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Tyburtinum, quando Villa d'Este parlava in latino

VILLA D'ESTE • STORIA & LETTERATURA

Il primo giornalista di Villa d'Este: Uberto Foglietta e la meraviglia del 1569

Scopri chi fu Uberto Foglietta, l'umanista che nel 1569 scrisse la prima grande descrizione di Villa d'Este, raccontando le meraviglie della Tivoli rinascimentale.

Quando oggi visitiamo Villa d'Este, restiamo affascinati dalle sue fontane, dai giochi d'acqua e dai giardini che le hanno fatto guadagnare il riconoscimento di patrimonio mondiale UNESCO. Ma chi fu il primo a raccontare questa meraviglia al mondo?

La risposta porta il nome di Uberto Foglietta, umanista genovese che nell'estate del 1569 compose quella che può essere considerata la prima grande descrizione letteraria della villa appena completata. Se oggi esistessero giornali o blog di viaggio, probabilmente sarebbe ricordato come il primo giornalista di Villa d'Este.

Un umanista in esilio alla corte degli Este
Uberto (Oberto) Foglietta nacque a Genova intorno al 1518. Appartenente a una delle più illustri famiglie della città, si distinse presto come storico, filologo e raffinato scrittore latino. La sua carriera subì una brusca svolta nel 1559, quando pubblicò un'opera politica che criticava il governo oligarchico della Repubblica di Genova. Il libro gli costò l'esilio. Fu così che trovò accoglienza a Roma, dove entrò in contatto con il vivace ambiente culturale della corte pontificia. Qui, nel 1568, entrò al servizio del cardinale Ippolito II d'Este, il grande artefice della costruzione di Villa d'Este.

L'estate del 1569 a Tivoli
Nel 1569 Foglietta soggiornò a Tivoli. La villa era ormai prossima al completamento e rappresentava una delle opere più sorprendenti del Rinascimento europeo. Le grandi fontane alimentate esclusivamente dalla forza dell'acqua, le statue, le terrazze panoramiche e i giardini costituivano qualcosa di assolutamente nuovo per l'epoca. L'umanista rimase profondamente colpito da ciò che vide. Fu proprio durante quel soggiorno che compose il Tyburtinum, un elegante testo in latino dedicato a Flavio Orsini. Più che una semplice descrizione, l'opera è un vero viaggio nella Villa d'Este del Cinquecento.

Il primo racconto di Villa d'Este
Il Tyburtinum rappresenta oggi una delle fonti storiche più preziose per conoscere la villa nel momento della sua nascita. Foglietta accompagna idealmente il lettore lungo i viali, descrive i giochi d'acqua, le statue, le fontane e la vegetazione, intrecciando continuamente il paesaggio con la mitologia classica e la storia dell'antica Tibur. La sua non è una guida turistica nel senso moderno del termine: è piuttosto un'opera letteraria che celebra il progetto culturale di Ippolito II d'Este e dell'architetto-antiquario Pirro Ligorio, autore del complesso programma iconografico della villa. Ogni fontana diventa un simbolo, ogni statua richiama un mito, ogni terrazza dialoga con la storia millenaria di Tivoli.

Una Villa d'Este diversa da quella di oggi
La descrizione di Foglietta è preziosa anche perché racconta una Villa d'Este diversa da quella che conosciamo. Molte statue sono andate perdute, alcune fontane sono state modificate nel corso dei secoli e interi apparati decorativi sono scomparsi. Grazie al suo racconto gli studiosi hanno potuto ricostruire l'aspetto originario di numerosi ambienti e comprendere il significato simbolico di opere oggi mutilate o trasformate. Per questo motivo il Tyburtinum continua a essere una fonte imprescindibile per gli storici dell'arte e dell'architettura rinascimentale.

Il fascino dell'acqua
Ciò che più impressionò Foglietta fu probabilmente l'acqua: non semplice elemento decorativo, ma vera protagonista della villa. L'Aniene veniva sapientemente incanalato per alimentare centinaia di zampilli, cascate, grotte artificiali e sorprendenti giochi idraulici che sembravano sfidare la natura. Nel Cinquecento tutto questo appariva quasi miracoloso: i visitatori provenienti dalle principali corti europee rimanevano sbalorditi davanti a una macchina idraulica che univa ingegneria, arte e spettacolo.

Un capolavoro pensato per stupire il mondo
La Villa d'Este non era soltanto la residenza di un potente cardinale, ma un manifesto politico e culturale. Attraverso l'arte, la mitologia e la sapiente regia dell'acqua, Ippolito II voleva mostrare il prestigio della propria famiglia e la grandezza della cultura italiana. Foglietta comprese perfettamente questo messaggio: per questo il suo racconto non si limita a descrivere gli edifici, ma trasforma la villa in un luogo quasi ideale, dove la natura sembra collaborare con l'ingegno umano.

