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TIVOLI STORICA • STORIA GIURIDICA E SOCIALE

Il gioco d'azzardo nella Tivoli tardomedioevale e rinascimentale

Nel periodo tardomedievale e rinascimentale a Tivoli, il gioco d’azzardo e la sua repressione erano dettagliatamente disciplinati all'interno del Codice Diplomatico di Tivoli (negli Statuta et reformationes coordinati dal notaio Antonio di Simone Petrarca e curati dal figlio Simone nel 1522).

Il Comune tiburtino considerava il gioco d'azzardo una minaccia prioritaria per l'ordine pubblico, l'economia familiare e la morale cristiana, arrivando a proibirlo severamente sia negli spazi pubblici sia all'interno delle abitazioni private.

I Giochi d’Azzardo più Diffusi

I passatempi d'azzardo censurati e menzionati negli statuti cittadini riguardavano principalmente i giochi d'aleatorietà basati sull'uso dei dadi:

  • Giochi di dadi (Taxille o Taxilli): Rappresentavano la forma di azzardo più comune e pervasiva in ogni strato sociale. Si giocava lanciando piccoli dadi d'osso, di legno o di pietra su tavoli o direttamente a terra.
  • I giochi 'Alla e Nigra' (o Alba e Nigra): Particolari varianti d'azzardo molto diffuse all'epoca, basate su combinazioni di colori o punteggi (chiaro/scuro, bianco/nero) con le quali i giocatori scommettevano denaro, vestiti o altri beni materiali.
  • La Zara (e giochi d'azzardo con i dadi): Sebbene indicati genericamente negli statuti come giochi proibiti, i lanci di tre dadi volti a indovinare somme numeriche precise (come la zara) costituivano il motore principale del gioco illegale in piazze, taverne e mercati.

Le Sanzioni e le Misure Repressive

Lo Statuto comunale prevedeva una combinazione di multe pecuniarie, responsabilità diretta dei proprietari dei locali e sorveglianza speciale:

  • Multe pecuniarie ai giocatori: Chiunque venisse sorpreso a giocare d'azzardo con dadi o taxille andava incontro a sanzioni in denaro direttamente riscosse dagli ufficiali comunali.
  • Responsabilità di chi ospitava il gioco: La punizione non colpiva soltanto chi giocava, ma si estendeva con la medesima severità a chiunque fornisse la propria casa, taverna o bottega per ospitare le partite illegali.
  • Proibizione totale nei luoghi pubblici e privati: Diversamente da altre città che tolleravano la "baratteria" o il gioco d'azzardo in spazi pubblici appositamente tassati dal Comune, le norme tiburtine ne vietavano tassativamente l'esercizio sia nelle vie/piazze pubbliche sia tra le mura domestiche.
  • Legame con la vita notturna e il coprifuoco: Poiché l'azzardo proliferava nelle ore notturne portando a rissa, ubriachezza e bestemmie, la sua repressione era strettamente collegata al rispetto del coprifuoco (annunciato dal "terzo suono della campana"). Chi veniva sorpreso in giro di notte a giocare o a frequentare tali circoli rischiava ulteriori pene per violazione dell'ordine pubblico.

Fonti Consultate

Codice Diplomatico di Tivoli – Statuta et reformationes (A. Petrarca, S. Petrarca, 1522).

• Curiosità & Approfondimenti •
Giocatori di dadi d'epoca rinascimentale
Particolare di una scena di gioco d'azzardo con i dadi in epoca rinascimentale.
Cos'era la Zara e perché era il gioco d'azzardo più temuto nel Medioevo?
La Zara era il gioco d'azzardo con i dadi più famoso, diffuso e temuto dell'Europa medievale e rinascimentale (citato celebremente anche da Dante Alighieri nel VI canto del Purgatorio).
1. Meccanica di base: Si giocava con tre dadi tradizionali.
2. La chiamata del numero: A turno, il giocatore (detto zaratore) lanciatore dichiarava ad alta voce un numero compreso tra 7 e 14 (i punteggi centrali e statistici più probabili ottenibili con tre dadi).
3. Il punto nullo ("Zara!"): Se dal lancio uscivano i punteggi estremi — ossia 3, 4, 5, 6 oppure 15, 16, 17, 18 — il colpo veniva considerato nullo o perso e si gridava "Zara!" (dall'arabo az-zahr, che significa "dado").
4. Il gioco e la vittoria: Se il lanciatore realizzava il punteggio chiamato, vinceva la posta. Se otteneva un altro numero compreso tra 7 e 14 (diverso da quello chiamato), quel valore diventava il suo "punto"; il turno passava quindi agli avversari, che cercavano di realizzare quello stesso punto prima che uscisse di nuovo una "zara" o il punteggio iniziale.
5. Semplicità e immediatezza: Richiedeva solo tre dadi, una superficie piana e del denaro (o beni di valore), rendendola accessibile a qualunque ceto sociale, dai nobili ai popolani nelle taverne.
6. Pericolo sociale: Essendo basata puramente sulla fortuna e sul calcolo rapido delle probabilità, la Zara causava fortissime perdite economiche individuali, portando spesso a rissa, indebitamento rapido, bestemmie e disordini pubblici. Per questa ragione, gli statuti comunali e le autorità dell'epoca la classificavano sistematicamente tra i giochi d'azzardo proibiti e punibili con severe sanzioni pecuniarie.