Marcantonio Nicodemi (Tivoli, seconda metà del XVI secolo – Roma, post 1591) occupa un posto d'onore nel pantheon degli intellettuali tiburtini come autore della prima storia organica della città di Tivoli. Medico di professione e storico per passione, Nicodemi è considerato il vero custode della memoria della "Superba Tibur", avendo salvato dall'oblio documenti e iscrizioni che sarebbero andati irrimediabilmente perduti.
Nato a Tivoli da una famiglia nobile originaria di Sanseverino, Marcantonio era figlio di Luciano Nicodemi, un militare che nel 1550 fece erigere il palazzo di famiglia all'angolo tra via Taddei e via Campitelli, edificio ancora oggi visibile e ornato dallo stemma gentilizio. La sua formazione avvenne nel fecondo clima culturale del tardo Rinascimento tiburtino: frequentò l'Accademia degli Agevoli, fondata dall'arcivescovo Francesco Bandini Piccolomini presso la corte del Cardinale Ippolito II d'Este. In questo cenacolo intellettuale, Nicodemi entrò in contatto con grandi eruditi come Uberto Foglietta e Marcantonio Mureto, che lo spronarono a ricercare nelle fonti classiche le glorie dell'antica Tibur.
Nicodemi non fu solo un uomo di studi, ma partecipò attivamente alla vita pubblica come consigliere comunale tra il 1579 e il 1580. Esercitò con lode la professione di medico, venendo descritto dai contemporanei come uomo "sensitivo e letterato" di grande esperienza. Successivamente si trasferì a Roma, dove la sua vita privata fu segnata da vicende alterne: rimase vedovo della prima moglie, Ludovica Grassi, morta nel 1589 per un parto infelice, e si risposò l'anno seguente con Eufrasia Lentoli. La sua morte è collocata a Roma dopo il 1591, anno in cui il suo nome scompare dai documenti ufficiali
L'opera che gli ha assicurato l'immortalità è la Tiburis Urbis Historia (o Pentade, perché originariamente divisa in cinque libri), scritta in un latino elegante e pubblicata a Roma intorno al 1585. Di questa stampa esiste oggi un unico esemplare incompleto, conservato presso la Biblioteca Alessandrina di Roma, che termina bruscamente alla pagina 240 durante la narrazione degli eventi del 1460.
L'importanza di questo testo è incalcolabile: Nicodemi ebbe accesso all'antico archivio comunale prima che incuria, incendi e guerre ne disperdessero il contenuto. Grazie a lui, sono giunti fino a noi:
- Iscrizioni antiche altrimenti ignote, come quelle catalogate nel CIL XIV.
- Dettagli sulle manovre diplomatiche di Cola di Rienzo a Tivoli.
- Trattati di pace medievali e delibere municipali del XIV e XV secolo.
- Notizie sulle mitiche origini della città, influenzate dalle visioni artistiche degli affreschi di Villa d'Este.
Nonostante la sua incompletezza, l'opera di Nicodemi rimane la pietra angolare di tutta la storiografia tiburtina successiva, fungendo da "scrigno" di documenti che testimoniano il ruolo centrale di Tivoli negli equilibri politici e culturali del Lazio tra il Medioevo e il Rinascimento.
Fonti
- Andrei Gianni, Personaggi della Storia di Tivoli, 2020.
- Autori Vari, Annali e memorie di Tivoli (SFST 01), a cura di V. Pacifici, 1920.
- Borgia Roberto (a cura di), Marco Antonio Nicodemi - Storia di Tivoli (1589), 2013-2015.
- Bulgarini Francesco, Notizie storiche, antiquarie, statistiche ed agronomiche intorno all'antichissima città di Tivoli, 1848.
- Cascioli Giuseppe, Gli uomini illustri o degni di memoria della città di Tivoli, 1927.
- Del Re Antonio, Dell'Antichità Tiburtine, 1611 (ed. curata da E. Marino).
