Nella storiografia classica, la figura di Quinto Fabio Massimo, celebre come il "Temporeggiatore", occupa un posto di rilievo per aver salvato lo Stato romano attraverso una prudente strategia di logoramento. In questo capitolo cruciale della storia antica, la città di Tivoli, l'antica Tibur, non fu un semplice spettatore, bensì un alleato strategico fondamentale, capace di trasformarsi in una roccaforte militare determinante per le sorti della Seconda Guerra Punica.

La scelta di Tivoli come base operativa nel 217 a.C. non fu affatto casuale. Il dittatore Quinto Fabio Massimo comprese che, per indebolire le forze cartaginesi di Annibale ed evitare scontri campali che avrebbero potuto segnare la fine definitiva di Roma, occorreva un punto di adunata baricentrico e sicuro. Tibur divenne così il cuore pulsante dell'organizzazione bellica romana, servendo come luogo prescelto per il concentramento di due legioni essenziali per la difesa del territorio. Oltre a tale funzione di adunata, il territorio tiburtino fu utilizzato attivamente come centro di addestramento, dove, sfruttando la particolare conformazione geografica della zona, vennero istruite sia le legioni romane che le truppe dei confederati. La posizione strategica di Tivoli permetteva inoltre di monitorare costantemente le vie di comunicazione e di accogliere le truppe alleate, la cui incrollabile fedeltà fu dimostrata dall'alto valore militare profuso in ogni fase del conflitto.
Nonostante le antiche e note rivalità con Roma, durante la Seconda Guerra Punica Tivoli scelse senza esitazione la via della lealtà incondizionata. I soldati tiburtini combatterono con estremo coraggio a fianco dei Romani, condividendo il peso dei più gravi rovesci bellici, dalla disfatta del Trasimeno fino al drammatico disastro di Canne. In particolare, la partecipazione tiburtina fu attiva e costante in occasione della Battaglia del Trasimeno e durante le fasi critiche seguite alla sconfitta di Canne, dove la città garantì un fondamentale supporto logistico e militare nonostante la profonda crisi che stava attraversando lo Stato. Significativa fu anche la resistenza simbolica opposta dai Tiburtini presso le Acque Albule, teatro del transito e del ripiegamento delle truppe di Annibale.
Il sacrificio e la dedizione dimostrati dai Tiburtini furono determinanti non solo per l'esito complessivo del conflitto, ma anche per il riconoscimento politico della città. Al termine della guerra, la profonda gratitudine di Roma si concretizzò nell'assegnazione della piena cittadinanza romana ai cittadini di Tibur. Un simbolo tangibile e duraturo di questo stretto legame fu rappresentato dalla Pila Tiburtina, una colonna eretta a Roma sulla quale venivano esposte le spoglie nemiche catturate dai soldati tiburtini. Questo monumento ha rappresentato, per i secoli a venire, il sigillo ufficiale di un'alleanza forgiata nel momento più buio della storia della Repubblica, testimoniando l'importanza decisiva di Tivoli nella difesa della romanità