Perché il Tyburtinum è ancora importante
A oltre quattro secoli di distanza, il testo di Uberto Foglietta conserva un valore straordinario. Non solo rappresenta una delle più antiche descrizioni di Villa d'Este, ma permette di osservare la Tivoli rinascimentale con gli occhi di un intellettuale del XVI secolo. Ogni pagina restituisce lo stupore di chi si trovava davanti a un'opera destinata a diventare uno dei simboli del Rinascimento europeo. Se oggi milioni di persone visitano Villa d'Este, una parte del merito va anche a quell'umanista genovese che, nell'estate del 1569, decise di fissarne la bellezza in un raffinato latino umanistico. In fondo, molto prima della fotografia, dei reportage e dei social network, Uberto Foglietta fu il primo grande narratore della meraviglia di Villa d'Este.

Fonti Consultate:
• Uberto Foglietta, Tyburtinum (1569)
• Documentazione storica e iconografica su Pirro Ligorio ed Ippolito II d'Este.
• Curiosità & Approfondimenti •
Particolare storico di Villa d'Este
Uberto Foglietta
Il Tyburtinum, quando Villa d'Este parlava in latino.

Pochi sanno che il Tyburtinum non fu scritto in italiano, ma in un elegante latino classico, la lingua internazionale degli intellettuali del Rinascimento. Grazie a questa scelta, la fama di Villa d'Este si diffuse rapidamente nelle principali corti europee, contribuendo a trasformarla in una meta imprescindibile del viaggio culturale del XVI secolo.

1. L'Organo idraulico: una meraviglia ancora incompleta Quando Foglietta visitì Villa d'Este, la celebre Fontana dell'Organo non era stata ancora ultimata. Scrive infatti:
«Signa egregiae artis hydraulicorum organorum… sed adhuc deest horribilis omnisque generis tibiarum cantus.»
Traduzione: "Si vedono già le straordinarie opere dell'arte degli organi idraulici, ma ancora manca il possente concerto di ogni specie di canne sonore."

Cosa ci racconta questo passo?
È una testimonianza preziosissima. Molti visitatori immaginano che nel 1569 la Fontana dell'Organo fosse già perfettamente funzionante, ma Foglietta dimostra il contrario: l'imponente struttura era quasi terminata, mentre il complesso meccanismo musicale era ancora in fase di realizzazione. Gli studi documentari confermano infatti che l'organo idraulico venne completato soltanto negli anni successivi.

2. La Fontana dell'Ovato: quando l'arte imita la natura Tra le opere che colpirono maggiormente l'umanista vi era la grande Fontana dell'Ovato, progettata da Pirro Ligorio come allegoria dell'intero territorio tiburtino. Pur senza dedicarle una descrizione isolata, Foglietta insiste più volte su un concetto fondamentale: nella villa l'arte sembra trasformarsi in natura. In una delle sue osservazioni scrive, riferendosi all'insieme del giardino:
«Ars cum natura certare videtur.»
Traduzione: "L'arte sembra gareggiare con la natura."

Questa frase sintetizza perfettamente il significato della Fontana dell'Ovato, che rappresenta la cascata di Tivoli, i monti tiburtini e i corsi d'acqua dell'Aniene attraverso rocce artificiali, statue e giochi idraulici. Non è un semplice ornamento: è un paesaggio simbolico costruito dall'uomo.

3. Le statue: un giardino abitato dagli dèi Nel Tyburtinum emerge continuamente la presenza delle divinità classiche. Per Foglietta il visitatore non passeggia in un giardino qualsiasi, ma in un luogo dove la mitologia sembra prendere vita. In più punti il testo richiama la presenza di:
  • ninfe;
  • divinità fluviali;
  • eroi dell'antichità;
  • personificazioni allegoriche.
Il senso complessivo del racconto può essere riassunto così: "Ovunque lo sguardo si posa, gli dèi sembrano abitare il giardino." Questa non è una citazione letterale, ma restituisce fedelmente il tono dell'opera, nella quale la villa viene presentata come una nuova Arcadia rinascimentale.
4. Un documento prezioso per ricostruire ciò che è andato perduto Il Tyburtinum è oggi uno strumento fondamentale anche per gli storici dell'arte. Molte opere descritte da Foglietta non sono più visibili. Nel corso dei secoli:
  • numerose statue antiche furono trasferite in altre collezioni;
  • alcune decorazioni in stucco andarono distrutte;
  • diversi apparati ornamentali vennero sostituiti durante restauri e rifacimenti;
  • alcune fontane cambiarono completamente aspetto.
Grazie alla descrizione dell'umanista è stato possibile ricostruire l'aspetto originario di molte parti della villa e comprendere meglio il complesso programma iconografico ideato da Pirro Ligorio.
5. La prima "recensione" di Villa d'Este Oggi siamo abituati a guide turistiche, fotografie e recensioni online. Nel 1569 tutto questo non esisteva. Il Tyburtinum fu, di fatto, il primo grande racconto dedicato a Villa d'Este. Non era una guida per i visitatori, ma un'elegante opera letteraria destinata agli ambienti colti dell'Europa rinascimentale. Proprio grazie a testi come questo, la fama della villa superò rapidamente i confini dello Stato Pontificio e contribuì a renderla uno dei giardini più celebri del Rinascimento.