Nelle ricerche storiche pubblicate sul celebre Bollettino di Studi Storici ed Archeologici di Tivoli, uno dei contributi più affascinanti è senza dubbio quello firmato da Tommaso Tani nel 1919, intitolato Garibaldi nel diario di una monaca.
Tani ebbe la fortuna di rinvenire fortunatamente, tra le carte di una libreria appartenuta a un alto prelato, il manoscritto autografo di Suor Chiara Francesca (al secolo Alessandra Scatafassi), una religiosa tiburtina testimone oculare dei convulsi eventi del 1849. Attraverso la penna della monaca, la figura di Giuseppe Garibaldi emerge con una dualità sorprendente, sospesa tra il fascino carismatico del condottiero e la cruda realtà delle necessità militari che gravavano sulla popolazione locale.
L'impatto iniziale della Legione Garibaldina su Tivoli, il 5 maggio 1849, fu segnato da un clima di terrore collettivo. La diarista descrive vividamente lo scompiglio dei cittadini che correvano a nascondere masserizie e persone care, temendo che i volontari fossero "barbari o ladroni venuti a disertare le case". Tuttavia, questo timore lasciò presto il posto a una curiosità quasi deferente quando si comprese che le truppe non intendevano saccheggiare l'abitato. Lo stesso Garibaldi viene tratteggiato in una veste nobile e patriottica: Tani riporta come il Generale ricevesse magistrati e ufficiali disteso all'ombra di un albero presso Ponte Lucano, mostrandosi con "modi amorevoli" e dolendosi profondamente per il fatto che la gioventù italiana sentisse "troppo freddamente della patria" a causa di un difetto di educazione e dell'abitudine alla servitù.
Se la figura personale di Garibaldi rifulge per statura morale, il diario non tace gli aspetti più gravosi della sua permanenza, legati al sostentamento dei tremila uomini al suo seguito. Durante il ritorno in città il 3 luglio, la monaca registra con sgomento le pressanti richieste economiche degli ufficiali garibaldini, che imposero alla municipalità la consegna di duemila scudi in sole due ore. La narrazione si fa drammatica nel descrivere le "requisizioni e gravi violenze" subite dai contadini, ai quali venivano sottratti carri, buoi e cavalli per le esigenze belliche. Suor Chiara Francesca giunge a definire tali atti come "abusi di una Forza senza legge", riportando persino l'episodio di due soldati che inseguirono un legnaiuolo fin dentro le mura del monastero per sequestrargli il giumento.
Il diario riportato da Tommaso Tani offre una prospettiva preziosa e priva di filtri celebrativi su uno dei periodi più intensi del Risorgimento tiburtino. Garibaldi non appare né come un mercenario né come un astratto semidio, ma come un capo militare autoritario e convinto, costretto dalle circostanze a imporre sacrifici durissimi a una cittadinanza che lo guardava con un misto di sacro terrore e segreta speranza. Il valore di questo documento, come sottolineato dallo stesso Tani, risiede proprio nella sua capacità di umanizzare la Storia, restituendoci l'immagine di un Eroe capace di ispirare grandi ideali pur operando tra le mille miserie e contraddizioni della guerra.
Elenco delle fonti
- Bollettino di Studi Storici ed Archeologici di Tivoli, Annata 1919 (pp. 34-37).
- Bollettino di Studi Storici ed Archeologici di Tivoli, Annata 1920 (pp. 117-118).
- Bollettino Commemorativo di Tommaso Tani, supplemento al vol. XIX degli AMST, Tivoli, 1939 (pp. 11-14).
- Tommaso Tani, Garibaldi nel diario di una monaca, in Bollettino 1919.
- Effemeride storica, Giuseppe Garibaldi, in Bollettino 1920.