettuali medievali guardavano alla Roma antica: il suo sguardo unisce curiosità per i resti materiali della città, sensibilità per la loro bellezza e apertura verso narrazioni simboliche e leggendarie.
Gregorio si presenta come un "magister", titolo che indica una solida formazione intellettuale. Egli afferma di aver scritto la sua opera su richiesta di amici e colleghi, tra cui menziona un maestro Martino e un certo Tommaso. Inizialmente esitante, temeva che il suo stile potesse risultare inadeguato agli ambienti colti, ma decise infine di mantenere la promessa fatta ai suoi interlocutori.
Uno degli aspetti più rilevanti della sua opera è il ricorso all’osservazione diretta. A differenza di molti autori medievali che si basavano prevalentemente su fonti librarie, Gregorio descrive Roma anche sulla base della propria esperienza personale. Racconta, ad esempio, l’emozione provata nel vedere la città per la prima volta e riferisce dettagli derivanti da visite ai monumenti. Tuttavia, queste osservazioni non devono essere intese in senso pienamente scientifico: il suo approccio resta quello di un intellettuale medievale, che combina esperienza diretta e narrazione.
Gregorio manifesta inoltre una viva ammirazione per la grandezza dell’antichità classica. Le sue descrizioni dei monumenti romani sono spesso accompagnate da un senso di meraviglia e da rammarico per il loro stato di rovina. Egli attribuisce la distruzione di molte opere sia all’incuria sia, talvolta, a interventi intenzionali. In questo contesto, riporta anche tradizioni secondo cui figure religiose, come Papa Gregorio I, avrebbero fatto abbattere statue pagane: si tratta però di credenze diffuse nel Medioevo, non di dati storicamente verificati.
Per spiegare l’origine delle “meraviglie” di Roma, Gregorio dichiara di aver consultato persone ritenute autorevoli, come ecclesiastici e anziani, integrando queste informazioni con racconti e tradizioni orali. Il suo metodo risulta quindi composito, a metà tra osservazione, testimonianza indiretta e elementi leggendari, che riflettono la cultura del suo tempo.
