Il Trittico di San Lorenzo non è solo un oggetto liturgico, ma un "archivio visivo" della stratificazione storica di Tivoli. Il valore risiede nella sua natura di palinsesto: ogni secolo (dal XII al XVI) ha aggiunto uno strato (argento, statuine, corone), rendendo l'opera una testimonianza tangibile della committenza cittadina e delle contese medievali (la leggenda di Tuscolo). Il legame con il rito dell'Inchinata trasforma l'oggetto statico in performance vivente, un esempio perfetto di come la memoria si rigeneri attraverso la partecipazione comunitaria.
Nel cuore pulsante di Tivoli, all'interno della solenne Cattedrale di San Lorenzo, è custodito un tesoro che da oltre sette secoli rappresenta il fulcro della devozione cittadina: il Trittico del SS.mo Salvatore. Questa sacra icona è senza dubbio la più antica e celebre tra quelle venerate nella città, un'opera che fonde in modo indissolubile la maestria della scuola romana con un’aura di profondo mistero. Sebbene un’antica tradizione popolare, sostenuta da storici del passato, volesse l’immagine dipinta direttamente dalla mano di San Luca e donata alla cattedrale da Papa Simplicio nel V secolo, la critica storica moderna colloca la sua creazione agli albori del XII secolo, intorno all'anno 1100. Lo stile dell’opera rivela infatti una stretta parentela con i grandi cicli di affreschi romani del tempo, come quelli di San Clemente, specialmente nel raffinato panneggio caratterizzato da sottilissime linee d'ombra che richiamano la preziosità degli smalti bizantini.
Il pannello centrale del trittico offre una visione maestosa del Salvatore seduto in un trono di porpora, privo di spalliera ma riccamente ornato di perle e pietre preziose. La figura del Cristo, che benedice "alla greca" con la mano destra e sostiene un vangelo aperto con la sinistra, è circondata da un nimbo decorato con motivi ornamentali rossi. Ai suoi piedi, un dettaglio iconografico di rara bellezza mostra i quattro fiumi simbolici del paradiso terrestre da cui si dissetano due cervi, simbolo dell’umanità che anela alla fonte divina. Le valve laterali, che incorniciano il Cristo docente, mostrano la Vergine Maria in atto di intercessione e il giovane San Giovanni Evangelista. Sotto queste figure principali, l’ignoto artista ha dipinto scene narrative di grande pathos, come la Dormitio Virginis, dove il Cristo solleva l'anima della Madre in forma di bambina, e l'episodio di San Giovanni che entra vivo nel proprio sepolcro circondato dai discepoli.
L’aspetto attuale del trittico è caratterizzato da una sfarzosa copertura in lamine d'argento, frutto di interventi avvenuti in epoche diverse che hanno progressivamente celato i dipinti originali. Un primo rivestimento, limitato al pannello centrale e decorato con stelle a sbalzo originariamente dorate, risale probabilmente alla prima metà del XIII secolo, in coincidenza con la consacrazione della cappella dedicata all'immagine da parte di Papa Gregorio IX nel 1234. Successivamente, nel 1435, la nobile Caterina Ricciardi finanziò il rivestimento degli sportelli laterali, mentre nel 1506 la confraternita incaricò Mastro Santo, orefice di Papa Giulio II, di realizzare le cinque statuine d’argento dei santi che oggi coronano la sommità della struttura.
Attorno a questa icona sono fiorite leggende affascinanti, come quella che narra di cammelli miracolosi che, trasportando l'immagine su un carro, si sarebbero inginocchiati davanti alla Cattedrale rifiutandosi di proseguire, indicando così il luogo dove il Salvatore voleva dimorare. Altri racconti collegano il trittico alla distruzione di Tuscolo nel 1191, suggerendo che l’opera sia giunta a Tivoli come bottino di guerra dei Tiburtini alleati dei Romani. Indipendentemente dalle sue origini leggendarie, il trittico rimane il protagonista assoluto della processione dell’Inchinata, un rito documentato fin dal 1305 in cui l’effigie del Salvatore attraversa le vie della città per incontrare l’immagine della Vergine, in un’esplosione di fede che vede ancora oggi la partecipazione delle antiche corporazioni e dei cittadini.
fonti
- Bollettino di Studi Storici ed Archeologici di Tivoli (annate 1919, 1920, 1921, 1922, 1923, 1924, 1927, 1928).
- Silla Rosa, L’Immagine del Salvatore di Tivoli, in Bollettino di Studi Storici ed Archeologici di Tivoli, a. I (1919) e a. II (1920).
- Vincenzo Pacifici, Annali e memorie di Tivoli di Giovanni Maria Zappi, Tivoli, 1920.
- Pietro Toesca, Storia dell’Arte Italiana, Torino, 1924
