La leggenda della nascita della tipografia di Maiella: l'intaglio manuale di lettere su cartone per stampare i manifesti del concerto di Franz Liszt a Villa d'Este nel 1881 è un esempio straordinario di adattamento creativo.
La diffusione dell'arte tipografica nel territorio tiburtino rappresenta un capitolo fondamentale della storia culturale locale, segnando il passaggio di Tivoli tra le città italiane che per prime accolsero l'invenzione di Gutenberg. Sebbene centri vicini come Subiaco e Roma avessero già adottato la stampa rispettivamente nel 1465 e nel 1466, Tivoli non fu così sollecita, ma neppure così tarda come ipotizzato da storici precedenti che ne fissavano l'inizio solo alla metà del XVII secolo. Le ricerche condotte negli archivi comunali e pubblicate nel Bollettino rivelano infatti che la stampa fu introdotta ufficialmente nel 1577, quando il tipografo Domenico Piolati ottenne la licenza di aprire un'officina e il privilegio di imprimere l'arma della comunità sulle sue opere. Esistono tuttavia tracce di una possibile attività ancora più antica legata alla famiglia Tedeschi e a un misterioso "Francesco il tedesco", che avrebbe operato in via Colsereno già prima del 1574, suggerendo che la città fosse permeabile alle innovazioni tecniche nate a Magonza ben prima dell'ufficializzazione burocratica.
Il primato editoriale tiburtino spetta al volume intitolato Brevissima et utilissima istruttione del modo che ha di tener il Cortegiano, scritto da Renato Gentili e stampato dal Piolati nel 1578, un'opera che testimonia il fervore intellettuale promosso dal governo dei cardinali Ippolito e Luigi d'Este. La gestione della tipografia nel corso dei decenni non fu priva di difficoltà economiche, tanto che il Comune dovette intervenire più volte con sussidi per l'alloggio dei lavoratori o esenzioni dalle gabelle per mantenere attiva l'officina. Tra i successori del Piolati spicca Giambattista Robletti che, stabilizzatosi a Tivoli nel 1620, introdusse l'uso dei caratteri musicali, un dettaglio tecnico di grande rilievo che rifletteva lo straordinario sviluppo della cultura musicale cittadina in quel periodo. Nonostante momenti di crisi profonda, come nel 1644 quando le strettezze finanziarie comunali imposero la sospensione dei salari per la stampa e per i maestri di scuola, l'attività editoriale riuscì a sopravvivere grazie all'arrivo di nuovi maestri come il romano Francesco Felice Mancini. Proprio a Mancini si deve la pubblicazione nel 1646 delle celebri Historie Tiburtine di Francesco Martio, un'opera monumentale che ancora oggi rappresenta una fonte imprescindibile per lo studio delle origini della città.
Con l'avvento dell'era moderna e del Risorgimento, la tradizione tipografica tiburtina trovò una nuova e straordinaria linfa nella figura di Gerardo Maiella, un autodidatta di eccezionale tenacia che iniziò la sua carriera in circostanze quasi leggendarie. Nel 1881, Maiella ricevette l'incarico di stampare i manifesti per un concerto di beneficenza di Franz Liszt a Villa d'Este, ma non possedendo macchinari, dovette intagliare manualmente le lettere nel cartone e incollarle su una spianatoia di legno per ottenere la prima bozza. Da quell'inizio rudimentale nacque uno stabilimento all'avanguardia, dotato di macchine rotative Marinoni e torchi a leva innovativi, che portò la tipografia tiburtina a competere sui mercati nazionali e internazionali. L'eredità di Maiella, passata poi alla direzione di Aldo Chicca, ha permesso a Tivoli di mantenere per secoli un ruolo di primo piano nella produzione libraria, trasformando l'arte della stampa in un vero e proprio simbolo dell'ingegno e della laboriosità della popolazione.
fonti
- Bollettino di Studi Storici ed Archeologici di Tivoli, Annata 1919 (pp. 86-90).
- Giuseppe Radiciotti, Della introduzione della stampa in Tivoli, in Bollettino 1919.
- Tommaso Tani, Un grande tipografo tiburtino, in Bollettino 1920 (pp. 148-151).
- Vincenzo Pacifici, Annali e memorie di Tivoli di Giovanni Maria Zappi, Tivoli, 1920 (citato nelle fonti).
