L'antica città di Tivoli custodisce nel suo sottosuolo una straordinaria storia di trasformazione urbana e spirituale, il cui capitolo più antico e affascinante è riemerso grazie alle indagini archeologiche condotte sotto la chiesa di S. Pietro alla Carità. Questo straordinario sito si configura come un vero e proprio palinsesto storico, dove le strutture difensive e residenziali della Tibur romana si sono fuse, nel corso dei secoli, con le primissime testimonianze della fede cristiana locale. Fino alle recenti ricerche, l'esatta conformazione dei resti sotterranei era rimasta nell'incertezza, oscillando tra contrastanti ipotesi di oratori altomedievali e case romane. Solo nel 2012, un sopralluogo scientifico ha svelato la presenza di una monumentale abside paleocristiana, ribaltando le vecchie teorie cronologiche e dimostrando che la nota "cella tricora" visibile sotto la chiesa era in realtà una cripta medievale nata dalla trasformazione di un più antico presbiterio absidato.
Prima che la prima comunità cristiana decidesse di stabilire qui il proprio luogo di culto, l'area era strettamente legata alle infrastrutture difensive e viarie di Tivoli. La prima chiesa sorse infatti nei pressi di una presunta posterula delle mura repubblicane, un varco secondario originariamente ricavato all'interno di una possente struttura difensiva in blocchi di testina databile al IV secolo a.C.. Questo settore periferico del pianoro cittadino, caratterizzato da un forte dislivello naturale, ospitò a partire dall'età tardo-repubblicana e dal primo Impero complessi residenziali di lusso e strutture idrauliche adibite al controllo delle acque. Sotto le fondazioni della chiesa sono stati infatti individuati tre importanti muri romani: un muro in opera incerta sul quale si impostò il perimetrale nord della basilica, un secondo muro rivestito di intonaco idraulico interpretabile come parte di un bacino o di un ninfeo, e un terzo muro rasato in diagonale associato a una canaletta di scolo in blocchetti di peperino.
Nel passaggio cruciale tra la fine del V e l'inizio del VI secolo d.C., in un momento di profonda riorganizzazione dello spazio urbano, i primi cristiani tiburtini scelsero questo spazio per edificare la basilica paleocristiana, che si configura oggi come il più antico edificio di culto cristiano ritrovato nel centro di Tivoli. La struttura originaria, larga sette metri e lunga circa quattordici metri, sfruttò parzialmente i muri romani preesistenti, innalzando pareti in opus listatum irregolare caratterizzato da un massiccio reimpiego di tessere di opera reticolata (cubilia). Il cuore liturgico dell'edificio era dominato da una maestosa abside di oltre sei metri di diametro, il cui presbiterio era sopraelevato tramite un gradino di diciassette centimetri e delimitato da una transenna in muratura. In questa fase d'impianto, le pareti dell'abside e della recinzione liturgica erano decorate con una raffinata pittura a finto marmo che imitava lo zoccolo in "giallo antico" e altre specchiature marmoree.
Con il trascorrere dei secoli e l'affermarsi del Medioevo, tra la metà del IX e l'XI secolo, l'edificio subì una radicale e spettacolare trasformazione architettonica. L'antico presbiterio paleocristiano venne riprogettato inserendo una cripta semianulare a pianta trilobata. Per realizzare questa nuova struttura, i costruttori tagliarono orizzontalmente l'abside paleocristiana e gettarono un nuovo pavimento in lastre di travertino, ricavando una serie di esedre e nicchie scavate direttamente nel terreno. Questa particolare planimetria trilobata, che con ogni probabilità costituiva una colta "citazione" della celebre tricora martiriale di S. Sinforosa situata sulla via Tiburtina, venne decorata con un nuovo ciclo di affreschi. Le pareti della cripta e della scala furono infatti rivestite con una vivace zoccolatura a motivi vegetali e drappeggi stilizzati, noti come affreschi i vela, caratterizzati da tendaggi geometrici, nodi di Salomone e motivi ocra.
La straordinaria parabola di questo primo santuario si concluse nei primi decenni del XII secolo, quando l'intero complesso paleocristiano e medievale venne definitivamente smantellato e interrato per fare spazio alla costruzione della sovrastante chiesa romanica di S. Pietro alla Carità. Le poderose fondazioni della nuova basilica obliterarono i resti antici, preservandoli tuttavia come in uno scrigno sotterraneo fino alla loro riscoperta nel dopoguerra, avvenuta a seguito dei tragici bombardamenti che colpirono la città nel 1944. Oggi, la visita a questi ambienti ipogei non offre solo un viaggio straordinario nella tecnica edilizia antica, ma testimonia il momento esatto in cui la Tivoli classica ha ceduto il passo alla spiritualità cristiana, ridefinendo per sempre la topografia e l'identità della comunità tiburtina.
fonte
V.Fiocchi Nicolai, A.Blanco, E.Davi, A.Vella, Ricerche sotto la chiesa di San Pietro a Tivoli: dalle strutture di epoca romana all'edificio di culto paleocristiano in Lazio e Sabina, 9, 2012
