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TIVOLI RINASCIMENTALE • DOCUMENTI & STORIA LOCAL
Lo scudo di pergamena: come un notaio e un libro salvarono la libertà di TivoliImmaginate una città rinascimentale stretta nell'ombra ingombrante di Roma, costretta a difendere ogni giorno il proprio territorio, la propria giurisdizione e i propri diritti commerciali. In questo scenario di tensione politica e d'orgoglio municipale, la difesa più efficace di Tivoli non fu affidata soltanto alle sue mura o alle spade dei suoi soldati, ma alle pagine di un volume di pergamena scritto con inchiostro indelebile. Quel volume è il Codice Diplomatico di Tivoli, passato alla storia con il nome affascinante e solenne di Libro Gotico. L'origine di questo monumento d'archivio si deve alla lungimiranza civile del notaio Antonio di Simone Petrarca. Uomo di legge e appassionato patriota locale, il Petrarca intrese un'opera di trascrizione imponente a partire dal millecinquecentodiciassette. Con pazienza amanuense, riunì all'interno di un unico testo i diplomi, le bolle papali e imperiali e i privilegi concessi a Tivoli fin dal milleduecento. L'intento non era puramente erudito, ma profondamente politico. Raccogliere in un unico codice inoppugnabile la prova scritta dei diritti di Tivoli significava erigere una barriera legale invalicabile contro chiunque tentasse di sottometerla. La stesura si protrasse per oltre venticinque anni e si concluse con la seconda parte del testo, completata nel giugno del millecinquecentoquarantadue, comprensiva del fondamentale catasto cittadino destinato a ripartire equamente il carico fiscale delle mille libbre. Anche dal punto di vista manifatturiero, il testo si presenta come un manufatto eccezionale. Formato da cinquantasei fogli di dimensioni contenute, alterna quarantotto carte in finissima pergamena a otto fogli di carta bammacina, impreziositi dalla filigrana recante lo stemma della potente famiglia Piccolomini. La sua elegante corsiva cancelleresca cela una fitta rete di abbreviazioni notarili, apribili soltanto agli occhi di un paleografo esperto. Ma è la sua veste esteriore a incantare chiunque osservi la copertina: i piatti di cartone sono rivestiti da una raffinata decorazione a losanghe turchine con graziosi motivi di foglie bianche a tre lobi, che racchiudono la solennità del testo in una bellezza artigianale senza tempo. Ciò che rende questo manoscritto una leggenda vivente è tuttavia il rituale della sua conservazione. Conscia del valore inestimabile del testo, la comunità tiburtina stabilì per statuto che il Libro Gotico venisse riposto in un forziere del palazzo comunale protetto da una triplice serratura. Per impedire che una sola persona potesse alterarlo o sottrarlo, le tre chiavi vennero divise tra figure guida della città: il Capomilizia, il Guardiano del convento di San Francesco e il Priore di San Biagio. Solo quando queste tre autorità si riunivano all'unisono, il forziere poteva aprirsi. Fonti storiche e bibliografia
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• Curiosità & Approfondimenti •
Copertina o pergamena originale del Codice Diplomatico (Libro Gotico) custodito nel Comune di Tivoli.
Cosa stabiliva il Libro Gotico per i mercati, le gabelle e il commercio tiburtino?
Il Libro Gotico (il celebre Codice Diplomatico di Tivoli compilato dal notaio Antonio Petrarca) raccoglieva una serie di statuti, brevi pontifici e capitoli concordati che regolavano nel dettaglio lo svolgimento dei mercati e delle fiere, stabilendo precise esenzioni fiscali e obblighi per le diverse comunità.
1. L'esenzione totale per i cittadini di Viterbo
I cittadini e gli abitanti di Viterbo godevano di un privilegio commerciale straordinario, ovvero una totale esenzione dal pagamento di qualsiasi gabella (tassa d'importazione o esportazione) a Tivoli e in tutto il suo territorio. Secondo i capitoli dello statuto, i viterbesi potevano acquistare, vendere o scambiare (anche tramite baratto) merci, bestiame e altri animali in totale libertà, senza dover corrispondere alcuna tassa ai daziatori tiburtini. Questa antica agevolazione fiscale serviva a proteggere e rafforzare la storica alleanza e la pace tra le due città.
2. I regolamenti e le esenzioni per i Romani
I cittadini romani (cives romani) dovevano generalmente pagare il pedagio o la gabella sulle merci acquistate nel territorio di Tivoli al momento dell'esportazione. Tuttavia, il Libro Gotico prevedeva una deroga fondamentale: erano esentati da ogni gabella per i beni acquistati durante la fiera, considerata fiera libera (feria que libera est). Inoltre, i cittadini romani che risiedevano stabilmente a Roma non erano tenuti a pagare le gabelle di transito per il trasporto delle proprie merci attraverso il territorio tiburtino.
3. La riabilitazione e le indulgenze delle fiere (nundine)
All'interno del codice è registrato un apposito breve pontificio che autorizzava formalmente lo svolgimento di fiere e mercati (nundine sive feria), in precedenza vietati o interrotti nel territorio. Nel testo si fa anche menzione di un'indulgenza speciale (indulgentia feriarum) concessa a coloro che visitavano la chiesa di San Francesco a Tivoli in occasione di queste ricorrenze commerciali.
4. L'obbligo settimanale dei Castelli censuari
I castelli che si trovavano sotto la giurisdizione feudale e il controllo del Comune di Tivoli erano tenuti a pagare un censo annuale alla città. Per alimentare il commercio locale, gli abitanti di questi castelli erano storicamente obbligati a recarsi al mercato di Tivoli ogni settimana per vendere i prodotti delle proprie terre, in particolare i frutti delle vigne, garantendo così il rifornimento dei mercati tiburtini.
5. I contributi obbligatori della comunità ebraica
In base ai capitoli concordati con la sinagoga e gli ebrei residenti a Tivoli, la comunità ebraica doveva versare tasse specifiche collegate alle attività pubbliche e festive. Nello specifico, erano tenuti a pagare al Camerario del Comune 18 fiorini all'anno come sussidio per la tassa delle "mille libbre" (il tributo annuale che Tivoli pagava a Roma), e 40 fiorini per finanziare i corridori (luxores) inviati da Tivoli per partecipare ai tradizionali giochi romani del Testaccio.
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