Credenze e Superstizioni di Tivoli : Il Fascino dell'Empirismo Tiburtino


La storia di Tivoli non è fatta solo di grandi monumenti e cronache ufficiali, ma affonda le sue radici più profonde nelle pieghe di una cultura popolare ricca di mistero e tradizioni secolari. Uno dei contributi più originali presenti nel celebre Bollettino Storico-Archeologico è lo studio condotto da Tommaso Tani, figura centrale della vita intellettuale tiburtina del primo Novecento, dedicato all'empirismo popolare tiburtino. Tani, che amava firmarsi con lo pseudonimo di White Rose, fu un osservatore acuto e un appassionato ricercatore che scelse di indagare quel complesso sistema di cure, superstizioni e invocazioni divine che per secoli ha rappresentato l'unica risposta del popolo alle sofferenze del corpo e dello spirito. Secondo l'analisi storica proposta da Tani, le origini di questo fenomeno risalgono al decimo secolo, un'epoca segnata dallo sfacelo dell'Impero Carolingio e dal conseguente abbandono degli studi scientifici e medici. In quel clima di decadenza e incertezza, la fiducia nella medicina accademica venne meno, spingendo le popolazioni verso una forma di empirismo basata sulla magia, sulla stregoneria e su una profonda devozione verso divinità e santi.



Le ricerche di Tani evidenziano il ruolo cruciale svolto dalle cosiddette donnicciole, figure femminili considerate dal popolo come "illuminate da Dio" e dotate di poteri taumaturgici. Un esempio emblematico di queste pratiche è il rituale per la cura della lombaggine, che richiede necessariamente la cooperazione di una donna che abbia avuto un parto gemellare. Il malato viene fatto stendere a terra a pancia in giù, mentre la donna, munita di una canna, deve scavalcarlo per tre volte passando da destra a sinistra e viceversa. Durante l'operazione avviene un dialogo rituale dove si chiede alla donna perché abbia "accoppiato" e ai lombi perché "cadano", concludendo con un'invocazione ai nomi di Gesù e Maria affinché il male scompaia. Un altro rimedio caratteristico riguarda la guarigione dell'orzarolo, per la quale è richiesta l'assistenza di una donna incinta. Quest'ultima deve mimare l'atto di cucire il rigonfio della palpebra con ago e filo, passando il segno davanti all'occhio per tre volte mentre risponde alla domanda rituale: «Che cuci, mastra?» — «Oghiarolo e passa!».

L'empirismo tiburtino, tuttavia, non si limitava solo all'aspetto terapeutico, ma era intrinsecamente legato a una serie di pregiudizi e superstizioni che regolavano la vita quotidiana e i presagi legati alla sorte. Tani riporta come l'incontro con un solo militare per le strade di Tivoli fosse considerato un segno di sventura, mentre vederne un gruppo che trasportava una barella con un ferito era, paradossalmente, interpretato come un presagio di fortuna. Particolarmente radicata era anche la credenza legata alla gravidanza, secondo cui se una donna incinta avesse mangiato qualcosa tenuto in grembo, la sua gestazione sarebbe durata dodici mesi, proprio come quella degli asini. Il lavoro di Tani nel Bollettino, da lui fondato e tenuto in vita con instancabile operosità, aveva lo scopo dichiarato di raccogliere queste memorie prima che scomparissero definitivamente, trasformando la sua rivista in una vera e propria Enciclopedia Tiburtina. In conclusione, l'opera di Tommaso Tani sull'empirismo popolare ci permette di guardare oltre le mura di Tivoli, esplorando l'anima di un popolo che ha saputo integrare la fede cristiana con antichi riti e credenze rurali.


 fonti

  • Tommaso Tani, Empirismo popolare tiburtino, in Bollettino di Studi Storici ed Archeologici di Tivoli, Annata 1919
  • Tommaso Tani, Pregiudizi popolari tiburtini, in Bollettino di Studi Storici ed Archeologici di Tivoli, Annata 1920