Scopri come gli antichi marmi di Villa Adriana siano stati riutilizzati nel Medioevo per creare i portici che ancora oggi caratterizzano il borgo di Tivoli, simbolo di prestigio e continuità storica.
Camminando tra i vicoli del borgo medievale di Tivoli, è facile lasciarsi incantare dal fascino delle pietre antiche senza rendersi conto di trovarsi di fronte a un dialogo secolare tra epoche diverse. La pratica del reimpiego di materiale classico non è stata, per i costruttori tiburtini tra il XII e il XIV secolo, una mera necessità utilitaria, quanto piuttosto una raffinata scelta identitaria. Attraverso l'uso sapiente di colonne, capitelli e architravi provenienti per gran parte dalla vicina Villa Adriana, le case nobiliari e i porticati medievali tiburtini hanno assunto una nobilitas che connetteva direttamente il nascente comune all'antico splendore romano.
Queste strutture porticate non erano solo elementi architettonici funzionali al commercio o alla rappresentanza politica; esse rappresentavano un vero e proprio manifesto ideologico. In una città che cercava la propria emancipazione e il proprio spazio politico tra i grandi poteri del tempo, recuperare l'antico significava rivendicare una continuità storica e una solidità politica indiscutibile. Ancora oggi, osservando con attenzione elementi come i capitelli nelle zone di Piazza S. Nicola, Piazza del Colonnato o della Casa Gotica, possiamo leggere le tracce di una sapiente manodopera locale capace di adattare materiali imperiali – come le pregevoli colonne corinzie e ioniche – al nuovo linguaggio architettonico medievale. Questa fusione tra forma e funzione ha saputo trasformare scorci urbani in tappe di un percorso storico che, attraverso i secoli, ci consegna intatta la dignità di Tivoli.
Fonti bibliografiche:
Ottati, A., "Reimpiego di materiale classico in strutture porticate nel borgo medievale di Tivoli", pp. 95-108