Nell'anno 203 d.C., l'imperatore Settimio Severo decise di trasformare radicalmente il volto meridionale del colle Palatino con l'erezione di un monumento senza precedenti a Roma: il Septizodium. Conosciuto anche come Septizonium o Septisolium, questo imponente edificio non era un tempio nel senso stretto del termine, ma una grandiosa facciata teatrale o ninfeo monumentale concepita per accogliere con estremo fasto chi giungeva nell'Urbe percorrendo la via Appia. Settimio Severo, fiero delle sue radici nordafricane, volle che quest'opera impressionasse i suoi stessi conterranei, segnalando con inequivocabile magniloquenza l'ingresso ai palazzi imperiali e la maestà della sua dinastia. Per finanziare tale impresa e altri prestigiosi interventi edilizi, l'imperatore attinse generosamente all'oro catturato durante la vittoriosa campagna contro i Parti a Ctesifonte.
L'architettura del Septizodium rappresentava un unicum nel panorama urbanistico romano, ispirandosi a modelli scenografici molto diffusi nelle città dell'Asia Minore e dell'Africa Proconsolare, come testimoniano le analogie con le strutture rinvenute ad Avedda e Cincari. La struttura si presentava come un sontuoso prospetto articolato su più ordini di colonne che inquadravano delle edicole marmoree. Il nome stesso del monumento deriva dalle sette nicchie che ne caratterizzavano la facciata, all'interno delle quali erano collocate le statue delle sette divinità planetarie: il Sole, la Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno. Questa scelta iconografica non era affatto casuale, poiché rifletteva la profonda influenza che l'astrologia esercitava nella cultura severiana, celebrando la protezione degli astri sul nuovo «saeculum» inaugurato dall'imperatore.
Sebbene il Septizodium ospitasse le effigi del Sole e della Luna nel suo programma planetario, esso svolgeva principalmente una funzione urbanistica di raccordo e di rappresentanza, fungendo da "quinta" monumentale per la Domus Augustana, che proprio in quegli anni veniva ampliata con imponenti sostruzioni sul versante sud-orientale del colle. La vicinanza strategica alla Via Appia e alla successiva Via Nova, voluta per facilitare l'accesso della plebe alle terme di Caracalla, rendeva il Septizodium il punto focale di un'area densamente frequentata e carica di significati politici. Nonostante l'edificio sia oggi quasi interamente scomparso, le descrizioni degli autori antichi e i frammenti della Forma Urbis Severiana permettono di ricostruire l'immagine di un monumento che ha saputo fondere l'estetica provinciale con la potenza imperiale, rimanendo nella memoria storica come la spettacolare soglia divina del Palatino.
fonti
- AA.VV., Storia di Roma 2. L'impero mediterraneo II. I principi e il mondo, Einaudi, 1991.
- AA.VV., Storia di Roma 3. L’età tardoantica II. I luoghi e le culture, Einaudi, 1993.
- AA.VV., Storia di Roma 4. Caratteri e morfologie, Einaudi, 1989.
