Nel panorama delle vestigia romane, pochi enigmi affascinano quanto la sepoltura finale di Publio Elio Traiano Adriano. Imperatore colto, architetto e instancabile viaggiatore, Adriano concepì per sé e per i suoi successori un mausoleo che sfidasse i secoli: l’attuale Castel Sant'Angelo. Eppure, mentre la mole cilindrica del monumento domina ancora il Tevere, il sarcofago che conteneva le spoglie del "Princeps" sembra essere svanito in un gioco di specchi tra storia e leggenda.
Secondo le ricostruzioni storiche e i frammenti di verità tramandati dai cronisti medievali, il sarcofago di Adriano non era un semplice feretro di marmo bianco. La tradizione lo descrive come un'imponente vasca di porfido rosso egiziano, la pietra imperiale per eccellenza, estratta dalle cave del Mons Porphyrites. Il porfido, con il suo colore purpureo e la sua durezza estrema, simboleggiava la natura divina del sovrano e l'eternità del suo regno. Si ritiene che fosse decorato con altorilievi raffinati o, seguendo lo stile sobrio ma imponente caro ad Adriano, che presentasse una lucidatura specchiante con teste di leone o ghirlande floreali a sottolineare il prestigio del defunto. Alcune fonti suggeriscono che la struttura fosse sormontata da una copertura a spioventi, arricchita da elementi bronzei dorati che catturavano la luce filtrata all'interno della cella sepolcrale del Mausoleo.
Il destino del sarcofago iniziò a farsi nebuloso durante il Sacco di Roma del 410 d.C. e le successive incursioni gotiche e vandaliche. Il Mausoleo di Adriano fu trasformato in una fortezza e, durante i convulsi scontri militari, le preziose urne imperiali vennero violate e profanate. Si narra che le ceneri di Adriano furono disperse al vento, ma il contenitore lapideo, troppo pesante e prezioso per essere distrutto, subì una sorte diversa. La teoria più accreditata dagli archeologi moderni identifica i resti del sarcofago in un luogo insospettabile: la Basilica di San Pietro.
Dove si trova oggi il tesoro di Adriano?
Se oggi vi recate nella Città del Vaticano, potreste trovarvi a pochi centimetri dal fantasma di Adriano senza saperlo. Gran parte degli studiosi concorda sul fatto che il coperchio del sarcofago di porfido sia stato riutilizzato nel tardo Medioevo per la tomba di Ottone II. Successivamente, nel XVII secolo, l'architetto Carlo Fontana lo avrebbe riadattato come fonte battesimale, che è ancora oggi visibile nella prima cappella della navata sinistra di San Pietro. La vasca principale, invece, avrebbe seguito percorsi ancora più tortuosi, finendo smembrata o reimpiegata in altri monumenti papali, scomparendo definitivamente come entità integra ma lasciando dietro di sé il rosso indelebile del porfido a testimoniare la grandezza del suo antico proprietario.
Fonti
Platner & Ashby, A Topographical Dictionary of Ancient Rome, Oxford University Press.
Filippo Coarelli, Guida Archeologica di Roma, Laterza.
Archivio della Fabbrica di San Pietro, Documentazione sui reimpieghi dei marmi antichi.
