Il tesoro svenduto per 500 scudi: la storia di Monsignor Furietti a Villa Adriana.

Tra il 1736 e il 1738, Monsignor Giuseppe Alessandro Furietti condusse scavi nell'Accademia di Villa Adriana, ottenendo i diritti dal proprietario tiburtino Simplicio Bulgarini per la cifra di 500 scudi. Il ritrovamento fu eccezionale: i due Centauri in marmo (firmati da Aristeas e Papias) e il celebre mosaico delle "Colombe". 



La storia di Tivoli è intrisa di ritrovamenti che hanno cambiato il volto dell’archeologia mondiale, ma poche vicende sono avvincenti quanto quella di Monsignor Giuseppe Alessandro Furietti e i suoi scavi all'Accademia di Villa Adriana. Era il 1736 quando il prelato bergamasco, grande studioso e appassionato d'antichità, decise di esplorare l'area di proprietà di Simplicio Bulgarini. Con un accordo che oggi definiremmo estremamente vantaggioso per il prelato, Furietti ottenne il permesso di scavare per la somma di 500 scudi. La leggenda narra che bastarono appena tre giorni di lavoro per far emergere dalle viscere della terra tiburtina i due celebri Centauri in marmo, firmati dai maestri afrodisiaci Aristeas e Papias, seguiti poco dopo dal leggendario mosaico delle Colombe.  

Il valore del contributo di Furietti alla storia dell’arte non si limita tuttavia alla scoperta. In un’epoca in cui i frammenti dei pavimenti musivi venivano spesso ignorati o lasciati al degrado, Furietti adottò un approccio che possiamo definire di protezione attiva. Consapevole dell’unicità dei disegni realizzati per l'Imperatore Adriano, il Monsignore affidò ad abili artigiani il compito di ricomporre i frammenti recuperati in eleganti ripiani per tavoli. Questa intuizione non solo salvò porzioni inestimabili di decorazione antica dalla distruzione, ma creò un nuovo genere di collezionismo che incantò le corti europee del Settecento.  

Oggi, osservare i capolavori rinvenuti da Furietti ai Musei Capitolini significa guardare oltre il marmo e la pietra, verso l'intenzione umana di preservare la bellezza per le generazioni future. La storia della famiglia Moroni, che ha ereditato e custodito parte di queste collezioni, ci ricorda che il patrimonio culturale non è statico, ma un testimone che passa di mano in mano, sopravvivendo al tempo grazie alla passione di chi sa vederne il valore anche in un semplice frammento dimenticato.


 Fonti bibliografiche:

 De Franceschini, M. (n.d.). Villa Adriana, Accademia: I Mosaici del Cardinal Furietti.

 Bulgarini, F. (1848). Notizie storiche, antiquarie, statistiche intorno all'antichissima città di Tivoli.

 Ficoroni, F. (1744). Le vestigia e rarità di Roma antica ricercate e spiegate.