Per oltre un millennio, la maestosa residenza edificata dall'imperatore Adriano alle falde dei Monti Tiburtini è rimasta avvolta nell'oblio della storia. Con la caduta dell'Impero Romano e il susseguirsi delle devastazioni medievali, la sconfinata dimora imperiale perse la sua originaria memoria storica. Privati dei preziosi marmi e invasi da una folta vegetazione, i giganteschi resti edilizi vennero interpretati dalla fantasia popolare e dalle fonti locali come i ruderi di una leggendaria città scomparsa. Nei rogiti notarili e nell'uso comune, l'intera area venne così battezzata con il toponimo di Tibur Vetus, convincendo la popolazione che si trattasse della prima sede originaria della città di Tivoli prima del suo trasferimento sul colle.
La prima incisiva crepa in questa radicata credenza popolare venne aperta nella prima metà del Quattrocento grazie all'opera di Ciriaco d'Ancona, considerato a buon diritto il padre dell'epigrafia e dell'archeologia sul campo. Esplorando l'agro tiburtino tra il 1432 e il 1434, Ciriaco scelse di ignorare la favola di Tibur Vetus per concentrarsi sull'osservazione diretta dei monumenti e sulla trascrizione delle epigrafi affioranti presso Ponte Lucano e nelle campagne circostanti. Nei suoi diari di viaggio e nelle sue schede di rilievo, l'umanista anconetano fu il primo a ricondurre espressamente la grandiosità di quelle architetture alla figura dell'imperatore Adriano.
Nelle sue annotazioni, Ciriaco descriveva con stupore la maestosità delle rovine annotando in latino la presenza presso le dimore del Principe Adriano di imponenti colonne di marmo in gran parte crollate, delle quali tuttavia alcune restavano ancora integre e diritte con i loro epistili (Ad domos Hadriani Principis marmoreis, et immanibus columnis, sed magna ex parte collapsis. Extant utique adhuc integris, et directis suis cum Epistyliis). Poco distante da Ponte Lucano, Ciriaco registrava la presenza di giganteschi resti di sostruzioni e palazzi dell'Imperatore Adriano (ingentia Hadriani Imperatoris substructionum et palatiorum rudera). Con queste preziose osservazioni sul terreno, Ciriaco spostò l'attenzione dal mito di una città perduta alla realtà di un grande complesso residenziale d'età imperiale.
Pochi decenni più tardi, spettò a Flavio Biondo raccogliere questa eredità metodologica e consegnarla alla storiografia ufficiale, unendo l'ispezione autoptica alla rigida critica filologica dei codici antichi. Durante i suoi studi sulla geografia del Lazio, Biondo comprese che la scala monumentale di Tibur Vetus era del tutto insostenibile per un semplice centro urbano antico. La svolta decisiva avvenne sovrapponendo i resti sul terreno con la lettura della Vita Hadriani contenuta nella Historia Augusta, dove si narrava che l'imperatore aveva fatto erigere a Tivoli una villa meravigliosa per ricrearvi i luoghi più celebri del mondo greco e orientale.
Flavio Biondo formalizzò la definitiva smentita del mito popolare nella sua celebre Italia Illustrata. Nella storica traduzione in lingua volgare curata nel Cinquecento da Lucio Fauno, l'erudito spiegava chiaramente come nella villa Tiburtina di Adriano Imperatore, maravigliosamente da lui edificata, si ritrovassero i nomi di provincie e luoghi celebratissimi come il Licio, l'Accademia, Canopo, Pecile e Tempe. Nello stesso passo Biondo sottolineava come le alte e sublime volte dei tempii, le costruzioni delle sale e i resti dei peristili corrispondessero proprio a ciò che il volgo ignorante chiamava erroneamente Tibur Vetus.
Il lavoro sinergico di Ciriaco d'Ancona e Flavio Biondo ha rappresentato un fondamentale spartiacque culturale, segnando la transizione dalle leggende geografiche medievali alla nascita della moderna scienza archeologica. Dalle prime misurazioni di Ciriaco e dalla rigorosa dimostrazione di Biondo prenderà il via la straordinaria stagione di studi e scavi del Rinascimento che restituirà a Villa Adriana il suo legittimo posto nella storia dell'architettura mondiale.
Fonti
Biondo Flavio, Roma ristaurata, et Italia illustrata di Biondo da Forlì. Tradotte in buona lingua uolgare per Lucio Fauno, Venezia, Michele Tramezzino, 1548 (in particolare il libro dedicato al Lazio / Regio Latina, c. 139).
Ciriaco d'Ancona, Kyriaci Anconitani Itinerarium, a cura di Lorenzo Mehus, Firenze, Giovannelli, 1742.
Scriptores Historiae Augustae, Vita Hadriani, cap. 26.
Edward W. Bodnar, Cyriacus of Ancona and Athens, Bruxelles, Latomus, 1960.
Roberto Weiss, The Renaissance Discovery of Classical Antiquity, Oxford, Blackwell, 1969.