Mirabilia Romae Urbis | Le catene di San Pietro

La storia dell'imperatrice Eudossia e delle catene di San Pietro, narrata nei Mirabilia Urbis Romae, rappresenta uno dei più significativi esempi di come il Medioevo abbia cercato di sovrapporre la sacralità cristiana alle memorie trionfali della Roma pagana.



Secondo il racconto, Eudossia (moglie del defunto Arcadio e reggente per il figlio Teodosio) si recò in pellegrinaggio a Gerusalemme per visitare il Sepolcro di Cristo. Durante il viaggio, un ebreo le fece dono di una reliquia inestimabile: le catene con cui l'apostolo Pietro era stato legato da Erode durante la sua prigionia. L'imperatrice, comprendendo il valore del dono, decise di portarle a Roma affinché fossero collocate vicino alla tomba dell'apostolo.

Al suo ritorno nell'Urbe, avvenuto il primo di agosto, Eudossia si trovò di fronte a una difficoltà: in quel giorno il popolo celebrava da secoli una fastosa festività pagana in onore di Ottaviano Augusto, per commemorare la sua vittoria su Antonio e Cleopatra e la sottomissione dell'Egitto. Poiché i pontefici non erano mai riusciti a sradicare questa consuetudine, Eudossia ideò un piano per "cristianizzare" la ricorrenza.

L'imperatrice convinse il papa e il Senato a trasferire l'onore tributato all'imperatore terreno al "Principe degli Apostoli". Ella argomentò che, se Augusto aveva liberato Roma dalla servitù egiziana, Pietro avrebbe liberato il popolo dalla schiavitù dei demoni e del peccato. Per suggellare questo passaggio, Eudossia fece costruire la chiesa di San Pietro in Vincoli (Sancti Petri ad vincula), dove le catene di Gerusalemme furono riunite a quelle con cui l'apostolo era stato legato a Roma sotto Nerone.

La chiesa fu dedicata solennemente proprio alle calende di agosto, trasformando definitivamente il trionfo politico di Augusto nella celebrazione della liberazione miracolosa di San Pietro, istituendo il rito per cui il popolo accorreva annualmente a baciare i vincoli degli apostoli per ottenere la remissione dei peccati.