La città di Tivoli ha fondato la sua millenaria prosperità sul legame indissolubile con l'Aniene, un fiume che nel corso dei secoli è stato fonte di timore per le inondazioni ma anche il motore principale dello sviluppo manifatturiero locale. Nella seconda metà dell'Ottocento, questa vocazione industriale subì una trasformazione radicale grazie all'ingegno dell'ingegnere romano Raffaele Canevari, figura di spicco nell'urbanistica dell'epoca. Nel 1876, Canevari ideò un piano ambizioso per razionalizzare lo sfruttamento della forza idraulica delle celebri cascatelle, progetto che trovò attuazione concreta nel 1884 con la fondazione della Società delle Forze Idrauliche. Il perno di questo sistema era il canale che porta il suo nome, un'opera tecnicamente definita come un viadotto-condotto progettato per congiungere idraulicamente le acque della zona alta di Vesta con quelle della valle dell'Acquoria.
A differenza dei canali tradizionali, la funzione primaria del Canale Canevari non era quella di alimentare direttamente gli opifici superiori, bensì di fungere da collettore per le acque di scarico già utilizzate dalle industrie della contrada di Vesta. Questo approccio permetteva un recupero energetico sistematico, convogliando il "rifiuto" idraulico verso la Centrale dell'Acquoria, dove l'acqua poteva essere impiegata per un nuovo salto di circa 50 metri. Grazie a questa infrastruttura strategica, Tivoli poté conquistare un primato mondiale assoluto: il 4 luglio 1892 venne inaugurata la prima linea elettrica di trasmissione al mondo in corrente alternata per scopi commerciali, che collegava l'Acquoria alla stazione di Porta Pia a Roma lungo un percorso di circa 28 chilometri.
Per comprendere appieno l'importanza di questo sistema, è necessario distinguere il Canale Canevari dal successivo Canale Vescovali, progettato dall'ingegnere Angelo Vescovali e implementato intorno al 1901. Mentre il sistema Canevari si limitava a raccogliere gli scarichi industriali, il progetto Vescovali rappresentò un intervento molto più radicale e d'avanguardia per l'epoca. Esso mirava al recupero totale delle acque provenienti dalla Grande Cascata di Villa Gregoriana e di quelle residue sotto le cascatelle di Vesta attraverso soluzioni ingegneristiche ardite, come un collettore pensile costruito sotto il secondo salto delle cadute e un complesso sistema di sifoni che attraversavano l'alveo dell'Aniene per convogliare il flusso verso l'Acquoria.
L'attivazione del Canale Vescovali segnò il passaggio alla fase della "Grande Acquoria", portando la centrale a diventare il più importante impianto idroelettrico d'Europa e permettendo lo sfruttamento dell'intero salto di 165 metri tra monte e valle della città. Tuttavia, questa rincorsa all'efficienza energetica ebbe un costo paesaggistico notevole, modificando irreversibilmente l'aspetto delle cascatelle che avevano incantato i viaggiatori del Grand Tour per secoli.
